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 INTRODUZIONE

Ormai sono sei  mesi che ogni lunedì pubblico  un breve racconto di vita vissuta
che  ha  ottenuto un  insperato interesse da parte di tutti gli amici che navigano
in internet.  Moti mi spingono a continuare e questo è uno stimolo che mi fa feli-
ce e non posso nascondere che mi rende orgoglioso pensando che tutto ha avuto
inizio  per  caso  seguendo  il  consiglio di una cara amica.  Parlando con alcuni 
amici ho maturato l'idea che era giunto il momento di fare qualcosa di più impe-
gnativo ed ecco che il destino mi da l'occasione  di  realizzare una nuova espe-
rienza . Un'incontro casuale e come in una favola il mio amico Piero mi ha parla-
to  degli  appunti  che  aveva  scritto  in  occasione  di un suo viaggio in India e 
Nepal . Dalle parole ai fatti il passo è breve ed ecco che sono in possesso di al-
cuni fogli dattiloscritti corredati di fotografie del viaggio. Inizio la lettura ed 
immediatamente mi sento trasportato in un mondo sconosciuto. Anch'io in gioven
tù , ho viaggiato molto visitando paesi e nazioni anche oltre oceano ma in cinque
anni di navigazione non ho mai avuto il piacere di andare in oriente.   Al contra-
rio il mio amico Piero ha viaggiato soprattutto in oriente e  tale  diversità  è alla
base della nostra amicizia e stima reciproca.    Ed ecco nascere l'idea di questo
racconto che non si sviluppa  in  un  solo  capitolo  o pillola ma sarà una serie di
capitoli  che  narreranno  l'avventura  che ha vissuto , con la moglie , in India e
nel Nepal , dove le abitudini , la religione , le  tradizioni sono totalmente diver-
se dalle nostre.  Dove è possibile capire il modo di vita solo alla luce dell'indui-
smo e del  buddismo , le  religioni  più  diffuse  e tra  le più antiche del mondo. 
Tutto quello che circonda le  persone è parte dell'essere ed in India ogni cosa 
profuma di Induismo e di Buddismo .    A questo punto è necessario fare alcune
considerazioni  sull'Induismo  e sul  Buddismo  perché mi aiuteranno e vi aiute-
ranno a capire il racconto.    Agli occidentali viene spiegato che per l'Induismo
la vita  dell'uomo  sulla  terra  può  essere  sintetizzata  con il Karma " indica il
susseguirsi delle azioni in vita che , se saranno buone , incarnazione dopo incar
nazione conducono al congiungimento con l'Essere Supremo ", mentre il Dharma
" indica il dovere , la virtù , le leggi che regolano la società , le caste,i rappor-
ti di ogni individuo con gli altri " ; mentre i Buddisti  percepiscono  il mondo se-
guendo i quattro insegnamenti fondamentali  di  Budda e la visione del concetto
di Io , la relazione tra l'Io e i suoi vari modi di rapportarsi al mondo., il  sentie-
ro buddista e la meta finale. Mi limito nell'indicare le Quattro Nobili Verità co-
me primo insegnamento impartito da Budda  :   la prima è che la vita è doloro-
sa e frustante , la seconda  è  che  la sofferenza ha una causa ,la terza è 
che si può porre fine alla causa della sofferenza e la  quarta il modo , il sen
tiero , che conduce all'eliminazione della causa della sofferenza.

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Un ringraziamento all'amico Piero perché senza il suo aiuto non avrei mai potu-

to scrivere questa storia di vita a cui dedico una pagina del mio sito e che intito
to  "APPUNTI DI VIAGGIO "
Sono certo che piacerà a tutti coloro che la leggeranno perché si sviluppa  ana-
lizzando un modo di vita molto diverso da quello dei popoli  occidentali , inoltre
mi piace  paragonare  Piero  ad  una cinepresa perché ha la rara capacità di de-
scrivere tutte le situazioni  in  modo completo , staccato , analizzando ogni  più
piccolo particolare come se lo vivesse nel momento stesso che lo racconta.   Nel
corso della lettura , soprattutto nelle prossime puntate , vi sentirete trasportati
in questo mondo da favola di cui abbiamo sentito molto parlare e che ognuno di
noi vorrebbe visitare.

.

CAPITOLO  N.1
- DESTINAZIONE INDIA -
Sono nella casa del mio amico che mi guarda e sorride , poi chiude  gli occhi ed 
inizia il racconto  precisando  che  quando guarda le foto , i filmini o parla  del
viaggio sente sensazioni ed emozioni particolari , rievocando e rivivendo l'avven
tura del viaggio.  Una breve pausa e poi riprende . . . . . . .... siamo all'aeroporto ,
davanti al mastodontico Boeing dell'Air India e sottovoce sussurra quello che
legge sulla sua fiancata " Il vostro palazzo in cielo "  Non riusciva ad immagina
re come un così grande palazzo avrebbe potuto alzarsi in volo. Poi sale la scalet
ta a due rampe ed  è  accolto  da  uno steward in divisa , da una hostess in sari
zafferano le mani giunte nel gesto del namaskar , e da  un aroma di sandalo , di
spezie ed umanità.     L'interno è decorato con figure azzurrine mentre risuona 
dagli altoparlanti una nenia diffusa a basso volume e ,in  una  luce da acquario,
svela il più straordinario campionario di fogge, di volti e di colori. Sikh massic-
ci con turbanti azzurri , rossi , neri da cui spuntano le folte barbe ben raccolte
ed  ordinate , donne  di  tutte  le  età e di tutte le stazze ravvolte nell'anarchia
cromatica  dei  sari , smilzi  e  macilenti  hindù in achkan o in abiti occidentali ,
fieri volti di rajput , occhi  e  barbe  aggressivi , rotondi volti di mund ,pallide
facce di europei , occhialuti giapponesi , esangui  nordici  e grifagni lineamenti
medio-orientali.       L'aereo rulla sulla pista , i motori si imballano e , dopo una 
lunga corsa , si  alza  in  volo verso il Libano per fare tappa a Beirut. Quasi non
ci rendiamo conto di essere partiti ed ecco . . . . . .

