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IN GIRO PER IL MONDO

L'ULTIMO VIAGGIO DELLA ESSO CHILE
Dopo il racconto dei viaggi in India , Turchia ed Egitto è con molto piacere che   vi
posso comunicare che da oggi ha inizio una nuova serie   di    racconti che un amico
che ha navigato come me anzi molto più di me ha deciso di raccontarci .        Questo 
amico è il Direttore di macchina Massabò Ottaviano di Imperia.
Prima di iniziare desidero farvi una breve premessa   per presentare al grande pub-
blico il nuovo amico.
Dal 1970 al 1983   ha navigato   con le metaniere (LNG Carrier) della Esso (ETICO
Esso Transpor Company) che aveva gli uffici a Florham Park  ,nel New Jersey, vici
no a New York. Nel 1983 la compagnia di navigazione decise di mettere  in   disarmo
le metaniere dopo 13 anni di onorato servizio sulla tratta La Spezia  Marsa el-Brega
in quanto era entrato in funzione il metanodotto dall'Algeria all'Italia.   Il nostro a-
mico Massabò fu destinato (in prestito alla Esso Singapore) come Direttore di   mac-
china sulla petroliera Esso Chile che purtroppo doveva essere demolita da li a   poco.
Ottenuto l'incarico , dopo aver espletato tutte le formalità burocratiche,   partì   da
Roma , destinazione la Malesia.      Forse molti di voi non lo sano ma i marittimi esibi-
scono il libretto di navigazione in sostituzione del passaporto.      Questo documento
apre , a tutti i marittimi, tutte le frontiere che è necessario attraversare per raggiun
gere la nave. Dovete sapere anche che il libretto di navigazione  racconta  l'intera vi
ta del marittimo , contiene i titoli professionali necessari per espletare la professio-
ne e , nel caso in narrativa, Macchinista navale completato con i titoli di Allievo capi
tano di macchina, Aspirante capitano di macchina e Capitano di macchina, inoltre   vi
sono annotati tutti gli imbarchi e  sbarchi  utili  ai fini pensionistici, oltre alle visite 
mediche biennali ed i corsi a cui ha preso parte per mantenersi abile al conseguimen
to del certificato IMO.
Dopo questa premessa ha inizio il racconto relativo all'incarico ottenuto.    Partenza
per Singapore dove , dopo aver visitato l'Agenzia della Esso ed in attesa di  prende-
re l'aereo per Katakinabalu gli venne concesso un permesso di tre giorni che ha tra-
scorso come turista nella grande metropoli. Ed ecco che Massabò che, da questo mo-
mento,  chiameremo solo con il suo nome " Ottaviano" ci racconterà quello che   ha vi
sto in questa grandissima   città   stato   che occupa l'isola   omonima nello stretto di
Malacca.  A Singapore venne colpito dal grande numero di grattaceli che  sembrava-
no di costruzione recente anche se raddoppieranno nei 10 anni successivi.     Questo
dato è stato rilevato dallo stesso Ottaviano in quanto ha avuto altre occasioni per ri-
tornare in quella bellissima città.     Data l'importanza del grado che ricopriva venne
alloggiato in un grande albergo costituito da due  enormi  torri affiancate ,  pensate
che la torre più alta sovrastava la seconda di un'altezza doppia, era l'Hotel  Manda-
rin di 5 e più stelle. Il nostro amico rimase colpito dal lusso e dalla bellezza di  que-
sto albergo, è sufficiente pensare che aveva 16 ascensori che ininterrottamente  sa-
livano e scendevano notte e giorno mentre la Hall di ingresso era sempre affollata e
dietro al bancone di accettazione si avvicendavano sempre una decina di impiegati.
Ottaviano si guardò attorno sbalordito e nel tardo pomeriggio andò al bar panorami-
co che era ubicato proprio all'ultimo piano della torre più alta e quello che vide dal-
le vetrate lo sbalordì.  Le nuvole lambivano la cuspide dell'albergo che lui definisce
un tetto a cono. In quel momento era in corso un temporale favoloso, Ottaviano lo de
finisce così perchè considera sempre i temporali come un evento naturale  eccezzio-
nale e , sotto certi aspetti, molto bello anche se, purtroppo, a volte è causa di   disa-
stri. Mentre sta raccontando questi fatti socchiude gli occhi quasi per rivivere   quei
momenti, poi mi guarda e riprende il racconto.    Stava sorseggiando una granita alla
menta e , con un sorriso aggiunge, con la testa tra le nuvole, in effetti il termine era
molto più reale che astratto quando, improvvisamente , una saetta particolarmente vi
cina all'edificio fermò il suo orologio elettrico al polso ,e , pensate che fu  necessa-
rio andare da un orologiaio per poterlo rimettere in moto. Dalle vetrate del bar guar
dava il cielo, era come vedere uno spettacolo pirotecnico naturale, alcune saette. . .