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04 novembre 2010 riprende il racconto . . . . 
. . . . . . . .. . . .. . . . . .. .. . . . . . . , in basso , le luci della città che sfavillano nell'o-
scurità e , sulla costa , segnano con precisione il confine tra terra e mare.  Ini-
zia la manovra di atterraggio , l'aereo si abbassa sulla città , la sorvola ed ecco
apparire davanti la fusoliera l'aeroporto.  Guardando dai  finestrini  si vedono 
nitidamente le strade inondate di luce e percorse da un interrotto flusso di aut
Appena a terra gli addetti provvedono a fare il pieno di  carburante , scendono
passeggeri , ne salgono altri e di nuovo l'aereo si alza in volo verso l'India.   La
pace dell'immensità del cielo ed il rombo sommesso dei motori aiutano i passeg-
geri ad appisolarsi mentre stanno volando incontro al sole. Con un piccolo calco
lo il mio amico si accorge  che  la  notte  si è accorciata di quattro ore e mezza 
inoltre in solo dieci ore effettive , compresa la sosta a Beirut il Boeing atterra
a Delhi. . . . una considerazione che lo fa ridere " ha impiegato meno tempo che
andare in treno ad Arezzo" .     Fuori è ancora buio e sulla scaletta i viaggiatori
vengono avvolti in un caldo umido che li illanguidisce , sommato  alla stanchezza
ed alle emozioni , non vedono l'ora di raggiungere l'albergo  per  fare un buon 
riposo. Piero sembra guardare nel vuoto ma è solo  un  momento  per raccogliere
le idee e per capire a che punto è arrivato , poi  sorride  ed  aggiunge " forse è
la prima volta nella mia vita che riesco a raccontare qualcosa senza che l'inter-
locutore abbia l'opportunità di interrompermi o paragonare le mie con le sue vi-
cende " quindi sospira e prima di riprendere il racconto , quasi  volesse scusar-
si aggiunge " dove siamo arrivati ? " A ricordo . . . .   siamo  appena  atterrati  a 
Delhi. Mentre scendiamo la scaletta i volti scuri del personale di terra ci   guar-
dano con ironica curiosità mentre i loro denti mandano bagliori alla luce dei fa-
ri quando ridono dei nostri abiti e dei nostri lineamenti . Piero chiude gli  occhi
quasi a ricordare meglio ed aggiunge . . . . . grossi e radi goccioloni ci fanno  al-
zare lo sguardo al cielo basso e nuvoloso , non dobbiamo dimenticare che siamo
ancora nella coda del monsone. Finalmente gli autobus ci portano ai posti di con
trollo dove severi funzionari esaminano con lentezza e pignoleria carte di sbar-
co  e passaporti.  Brusche domande in un inglese che non sempre si riesce a capi
re , scribacchiamenti , timbri , visti mentre nel camerone alcuni ventilatori  fun-
zionano e nel caldo umido aleggiano sconosciuti aromi di muffe e di spezie . Più
in alto , da una balconata, dietro un vetro lattiginoso si accalcano curiosi , ami-
ci e parenti dei passeggeri. Tutti gesticolano eccitati e gioiosi mentre  salutano 
e mostrano , sollevandoli , assonnati  ed  indifferenti   bambini ai congiunti che
attendono , in lunghe file ,di sbrigare le formalità di sbarco. Finalmente possia
mo accedere al settore svincoli bagagli, dove affrontiamo l'ostacolo coadiuvati 
da agenti di viaggio nativi , mentre osserviamo lo squallore fatiscente dello stan
zone ed ammiriamo le evoluzioni d'una famigliola di uccelletti  che   svolazzano
qua e là , le guardinghe esplorazioni di un topolino e la statica fissità di alcune
lucertole. Subito dopo usciamo in fila indiana attraverso una porticina assedia-
ta da un nugolo di nativi discinti , sbrindellati , segaligni , bramosi di   traspor-
tare il bagaglio e guadagnare qualche rupia. Il mio amico Piero mi guarda e dice
. . questa è l'India. . quindi mi saluta e rimanda la continuazione del racconto  a
domani.
CAPITOLO N 2
IL PRIMO GIORNO IN INDIA
Ora è giorno , il primo giorno in India, il calore e l'umidità sono molto fastidio-
si .Un insistente odore di sostanze in lenta inesorabile decomposizione e , anco
ra e sempre , di spezie , ci riempie il naso . Riceviamo il saluto di benvenuto  da
un giovane indiano pulito, curati baffi all'inglese , assistito  da un ragazzo , ci 
donano la tradizionale collana di corolle arancione quindi ci infiliamo  rabbrivi
dendo in un piccolo bus con aria condizionata. Tutto è bagnato , ha appena fini
to di piovere ed ecco la nostra prima ossuta , spigolosa   vacca   indiana  che si 
muove con neghittoso , abulico sussiego nel vicino campo. Tutto ha l'aria  logora
e frusta , edifici , capanne , tuguri , tende , campagna  e  paesaggio.   Numerosi
corvi svolazzano intorno o stazionano su agonizzanti arbusti e su stentati  albe-
relli emettendo il loro sgraziato caratteristico verso che da oggi ci accompagne
rà , insieme all'inevitabile odore per tutta l'India.  Ci muoviamo rapidamente at-
traverso strade deserte per l'ora ancora mattutina. L'autista pigia  ininterrotta-
mente il clacson , ci sembra di essere a bordo di un'ambulanza colma di   feriti
gravi. L'autista scansa , sfiorandoli , gli ostacoli più imprevisti, striminzite vac-
cherelle , famigliole di pelosi scuri maialetti , affilati cani dalle orecchie moz-
ze e lo sguardo derelitto, scolaretti , canuti vegliardi che sprezzanti della loro
incolumità tengono trionfalmente il centro della strada, , , , , ,. . . Avvicinandoci
al centro della città i viali , le villette , i fabbricati popolari mostrano . . . . . . .

.

11 novembre 2010 riprende il racconto . . . 
. . . . . . . in prevalenza un aspetto sporco e decadente che stringe il cuore.   Solo
qualche albergo fa spicco e qualche edificio pubblico. Una nuova pausa e poi. ..
. . l'albergo che ci ospita , all'interno di un vasto verde parco curatissimo e ric-
co di piante esotiche è a dir poco sontuoso. Lo dirige un fiero rajasthano  longi-
lineo con il  capo  ornato da  un  rosso turbante con la cresta ben tesa , con un 
bell'abito dei nobili della sua terra. L'interno dell'albergo è più appariscente e
scenografico  di  una  reggia  ed è gremito di servitori che si occupano di noi e 
dei bagagli . Finalmente ci rifugiamo con sollievo nell'ampia ed elegante camera
dove , stanchi , ci buttiamo sul letto per un pisolino ristoratore , in attesa di te-
lefonare a casa.      Il mio amico cessa di raccontare e mi guarda per vedere se 
seguivo il discorso , sorride e  con  fare  complice  fa un gesto con la mano per 
farmi capire che è stato testimone di un mondo molto diverso da quello occiden-
tale dove il tempo ed i rapporti umani sono regolati da un ritmo di vita lento , si
potrebbe dire casuale in quanto ogni azione è staccata dalla successiva ed è im
possibile prevedere quello che può accadere . Lo guardo e non posso fare a me-
no di pensare all'Induismo ed al Buddismo , al Karma , al Dharma , alle Quattro
Nobili Verità ed  alla  visione buddista  della  relazione tra l'Io e i suoi modi di
rapportarsi al mondo , solo così posso comprendere quello che mi sta  raccantan
do.
CAPITOLO N 3
VISITA AI NEGOZI
Il racconto riprende . . . . . . decidiamo di andare per negozi ed allora facciamo
fare una telefonata anticipando la nostra visita  . Ci cambiamo , scendiamo e gi-
riamo nell'albergo visto che l'appuntamento era per il pomeriggio.  Pranziamo in
un salone con pavimenti  rivestiti  di  tappeti ed elegantemente decorato in stile
orientale.  Ci si serve al buffet dove prelibatezze europee ed orientali sono ar-
tisticamente disposte su numerosi tavoli. Dopo aver pranzato ci affidiamo ad un
taxi e , un poco smarriti , affrontiamo soli il sub-continente indiano.  Le strade
brulicavano di folla , di animali e di veicoli , e , nell'umido   opprimente calore ,
il nostra autista evita , come un asso del volante , ogni sorta di ostacoli.     Tutti
strombazzano tenacemente e con allegria.    Si sorpassa a destra e a sinistra, si
taglia la strada , si riparte di botto. , si frena bruscamente .   Quasi nessuno in-
veisce ed i vari poliziotti si destreggiano egregiamente in mezzo a questo ribol-
lente magma umano .      La gimkana in questa poltiglia di esistenze e di veicoli ; 
maiali , cani . . . cenciosi marmocchi , famigliole , auto moderne e d'epoca , auto
carri , motorette , bici-risciò , biciclette . . ... .carri trainati da buoi , da drome-
dari . . . .bestie da soma fiancheggiate da pittoreschi proprietari . . . .  ... sparute
greggi di capre e pecore, razzolanti galline ; la gimkana - dicevo - si protrae si-
no a destinazione . Paghiamo il tassista ed entriamo in un edificio che ospita nu-
merosi negozi.  A nostra richiesta un volenteroso giovane ci guida attraverso un
dedalo di corridoi , scalette e cortiletti con vacca accovacciata , sino al  magaz
zino di un edificio adiacente.    Con nostra sorpresa nessuno sa niente , nessuno
ha ricevuto la nostra telefonata , ci fissano pacati con i loro occhi orlati di lun-
ghe ciglia.   Giriamo tra gli scaffali , chiediamo i prezzi che troviamo molto alti.
Ad un tratto , come per incanto ,  spunta una giovane signora europea , bionda ,
parlotta con i commessi che  stanno  seguendo  con divertita indifferenza il no-
stro peregrinare da uno scaffale ad un altro , e ci rivolge la parola in un   buon
italiano. E' la persona che aveva ricevuto la nostra telefonata ed era venuta per
assisterci anche se aveva capito , dal tono della nostra voce , che eravamo delu-
si. La nostra accompagnatrice , mite , dolce ma apparentemente spenta e  rasse-
gnata al pari di una nativa ci accompagna con la sua auto al mercato dei rifugia
ti tibetani attraverso le caratteristiche vie della città. 
Una nuova pausa . . . . .è tardi. . . . . . ... ed allora il mio amico mi accompagna alla
porta dandomi appuntamento a domani. Guardo l'orologio , sono le sette di sera,
il tempo è passato velocemente , mentre torno a casa rivivo quello che mi   aveva
raccontato e rido da solo mentre mi accorgo che un passante  mi  sta guardando
incuriosito ! !. . . .pazienza,
CAPITOLO N 4
IL MERCATO TIBETANO
Piero guarda la moglie quasi a chiedere aiuto e poi riprende . . . . .. ...  il mercato
tibetano è un caratteristico bazar  affollato  da   acquirenti  ed oziosi intenti a
guardare , a palpare ,a contrattare con tenace pazienza  tutta  orientale , le più
imprevedibili mercanzie accatastate e stipate in bugigattoli.  Entriamo in. . . . . . 

.

18 novembre 2010 riprende il racconto .. . . .
.. . .. . una di queste bottegucce muovendoci con circospezione per non provoca-
re valanghe nella pila di mercanzia stipata sino all'inverosimile .   Ci guardiamo 
attorno , c'è di tutto , borse , bronzi , vestiti, calzari , monili. . . .. .  .ossa umane
scolpite .   Acquistiamo qualche curiosità da portare con noi pensando che avre-
mo trovato chissà quante occasioni quando avremmo visitato il Nepal.  Purtroppo
la nostra accompagnatrice deve andare  via  ed allora  anche  noi ci congediamo
facendoci chiamare un taxi. In attesa del taxi siamo adocchiati da un gruppetto
di bambini cenciosi , scuri di pelle  e  di sporcizia  che implorano una elemosina
con voce lagnosa .    A tale vista ci commuoviamo , mentre loro ci strattonano da
tutte le parti , saliamo in auto e, solo allora , al sicuro , distribuiamo una mancia
ta di monetine. Più tardi  apprendiamo che si tratta spesso di una commedia mes
sa in scena da mendicanti professionisti. I veri poveri vivono e muoiono con mol-
ta dignità e senza chiasso .  L'autista assiste alla scena con aria tra il seccato e
il divertito , poi , suona il clacson e ci riporta al nostro albergo.. Il mio amico mi
guarda ed aggiunge . . . . eravamo  stanchi , sudati , pertanto ci siamo buttati sot
to la  doccia  quindi  cambiamo l'abito e scendiamo a fraternizzare con i turisti
svizzeri  presenti nell'albergo.     Alcuni di loro parlano un poco di italiano ed a
tavola anche un cameriere parla la nostra lingua , è  una  piacevole sorpresa , ci
racconta che è stato qualche tempo in Italia. E' stata una giornata intensa , sia-
mo sfiniti pertanto andiamo a dormire pensando che il giorno successivo avrem-
mo visitato la città.
CAPITOLO N.5 
LA VISITA ALLA CITTA'
Alle prime luci dell'alba siamo in piedi per la visita alla città. Abbiamo una gui-
da indiana che parla oltre al francese anche un ottimo italiano. Visitiamo le rovi
vine del Firoz-shah Kotla , palazzo  fortezza  del 14° secolo  sulle  macerie del 
quale svetta una straordinaria colonna eretta da Ashoka Maurya .   Non lontano
ai margini di un parco fiorito sulle rive della Yamuna , affluente del Gange , è
la tomba di Gandhi. Quindi è la volta della monumentale tomba di Humayun , fi-
glio di Babar , discendente di Gengis Khan e di Timur-i-lang fondatore della di-
nastia Moghul.  Il forte Rosso , elegante e possente simbolo del potere Moghul ,
lo osserviamo solo dall'esterno per mancanza di tempo.   Andiamo invece ad am-
mirare la Jama Masjid che si trova nel cuore della città vecchia.Siamo frastor-
nati perchè è uno spettacolo indescrivibile, empori , botteghe e scuri antri popo
lati da una folla densa e dimessa che si aggira ronzante.  Siamo circondati sem-
pre da curiosi e da venditori ambulanti con ogni sorta di mercanzia mentre ci av
viamo su per le gradinate della più grande moschea dell'India. Come è loro usan
za deponiamo le scarpe , paghiamo l'ingresso ed  anche  per la cinepresa ed en-
triamo in un vasto cortile racchiuso tra mura , archi e portali. Tutti i particolari
dagli ampi portali ai finestroni , alle cupole e  cupolette  oltre  agli alti minareti
posti ai quattro angoli ci impressionano e conferiscono al tutto un  senso di for-
za e di pace.    Terminata la visita alla grande moschea usciamo e ci immettiamo
nella celebre via Chandni Chowk , una  via bazar  dove puoi trovare argentieri ,
orafi , gioiellieri , grandi empori e laboratori di ogni prodotto artigianale tradi-
zionale indiano.  Anche qui siamo inghiottiti da un flusso ininterrotto di umanità
 e di veicoli. Il nostro bus viaggia , sarebbe meglio dire naviga , in questa pitto-
resca confusione da cui si leva un grande frastuono di voci , di grida , di nenie,
di motori , di zoccoli e di clackson.   Raggiungiamo Connaugh Place e attraverso
la lunghissima via del Popolo e  la  via  Regia  dove sorgono gli edifici del Parla-
mento. E' come un'oasi di pace nella città convulsa e gli edifici dalle archittetu
re classicheggianti si alternano a palazzetti tra verdissimi prati rasati che spic-
cano sulla terra rossa come quella dei campi da tennis .  Siamo  sorpresi ,  come
per incanto , sono spariti tutti , i passanti sono rari , soprattutto  nessun povero
e nessun venditore. Il nostro viaggio nella città continua ancora per alcuni  chi-
lometri e possiamo ammirare una delle sette meraviglie dell'India,il Qutb Minar
E' una torre eretta da Qutb-ud-din Aibek , divenuto sultano di Delhi e  caposti-
pite della dinastia dei Mamelucchi (mamluk - schiavo convertito ), Ci appare  im-
provvisa nella sua straordinaria bellezza ed eleganza , altissima , oltre 70 metri
Siamo stanchi ma quello che stiamo vedendo ci ricompensa della fatica e  conti-
nuiamo affascinati il nostro giro turistico .   Ed ecco la vecchia moschea , opera
di Qutb , eretta sulle rovine di un tempio hindù.   Restano solo le mura ricche di
pilastri , archi ed uno splendido portale con eleganti scritte arabe.    Ma le sor-
prese  non sono finite in quanto al centro del cortile si erge la colonna  metalli-
ca del re hindù Chandra Varmar , con   scritte  sancrite , vecchia di 1500 anni ,
ma quello che stupisce maggiormente è il fatto che non sia intaccata dalla   rug-
gine in questo clima caldo umido. Ora la stanchezza si fa sentire, pertanto  fac-
ciamo ritorno al nostro albergo per un salutare riposo. Alla partenza dall'Italia
sapevamo che avremmo visto cose fantastiche ma non eravamo preparati a quello
che effettivamente avevamo visto , eravamo , allo stesso tempo , felici e frastor
nati consapevoli che non avremmo mai più dimenticato l'India con la sua storia ,
la sua tradizione , ma il bisogno di riposare fu più forte di tutto e ci addormen-
tammo.
CAPITOLO N.6
IL POMERIGGIO
Ci siamo riposati anche se . . . . . . . . . 
.
25  novembre 2010 riprende il racconto. . . . 
. . . . . .non abbiamo smaltito lo stress del fuso orario e decidiamo di visitare un
grande negozio non lontano dal bazar tibetano visitato il giorno prima. Ed ecco 
la solita folle corsa in taxi , scopriamo con sorpresa che ci stiamo abituando al-
le scene esotiche , al calore umido ed all'atmosfera che ci circonda.    Quando 
scendiamo dal taxi siamo assediati da una turba di venditori e di questuanti ,ma
ormai   ci  sentiamo    veterani   e   fendiamo la calca facendoci strada verso  il
nostro obiettivo. Notiamo  che  la gente normale si comporta con riservatezza e
sembra non vederci. Entriamo nel magazzeno  e  accompagnati da una nenia che
fa da sottofondo al brusio della folla , anche qui strabocchevole , visitiamo i va
ri stands. Era nostra intenzione valutare la possibilità di instaurare un rapporto
commerciale pertanto ci rivolgiamo al reparto export ma  scopriamo  che  aveva-
no già un cliente in Italia " La Rinascente " decidemmo comunque di fare un gi-
ro tra gli scaffali per vedere gli articoli esposti. Compriamo alcuni oggetti e do
po averli pagati , con l'aiuto di un giovane sikh troviamo un taxi e ci congediamo
Rientrati in albergo incontriamo  gli  amici  elvetici e dopo la cena gironzoliamo 
nei vari lussuosi negozi  aperti  all'interno  dell'albergo stesso  e che ne fanno
una città indipendente , autonoma .. . . . .e molto cara. Assistiamo allo spettacolo
di danze popolari indiane e poi facciamo ritorno nella nostra camera. Già pensa
vamo alla levataccia di domani perchè il nostro calendario prevede la visita    a
Jaipur.
CAPITOLO N.7
JAIPUR
Piero prima di iniziare mi chiede se desidero una bevanda fresca e al mio dinie-
go riprende il racconto. Alle prime luci   dell'alba lasciamo il nostro   albergo e 
ci inoltriamo nella campagna dell'Haryana , che , a parte i soliti corvi  gli scoiat
toli , qualche zebù che ara i campi , i pavoni, i voli di pappagallini e la vegetazio
ne evidentemente diversa dalla nostra , ha un'aria abbastanza familiare, Anche
oggi il cielo è nuvolo , e , qua e là , le nubi lasciano filtrare il sole . Incontriamo
posti di controllo presidiati da militari , corriere  gremite  sino all'inverosimile. 
Al confine ci sono posti di ristoro , misere capanne , spesso solo un tetto in   la-
miera o di paglia con panche e sgabelli accanto a   fornelli   neri  ed incrostati. 
Ignote vivande immerse in dense brodaglie di erbe e  spezie   vengono assidua-
mente rimestate in calderoni fumanti. A fianco si  friggono policromi bocconci-
ni assediati da nugoli di mosche .   L'occhio viene attratto da caratteristici ca-
mion sulla cui cabina si alza una specie di baldacchino mentre le fiancate sono
ornate da immagini di santoni o divinità e da disegni floreali dipinti con  colori
molto accesi come quelli dei carretti  siciliani.      Sul loro retro un cartello con
scritto. . . . . .suonare .. . .come  ad  incoraggiare  il  diffuso  vezzo di suonare il
clackson , come se da questo dipendesse il moto stesso del veicolo.     Il viaggio
procede su nastri di asfalto tenuto in ordine da squadre di donne.    Ogni tanto
si incontra una corriera i cui passeggeri sono pigiati come acciughe . Molti i pe-
doni ai lati della strada su piste parallele , con animali , fagotti e tanti bambini.
Ogni tanto si attraversano villaggi con capanne di fango.    Spesso accanto o in
mezzo a questi agglomerati vi sono grandi vasche o stagni ricolmi di acqua  ver-
dastra stagnante dove bufali e bambini sguazzano allegramente .  Le strade so-
no sempre   intasate , vacche , capre , cani , uomini  ,donne , vecchi  e  bambini,
sordi al furioso strombettare dei clackson ed incuranti dei mezzi in moto si la-
sciano quasi travolgere piuttosto che cedere il passo. Il mio amico fa una pausa 
e guardandomi negli occhi osserva. . . ." La vita umana vale molto poco in India"
Ora sono io che lo interrompo e lo guardo incredulo , lui apre  le braccia  in un
gesto che da il senso completo del discorso. . . . . . . ., quasi a voler  giustificare
quello che sta raccontando ma poi , molto più semplicemente , aggiunge . . .  . . è
un altro mondo .

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02 dicembre 2010 riprende il racconto. . . 
.......Capisco che quello che sta raccontando è vero però ho bisogno di  tempo
per riuscire a capire ed allora non  posso  fare  a  meno di pensare a quello che
insegna la  loro religione, la  loro  vita  vale  così  poco  che  viene vissuta senza
guardare al domani ad un futuro  che  per loro  è  e sarà sempre uguale.     Veri
signori della strada sono i guidatori di corriera che gareggiano tra loro, facen-
do spericolate evoluzioni .   A volte se ne vedono tre affiancate , che occupano
tutta la sede stradale e , quando  ormai la collisione sembra inevitabile , frena-
no e sterzano sulle piste laterali gettando lo scompiglio tra  i  viandanti ed i pa-
stori , inveiscono e minacciano alzando i loro bastoni.   Ogni volta il conducente
del nostro pulmino si gira sorridendo verso di noi  beandosi  delle nostre facce 
sgomente.    Lontano dalle grandi città non si vedono più le sterminate ed soffo-
canti masse umane mentre la sporcizia e la miseria appaiono meno evidenti.  Man
mano che ci allontaniamo e ci addentriamo  nel territorio rajasthano la terra di-
venta sempre più arida e desertica. All'orizzonte , oltre una cresta di monti ini-
zia il deserto di Thar dove la terra è dorata, sabbiosa , povera  di  vegetazione
ma molto bella.    In questa regione gli uomini hanno il turbante raccolto attorno
il capo in volute complicate  ed   eleganti , vestiti con abiti molto colorati , fieri
volti  guerrieri  con la  barba a    spazzola , aggressivi mustacchi e  cespugliose
sopraciglia . Rajasthan , la   terra  dei  Re  dove le donne sono letteralmente co-
perte di ornamenti  , dalla testa ai piedi e tintinnano ad ogni passo. .  Incontria-
mo sempre più  spesso  enormi  dromedari intenti  a  brucare  quel  poco di erba
che trovano mentre alcuni tirano primitivi aratri che scalfiscono appena la terra
arida ed alotri trainano piccoli carri .   Vediamo carovane di dromedari che tra-
sportano legname ed altre mercanzie mentre giovani coppie viaggiano in   preca-
rio equilibrio , con fagotti ed involti , sull'alto cucuzzolo dell'unica gobba ed a
ogni passo sussultano.  Finalmente possiamo fermarci in un villaggio , scendiamo
e ci sgranchiamo le gambe Ma la nostra curiosità è troppo grande ed allora deci
diampo di visitare il luogo addentrandoci tra gli esigui spazi che separano le ca
panne.  Le donne appena ci vedono si rintanano negli angoli più bui mentre un nu
golo di bambini ci accoglie con grida festose . Sono felici della novità che inter
rompe l'usuale monotonia. Sono curiosi dei nostri leneamenti, dei nostri abiti  ci
fissano e ridono felici , scherzando tra loro.    Un turista tira fuori un pacco di
biscotti e , dopo un attimo di  incertezza  da  parte  dei  bambini , scompare  in 
una selva di braccia turbinanti , pertanto devono intervenire gli adulti e le  gui-
de indiane per consentire una parvenza d'ordine. 
La sosta è stata salutare , siamo felici ed anche noi sembriamo contagiati  dalla
gioia dei bambini ma dobbiamo riprendere il viaggio . La strada inizia ad inerpi-
carsi e raggiungiamo un villaggio brulicante di vita. Superiamo una lunga fila di
elefanti con " haudà" parati a festa e tutti ci salutano con sorrisi ed ampi gesti,
e quasi per incanto , in basso appare Jaipur. La nostra guida indiana ci informa
che Iaipur è stata fondata da Jay Sing  II nel 1727 ,  Ci appare bellissima , vi-
sta dall'alto delle  colline  che  la circondano, inoltre si vedono i caratteristici 
profili di alcuni templi induisti e poi le rosate mura della città vecchia. Purtrop-
po la periferia è sporca e disordinata mentre è molto interessante la città all'in
terno della cinta delle mura.
Siamo stanchi e non vediamo l'ora di arrivare  al  nostro  albergo che ci appare
come un'oasi di pace all'interno d'un verde parco ampio e ben tenuto. L'albergo
è  un palazzo dei màhàrànò di Jaipur - Palazzo giardino in Rama - ,   all'interno
un intricato labirinto di corridoi ,  scale ,  nicchie ,  torrette ,  finestre  e fine-
strelle ad arco .    Il personale è perfetto mentre la cucina molto meno perchè è
un compromesso tra la cucina indiana e quella inglese  Dopo un viaggio estenuan
te e molto faticoso ora   possiamo  riposarci e dopo pranzo potremmo visitare la
città.
CAPITOLO N.8
VISITA ALLA CITTA' DI JAIPUR
Noleggiamo la bici-risciò ed , in precario equilibrio sugli angusti sedili ci tuffia
mo nel vortice della vita . Il nostro guidatore. . . . . . .

.

09 dicembre 20101 riprende il racconto
. . . . piccolo , magro e non più giovane , ansimante pigia sui pedali e si  destreg-
gia nella bolgia della gente .     Finalmente giungiamo  alle mura , attraversando 
una delle porte e , a caso, gironzoliamo qua e là facendo  fotografie, osservan-
do curiosi tipi di passanti , santoni , vacche    dormienti , ciarlatani con scimmie
che fanno le capriole e incantatori di serpenti . Sui tetti delle case  centinai di 
scimmie aspettano l'occasione per poter rubare frutti e ogni altra cosa.   Siamo
in mezzo ad una folla trabocchevole e tutti ci sorridono timidamente.    Attorno
ai luoghi di interesse turistico però   stazionano  individui che non ci danno tre-
gua e ci impediscono di ammirare con serenità quelle splendide meraviglie.  Se-
guiamo le vie più ampie guidati dai colori , dal  richiamo  di  negozietti  e botte-
guccie le cui merci traboccano sul marciapiede .   Siamo al tramonto e col solito
mezzo facciamo ritorno all'albergo .     Ceniamo e andiamo a rilassarci nella no-
stra splendida camera che  da  sul parco  dal  quale  giungono le misteriose voci
della notte indiana.
Anche questa giornata è stata prodiga di sorprese e ci  ha donato , ancora   una
volta , il piacere di visitare monumenti che  avevamo  sempre  sognato  e che ora
erano realtà.
CAPITOLO N.9
VISITA A AMBER
Al levar del sole partiamoper andare a visitare la vicina Amber.  A dorso di ele-
fante raggiungiamo il gran palazzo che domina  una  rigogliosa vallata ed un mi-
nuscolo lago.   Il luogo  è molto  bello e gode di una vista incantevole. L'interno 
del castello è un fiabesco dedalo di passaggi , cortiletti , terrazze e stanze ric
che di decorazioni : stanza degli specchi , sala delle udienze , appartamenti del
le donne e molto altro.  Storditi ma felici , seguiamo con entusiasmo le guide in-
crociando e mescolandoci a gruppi  di  nativi  anch'essi  in visita alle meraviglie
del loro passato. Ma improvvisamente si ode il rintocco di una campana a martel
lo .   I nativi scendono a precipizio le scale e si dirigono verso una porticina na-
scosta .    Percepiamo che sta accadendo qualcosa di straordinario pertanto an-
che noi ci precipitiamo dietro i nativi ma una sentinella ci sbarra il passo facen
doci capire che bisogna togliere di dosso tutto il cuoio che abbiamo. Via le scar
pe , via l'orologio con il cinturino di pelle , via la cinghia quindi entriamo di  cor
sa .  Siamo in un tempietto della Dea Kalì , nel quale varie volte al giorno si svol-
ge una breve cerimonia. Un brahmino ruota una torcia ed una campanella .   Alla
luce della fiamma la statua della dea con la rosso lingua protesa  sembra  pren-
dere vita , cambiare espressione e muovere le numerose braccia.  I presenti os-
servano rapiti e pieni di riverenza, levano le mani giunte sul capo e   mormorano
preghiere .   Dopo una decina di minuti il brahmino spegne la torcia e ha termine
lla cerimonia che viene chiamata " artì " e serve per onorare  persone  molto  im-
portanti o ospiti di riguardo.    Usciamo da un'uscita laterale del castello ed un
sentierino ci porta ad un piccolo tempio dedicato a Vishnu.  Dopo esserci nuova-
mente spogliati dei soliti oggetti di cuoio visitiamo l'interno del tempio.   Il tem-
pio è custodito da un vecchietto sdentato che  ci  parla  con voce  sommessa del
Dio , ci mostra la sua statua fiancheggiata dalla consorte e dal fedele dio scim
mia.   Ringraziamo con le mani giunte ed usciamo.   Da buoni turisti decidiamo di
andare a mangiare in un ristorante con cucina internazionale ,  dicono il miglio-
re di Jaipur , ma agli occhi dei miei amici occidentali è solo una bettola di qual
che pretesa.  Ci sediamo al tavolo ed un massiccio cameriere con giubba bisunta
ci da un logoro menù mentre in modo molto  grossolano  deposita  sul tavolo bic-
chieri e posate da mensa popolare, tovaglioli di carta e ci  prepariamo a trangu-
giare chissà quanti germi che speriamo di neutralizzare  con  le  quotidiani dosi
di disinfettanti.  Chiediamo il pollo che ci viene servito con salse , cipolle crude
e verdure lessate. Ci servono anche alcune salsine  a base di " chilli " ma  erano
così piccanti  che avrebbero messo in crisi un mangiatore di fuoco.  Come in una
commedia di equivoci i nostri mugolii ed i sussulti vengono interpretati come  in-
dice di gradimento.  Finalmente l'attentato alle nostre mucose ha termine , chia-
miamo un taxi e  facciamo  ritorno  in  albergo  dove possiamo farci una doccia 
ristoratrice e poi a letto per riprendere forza .
Piero e signora ora mi  guardano ed aspettano un mio commento.   Li guardo sor-
ridendo e non posso fare a meno di osservare che , a mio parere, è stato un viag
gio molto difficile ed impegnativo in un mondo così diverso , dal  concetto di vi-
ta così insolito soprattutto nei riguardi delle persone , annuiscono e  poi  mi  la-
sciano fare ritorno a casa.
CAPITOLO N.10
VISITA ALLA CITTA' DI  AGRA
Sono nuovamente in . . . . . . . 

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23 dicembre 2010 riprende il racconto
casa del mio amico per prendere nota delle nuove avventure  E' stato sicuramen
te un viaggio particolare e Piero e Signora  lo  hanno  vissuto così intensamente 
che  quando  raccontano  quello  che  hanno  visto lo rivivono in ogni parola , in 
ogni gesto e raccontano i fatti nei particolari più insignificanti come un   croni-
sta potrebbe farlo solo con l'aiuto di una telecamera.
E' mattino e il pulmino con aria condizionta li aspetta per iniziare il viaggio ver-
so Agra . Raccontano che durante il viaggio hanno potuto ammirare , in un parco
acquitrinoso, anitre , martin pescatori e trampolieri., quindi giungono ad una cit
tà costruita da Akbar , in onore di Salim Chishti, che  avrebbe  dovuto essere la
capitale dell'impero Moghul ma al termine dei lavori di costruzione di grandi pa
lazzi si accorsero della scarsità dell'acqua , tanto da non poter essere abitata ,
quindi venne abbandonata.  Ora il vasto complesso di bei palazzi dalle fantasio-
se architetture di arenaria rossa  ha dato vita ad una affascinante cittadella di
fantasmi , percorsa da schiere di incantati visitatori.    Unico segno di vita è un
mercatino vicino ad un'imponente moschea mentre in  un  minuscolo santuario di
marmo bianco riposano le spoglie di Salim Chishti.    Visitiamo la tomba immersa 
nell'oscurità e satura di fumo odoroso che  sommato  al  profumo  delle collane
rende l'aria irrespirabile.  Il mio amico mi dice che sarebbe uscito molto volen-
tieri all'aperto ma erano rimasti intrappolati nel fiume umano che scorre  attor-
no al sepolcro. Finalmente siamo fuori , è tempo di riprendere il viaggio e , dopo
un ultimo sguardo alla cittadella , risaliamo  sul pulmino. Raggiungiamo Agra e il
nostro albergo, come sempre racchiuso da un parco , è moderno e confortevole.
Facciamo la doccia , mangiamo in fretta per poter andare a vedere il  tramonto,
la rotonditò delle cupole , le ampie superfici impreziosite dagli intarsi di pietre
dure che disegnano fiori , foglie e scritte arabo-persiano , la  sottile  eleganza
dei minareti e nello sfondo il cielo infuocato del tramonto e quando il sole  spa-
risce dietro l'orizzonte tinge di riflessi indaco nubi e marmi. Restiamo fermi ad
ammirare , ammutoliti . . . .una bellezza da fiaba.
Ritorniamo in albergo . Il mattino dopo visitiamo il mausoleo di Akbar con all'in-
terno una colonnetta di marmo che si dice abbia sostenuto il  celebre  diamante
Koh-i-nur (la montagna di luce )    Ci trasferiamo al forte Rosso di Agra , opera
militare ed anche sontuosa residenza dei più grandi imperatori Moghul :  Akbar,
Jahanghir , Shah Jahan e Aurangezeb. Sono chilometri di tortuoso cammino  at-
traverso testimonianze artistiche , storiche , religiose e di costume.  Siamo fra-
stornati nel vedere tanta bellezza , occorrerebbero  mesi  per  visitare  tutti gli
angoli e tutti i segreti di questa fortezza, quindi  facciamo  ritorno  in  albergo.
Decidiamo di prenderci qualche ora di riposo pertanto andiamo nel  parco , voli
di uccelli, casette degli scoiattoli , bellissimi pavoni , gli immancabili corvi e tan
ta pace.
Ceniamo e rientriamo nella nostra camera , domani andremo a Benares.
CAPITOLO N.11
BENARES
La mattina dopo . . . . 

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30 dicembre 2010 riprende il racconto
facciamo visita ai lussuosi negozi dell'albergo e dopo aver pranzato ci   trasfe-
riamo alla stazione ferroviaria.      Abbiamo prenotato un vagone riservato , con
cuccette , lavandini , specchi , aria condizionata. . . un vero lusso . Dobbiamo at
tendere che il nostro vagone venga   agganciato   all'espresso   che ci porterà a
Benares . La stazione è abbastanza affollata di passeggeri che bivaccano , man
giano e dormono. Tra i capannelli di persone si aggirano topi , lucertole , scoiat
toli , capre , vacche , venditori di frutta , di dolci e di bibite. insomma la solita
bolgia ma ormai ci siamo abituati. Ma ecco l'espresso , ci agganciano e con mol-
ta flemma partiamo . Dal finestrino ammiriamo per l'ultima volta la città.     Ogni
tanto il treno fa sosta nelle varie stazioni lungo il nostro percorso. Ci colpisce il
fatto che ad ogni sosta il nostro vagone suscita curiosità e molti premono il  na-
so contro i nostri finestrini per scrutare e commentare.  Bisogna avere pazienza
perché non dimentichiamo che loro viaggiano pigiati come sardine , su dure pan-
che , in una promiscuità da caranserraglio.   Una curiosità ci colpisce , nel vago
ne che segue il nostro qualcuno ha steso il bucato su un bambù e lo tiene   fuori
dal finestrino affinché asciughi in fretta. Sta calando la sera ed allora ci cori-
chiamo in cuccetta    Improvvisamente ci svegliano , scopriamo di essere stacca-
ti dal treno e fermi su un binario morto.    Per evitarci le bibliche folle di pelle-
grini che invadono le stazioni hanno  fermato  il nostro   vagone in una  stazione
prima di Benares .   Per raggiungere la città Santa dobbiamo utilizzare un cigo-
lante bus , superiamo   un grande   ponte in ferro che scavalca le limacciose sa-
cre acque della Gangà e attraverso   vie periferiche  ci evitano il congestionato
agglomerato urbano e raggiungiamo il nostro albergo. L'albergo il migliore della
città è molto trasandato e disordinato.   La camera che ci assegnano è infestata
da tanti e vari insetti che strisciano e volano da tutte le parti , pazienza.      Già
pregustiamo il   momento che   avremmo  potuto vedere il famoso parco dei Cervi
nel quale Buddha ha pronunciato il suo primo discorso.       Il mio amico sperava
in una folgorazione ma non avverte nulla di particolare .   Il luogo è molto bello
ma non solenne e suggestivo come avevano immaginato.   Verde e quiete ma ovun-
que giovani venditori di souvenirs e di oggetti provenienti da pseudo scavi   che
non ingannerebbero un orbo.    Visitiamo un piccolo museo con reperti archeolo-
gici ed artistici di rara  bellezza.    In un parco visitiamo le disadorne rovine di
quello che fu uno splendido monastero.     Attorno si ergono il tempio cinese e i 
monasteri Tibetano e Birmano quindi rientriamo in albergo. Pranziamo e ci avvia
mo a visitare i duemila templi della Città Santa . Antica quanto Babilonia, la cit-
tà di Shiva, un tempo chiamata Kàshì ( luce) ha ora il nome di  Vàrànasi   perché
si estende tra i fiumi Varuna e Asi , entrambi affluenti del Gange.     Benares è
forse nata dalla goffa fonetica inglese . Templi , moschee , postriboli , santua-
ri , tuguri , ospedali , moderne università e asili per pellegrini si sovrappongono,
si accatastano in una grande  confusione. La città rappresenta tutte le contrad-
dizioni dell'India , bellezze ed orrori , spiritualità e superstizioni ,conoscenza
 scientifiche all'avanguardia e ignoranza primitiva.  Visitiamo il .. . . . . .

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06 gennaio 2011 il racconto riprende
tempio ironicamente detto " delle scimmie" per il grande numero  di quadrumeni
che si aggirano nel suo recinto.    Purtroppo l'ingresso è vietato ai non indù così
osserviamo l'interno del santuario da un camminamento sopraelevato che   corre
tutt'attorno. Ora ci trasferiamo al tempio dedicato alla Madre India.  All'inter-
no l'intera penisola  scolpita  in  rilievo nel marmo con le sue isole, i fiumi , i la-
ghi , le montagne ed all'estremo nord l'Himàlaya . Ci inoltriamo nell'intricato de
dalo di viuzze affollatissime della città vecchia. Un particolare mi colpisce , al-
cuni budelli sono così angusti che è sufficiente scostare appena le braccia  per
toccare le due pareti. Possiamo ammirare angusti antri dove si tessono a mano le
rinomate sete di Benares trapunte di oro e argento, in  altri  si  lavorano metalli
preziosi , si levigano pietre dure e si tagliano pietre preziose .  Ogni tanto incon
triamo Bràhamani che ungono e adornano stilizzati falli che simboleggiano la fe
conda potenza creatrice di Shiva.    Riusciamo , dopo un tortuoso percorso , ad 
ammirare la bellezza delle cupole d'oro del rinomato Vishwanàth Mandir , inac-
cessibile ai non induisti.   Siamo sfiniti abbiamo camminato tutto il giorno e non
vediamo l'ora di salire sull'autobus per fare ritorno in albergo.     Chiudo la mia
cartella di appunti e guardo il mio amico , ha  gli occhi  sognanti  come se si tro-
vasse ancora in India , mi sorride e decidiamo di smettere dandoci  appuntamen
to al giorno dapo .    A mano  a  mano che il racconto si addentra nel viaggio an-
ch'io mi sento trascinato ed a volte mi sembra di essere con loro mentre ammira
no questo mondo tanto diverso dal nostro , soprattutto  nel  suo modo di rappor-
tarsi con le persone.
CAPITOLO N.12
IL GANGE
All'alba ci rechiamo a vedere il sorgere del sole sul Gange . Percorriamo nuova-
mente i vicoli della città vecchia sino alle gradinate che scendono sin dentro al-
le acque torbide della Gangà. Saliamo su di un barcone che lentamente risale la
corrente costeggiando la riva.  La città è sulla riva sinistra mentre a destra la ri
va è bassa., sabbiosa , priva di edifici e praticamente deserta.    Il sole appena 
sorto tinge di rosso gli edifici della riva sinistra . Alcuni bràhamani ne salutano
il sorgere con le braccia tese in avanti.   Molti fedeli  sono già immersi sino alla
cintola e compiono i riti e le abluzioni liturgiche che  terminano  con immersioni 
totali. Mentre gruppi di yogi fanno esercizi respiratori  o  meditazione , altri si 
lavano ed altri ancora fanno il bucato.   Tra i  fedeli  s'aggirano cani , capre e 
vacche. Il barcone vira e fa ritorno lasciandosi trascinare  dalla  corrente e su
periamo il punto di imbarco e vediamo le ultime pire accese  nella  notte  mentre
un acre odore di fumo azzurrino sale verso il cielo. Il barcone fa ritorno al pun
to di imbarco.    Ora  sulle  gradinate vi sono centinaia di ammalati e storpi che 
chiedono , a gran voce , l'elemosina.    Siamo molto turbati per quello che abbia
mo visto , ripercorriamo i vicoli  della  città  vecchia , saliamo  sul bus facciamo
ritorno in albergo dove ci laviamo accuratamente e ci disinfettiamo.
CAPITOLO N.13
DESTINAZIONE  NEPAL
Il pomeriggio raggiungiamo . . . . .

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13 gennaio 2011 riprende il racconto 
. . l'aeroporto di Babatpur e dopo aver compilato le carte d'imbarco saliamo sul
piccolo jet dell'India Airlines che ci porterà in Nepal . In volo possiamo ammira
re l'enorme vastità della piana gangetica.    Migliaia di piccoli villaggi , foreste 
mentre lontano si ergono le cime dell'Himàlaya che significa " dimore delle nevi
Il volo dura poco più di un'ora e poi atterriamo all'aeroporto di Tribhuvan nella
valle di Kathmandù. Dopo le incombenze burocratiche prendiamo il taxi.  Ora l'a
ria è un poco più fresca perchè siamo a 1600 metri di altitudine,  ma è piuttosto
umida. Le strade sono polverose ma notiamo subito l'assenza di grandi e  soffo-
canti masse umane delle città dell'India.   Superata una periferia disordinata e
sporca raggiungiamo il nostro albergo , uno  splendido  palazzo  nel cuore di un
parco curatissimo. Consumiamo uno squisito pasto , ascoltiamo l'orchestra e stan
chi andiamo a dormire.  Anche questa è stata una giornata molto impegnativa ed 
il mio amico è stanco pertanto mi saluta dandomi appuntamento a domani.
CAPITOLO N.14
VISITA A KATHMANDU'
Al mattino molto presto con un pulmino iniziamo il giro della città.    Come prima 
cosa ci rechiamo a visitare lo Swayambhunarth da cui si gode una bellissima   vi
sta della vallata  ed è un posto in cima ad una ripida collina.  Per raggiungere la
sommità dobbiamo superare una ripidissima scalinata di 365 scalini oppure , co-
me facciamo noi , percorriamo in auto una strada , si abbrevia di oltre  la metà 
il cammino da percorrere a piedi. La cima del colle  è piana e stipato di  costru-
zioni . Al centro spicca il grande emisfero sormontato  da un  cubo in  muratura.
Sulle quattro facce del cubo sono dipinti in azzurro vivo gli occhi di Buddha e ,
tra loro , una specie di punto interrogativo che si dice simbolizzi il Dharma   (la
legge) . Attorno vi sono immagini sacre , bronzi , ruote di preghiera ,campane e 
tanto altro. Assistiamo ad una cerimonia liturgica mentre suona una musica    sa-
cra molto suggestiva.     Abbiamo timore che la nostra presenza non sia gradita ,
ascoltiamo la piccola orchestra di monaci che soffiano nelle lunghissime trombe
mugghianti mentre percuotono tamburi e piatti. Voci profondissime d'oltretomba
gutturali e quasi disumane scandiscono un antico cantico.   Tutto è molto sugge-
stivo , tanto da far accapponare la pelle ,quasi volesse risvegliare sentimenti re
moti , misteriosi , ancestrali.    Alcuni tibetani , pellegrini o profughi, ogni tanto
fanno girare le ruote da preghiera.    Scendiamo dal colle ed andiamo a visitare
la parte storica di Kathmandù. Un occhio ai monumenti ed uno ai negozi.  Quindi
visitiamo la casa della Dea Vivente . In essa è tenuta , quasi segregata , una fan
ciulla nella quale si crede sia incarnata la Dea Shuri Kumari.  La fanciulla , bel-
la e nel fiore degli anni è fisicamente perfetta , decade dall'onore non appena 
perde uno dei requisiti per essere sostituita con un'altra ragazza.      Riusciamo
a scorgere , per un breve istante , nell'ombra il viso della Dea Vivente .     Nella
piazza molti tipici templi-pagode nepalesi mentre ovunque nativi , tibetani e   tu-
risti . Le pagode sono molto interessanti e caratteristiche ma viste una dopo l'al
tra in un così grande numero finiscono per far venire un senso di noia.    Ora ci
dedichiamo ad una libera visita della città vecchia camminando in una ragnatela
di vicoli quindi stanchi facciamo rientro in albergo.
CAPITOLO  N.15
VISITA A  PATA'N
Dopo un buon pranzo partiamo per Patàn , il secondo centro della valle, Nuova-
mente vediamo centinaia di pagode e meraviglie d'arte .    Le vie di accesso alla
città sono molto sporche ed ovunque sgradevoli odori di merce in  putrefazione.
A Patàn però accadde un fatto particolare  perchè facciamo  amicizia   con  un 
bambino di 9 - 10 anni che conosce un poco di italiano e si offre di farci da ci-
cerone nella nostra visita della città . Ci assicura che i mercanti dove ci porterà
sono suoi amici e che ci tratteranno molto bene.   Molto probabilmente è in com-
butta con loro e forse riceverà un compenso per averci portato da loro .   Prima
di fare ritorno in albergo ci accomiatiamo da lui.    In albergo ci laviamo e dopo
un poco di musica andiamo a letto.    Il   mattino  dopo  visitiamo  il  santuario di
Dakshìn-Kalì dove è in atto una festa che ha la durata di ben dieci giorni. Venia
mo a conoscenza che i giorni delle festività civili e religiose  sono più di   quelli
lavorativi e gli uffici , come da noi , sono molto osservanti.     Per raggiungere il
santuario dobbiamo superare una folla di  turisti , nativi , venditori e  da  molti 
capretti e montoni trascinati sino al simulacro della Dea per essere  sacrificati.
Ovunque sangue , siamo circondati da . . . . . . 

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20 gennaio 2011 riprende il racconto
molte persone fanatiche e crudeli , ci sentiamo a disagio e non vediamo l'ora di
allontanarci. Mentre ci llontaniamo siamo quasi aggrediti da una  turma di   que-
stuanti che mostrano piaghe , deformità , volti divorati dalla lebbra , non vedia-
mo l'ora di salire sul pulmino per fuggire il più lontano possibile.    Sulla via del
ritorno mia moglie si rifiuta di scendere per visitare un altro santuario e solo  il
timore di rimanere sola la fa decidere di venire con noi.Quello che vediamo  of-
fende la nostra sensibilità , strade puzzolente percorse da rigagnoli di liquame.
Ormai siamo stanchi e stufi di vedere tanta miseria ed allo stesso tempo ricchez
za soprattutto in sontuosi alberghi e meravigliosi edifici religiosi, pertanto deci
diamo di fare rientro in albergo . Dopo il pranzo dedichiamo il pomeriggio ad e-
splorare i negozi ma ormai i soldi sono pochi quindi   dobbiamo   limitarci molto. 
Trascorriamo la serata in un locale all'interno dell'albergo perché è  sconsiglia
bile uscire di notte. Assistiamo ad uno spettacolo di canti e danze e subito dopo
a letto.
Ora il mio amico Piero mi guarda e con un gesto  molto  eloquente  mi fa capire ,
oserei dire quasi con sollievo , che il loro viaggio in India e Nepal sta per finire
quindi mi congeda dandomi appuntamento a domani ed aggiunge che sarà  l'ulti-
ma giornata di ricordi.
CAPITOLO N.16
L'ULTIMO GIORNO
Il mattino dopo siamo di nuovo in moto per visitare la Città dei devoti  e  questa
volta , Piero aggiunge con un sorriso stanco , ho dovuto insistere con mia moglie
per farla venire in quanto era ancora disgustata da quello che aveva visto il  gi-
orno prima. Visitiamo alcune cittadine molto belle e come al solito piene di  pago
de e santuari ed anche qui troviamo  alcuni  santuari dove era vietato l'ingresso
ai non indù obbligandoci a vederli da lontano , giungiamo sino alla riva del  fiu-
me Bagmati che svolge le stesse funzioni del Gange .   I fedeli si immergono per
pulirsi delle impurità mentre sulle sponde ardono le salme , le cui ceneri   raggi-
ungerano , dopo un lungo viaggio la santa Gangà.      Molte scimmie sono sui tetti 
dei tempietti in ognuno dei quali scorgiamo il fallo di Shiva . simbolo della  fer-
tilità.
CAPITOLO N.17
ULTIMA SERATA NEPALESE
Il tempo è volato , l'ultima serata nepalese la passiamo. . . . .

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27 gennaio 2011 riprende il racconto
nel raffinato salone di un regio palazzo che abbiamo raggiunto in bus. Abbiamo
assistito ad uno spettacolo di danze folcloristiche . Ascoltiamo ancora una volta
la straordinaria musica sacra tibetana, tutta ululati , laceranti trombe mugghian
ti , assordante rombare di tamburi percossi con vigore . Piero non può fare a me
no di precisare " è una suggestiva evocazione di forze che trascendono la  sfe-
ra umana che sembrano avere più attinenza con la scatenata vitalità magica del-
la religione "     Al termine dello spettacolo ritorno in albergo e a letto - stanchi 
morti.
CAPITOLO N.18
PARTENZA PER CALCUTTA
Il mattino dopo ci trasferiamo all'aeroporto e con u volo di circa un'ora  siamo 
a Calcutta. In fase di atterraggio abbiamo u poco paura perché ci troviamo  im-
mersi nelle nubi , tra rovesvi di pioggia e balenare di lampi. Piero sorride  dicen
do che prima di morire gli sarebbe piaciuto   vedere   l'India ma ha sperato che
qualcuno in cielo non lo avesse preso troppo alla lettera. La moglie guarda i line
amenti tesi del marito e ride, poi finalmente usciamo dalle nuvole e , sotto un ve
ro diluvio, sentiamo le ruote toccare terra. A Calcutta ci attende un pulmino che
ci fa fare un giro turistico della città mentre la pioggia continua a cadere a ro-
vesci.   Troviamo la città quasi completamente allagata per lo straripamento del 
fiume.    Nelle vie centrali ci sono autobus bloccati , automobili spinte a mano e 
veicoli di tutti i tipi alla deriva , insomma  il consueto caos delle strade indiane.
Il giro turistico non può essere portato a termine , potemmo però vedere dai  fi-
nestrini , in prossimità del famoso tempio alla Dea Kalì numerosi altarini   illumi-
nati da centinaia di lampadine colorate. Veniamo informati che la Dea Kàlì ha al
meno 22 nomi diversi mentre i fedeli bruciano in loro onore bastoncini profuma
ti. Raggiungiamo l'albergo dove viene offerto un rinfresco.   Come al solito l'al-
bergo è magnifico in contraddizione con la povertà e la miseria   delle persone 
che avevamo appena visto.    Siamo testimoni di un fatto particolare , il rispetto
della vita. Un grosso insetto attraversa diagonalmente la sala ed i camerieri  in-
diani lo aggirano mentre gli occidentali per paura di infrangere  locali  tabù   si
scostano permettendo all'immondo animale di procedere indisturbato.  Al termi-
ne del rinfresco risaliamo sul pulman per fare ritorno all'aeroporto. Attraversia
mo spaziose ed eleganti piazze , vediamo grattacieli d'acciaio e cristallo ed in-
fine ua sterminata periferia desolata e misera da stringere il cuore.    Ceniamo 
all'aeroporto e dopo le solite formalità ci imbarchiamo sul jet delle aviolinee in
diane ed in solo due ore raggiungiamo Bombay . Veniamo alloggiati in una fiabe-
sca camera in u grattacielo di 19 piani e dalla finestra vediamo il porto. Faccia-
mo colazione e ci imbarchiamo su di un barcone sull'isola conosciuta con il   no-
me di Elefànta . Ci portano a visitare le grotte scavate nella roccia tra il 6° e 8°
secolo . Assistiamo ad uno spettacolo grandioso perché appena assuefatti  all'o-
scurità , possiamo ammirare imponenti colonne  ed  ampie  sale  dove  sono stati 
scolpiti riquadri in cui Shiva è raffigurato nelle sue varie funzioni .    Le scene 
con i vari personaggi mitici sono piene di vitalità , di movimento e ricche di   in-
venzioni plastiche . Peccato che molte sculture siano state rovinate dalle canno-
nate portoghesi . L'immagine più suggestiva è quella che raffigura Shiva  in  tre
volti che scaturiscono da un'unica testa . Ogni faccia ha un suo preciso signifi-
cato : il volto di sinistra raffigura l'aspetto terribile, distruttivo e feroce ,quel
lo di destra è femminile , dolce , sensuale e rappresenta l'aspetto creativo  e la
proliferazione della vita , il volto centrale è calmo , sereno , lontano   dalla vita
come dalla morte , olimpico , equanime.    Visto nelle sue dimensioni reali , nella 
sua suggestiva cornice , nei giochi di luce ed ombra delle grotte suscita una for
te emozione . La nostra guida dopo averci accompagnato e  spiegato   ogni cosa 
nel minimo dettaglio si accomiata da noi con le mani giunte nel namaskàr.Solo al
lora ci spiega il significato di tale saluto e dice : le cinque dita della mano  sim-
bolizzano i cinque elementi di cui ognuno di noi è composto : acqua , fuoco, ter-
ra, aria ed etere. Ci guarda ed aggiunge , unisco  i  miei elementi a quelli di cia-
scuno di voi e li poro vicino al cuore dicendovi namastè.
Per il mio amico Piero con questo nobile gesto è come se l'India gli stesse   dan-
do l'addio.
Le ultime ore indiane volano via senza storia fino all'imbarco   del  DC 10  della
Swissair che ci porterà a Zurigo , mettendo fine a questa avventura vissuta  nel
la veste di turisti e pellegrini.
Un commento :
Ho vissuto questi giorni intensamente in compagnia del mio amico Piero , ho con-
diviso con lui i ricordi di un viaggio fantastico,in qualche modo ho potuto vivere
vedere , anche se con la fantasia e attraverso gli occhi del mio amico, un mondo
dove le contraddizioni sono in ogni cosa , in ogni persona ed in ogni gesto   del-
l'India. Penso di aver vissuto un'avventura inconsueta e nel mio cuore sento che
ho un desiderio che forse non potrò mai soddisfare " visitare l'India "   vedere
personalmente tutto quello che ho ascoltato perchè rappresenta un modo di vita
diverso che merita di essere approfondito.
UN RINGRAZIAMENTO SPECIALE A PIERO PER LA SUA DISPONIBILITA' E
PAZIENZA
Arma 27 gennaio 2011          Valentino

 

 
 
 
 
 
 
 
 
 
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