Arma 19 maggio 2011 il racconto riprende
erano nitide mentre altre erano coperte dagli strati di nuvole .   Dall'alto del gratta-
cielo dell'Hotel Mandarin guardò verso il basso e vide le strade che, come a coman  
do , erano state liberate dal traffico, non vedeva nessuno solo  fiumi  di  acqua  che
si riversavano su Orchiard Road, la via principale   di Singapore   e successivamente
nel canale vicino.     Ottaviano  fa una precisazione  su quello che sta vedendo, l'ac-
qua colava copiosa lungo i vetri disturbando la vista ma , improvvisamente , come per
incanto, dopo circa mezz'ora di cateratte il temporale finì ed il cielo ritornò sereno.
La sera decise di andare a mangiare nel ristorante giapponese situato nei   piani alti
della seconda torre.    La cena veniva servita da camerieri cinesi in costume classico
lungo.    Ma ecco il suo primo incontro con una cucina sconosciuta. Molte volte aveva
sentito sulle navi la parola "chily", vedendola sul menù accanto al pollo, ordinò,  con
nonchalance " pollo al chily" Purtroppo scoperse molto presto che non era il normale
peperoncino che si usa in Italia ma era qualcosa di molto più potente,   paragonabile
ad una bomba al fulmicotone.  Appena ebbe trangugiato la prima forchettata avvertì
un bruciore intenso alla gola che piano piano si espandeva risalendo su per il naso si
no a raggiungere la parte più alta, anche gli occhi risentirono   di tale   azione deva-
stante e le lacrime che uscirono in quella occasione non potrà più dimenticarle   per-
chè erano uno schizzo continuo. Per raffreddare il bruciore dovette ingurgitare mol
to the verde bollente,chiedendolo continuamente al cameriere che , con stupore, con
tinuava a versarlo nella tazzina.     Il pranzo proseguì mangiando solo pane al fine di
diluire , sia il peperoncino ingurgitato sia per smorzare il fuoco che   sembrava aver
colpito tutti gli organi vitali dalle labbra alla gola, all'esofago , agli occhi sino alle
trombe di eustachio.Tre giorni di riposo erano abbastanza lunghi pertanto il mio ami
co decise di fare il turista, il turista fai da te, ma trovandosi in un paese   dove non 
era mai stato si sentiva impacciato o come meglio lo definisce lui, imbranato.    Il se-
condo giorno decise di andare dal parrucchiere ma anche questa fu un'impresa per-
chè la popolazione di Singapore è eterogenea , infatti è composta da  cinesi  per  la
maggioranza, malesi, indiani, europei e altre piccole minoranze.     Si guardò attorno
ed alla fine scelse un parrucchiere cinese e come aveva previsto non fiatarono   per
tutto il tempo perchè lui biascicava solo qualche parola in inglese. Al momento di pa-
gare Ottaviano disse " How mach" seguito da un classico gesto italiano (le dita della
mano chiuse muovendo le dita su e giù) Il parrucchiere rispose prontamente ,   anche
lui con le dita della mano chiusa presentandola sulla    sua  faccia, quasi in modo ag-
gressivo . La scena era buffa in quanto Ottaviano ripeteva " How much" seguito   dal
gesto della mano mentre il parrucchiere rispondeva alla sua maniera senza riuscire a
comprendere quello che doveva pagare. Finalmente il parrucchiere completò il  gesto
con una parola "paive" (five) ed allora il mio amico comprese quello che doveva paga
re 5 dollari di Singapore , pari a 2,5 dollari americani. Mentre stava pagando gli ven
ne alla mente una litania che aveva sentito sulle navi a proposito dei  cinesi "   pipty 
pipty , pipty pive" che tradotto in inglese suonava così " fifty fifty , fifty five" (nes
suno capirà mai perchè 50 - 50 / 50- 55)   Ottaviano più tardi venne informato che i
cinesi indicano i numeri   con le   mani  iniziando però dal mignolo per indicare 1, so-
vrapponendo il mignolo e l'anulare per indicare 2, il   mignolo  l'anulare il medio per
indicare 3 ecc. fino a giungere a 5  e le dita   della  mano si presentano tutte chiuse
rivolte in avanti , mentre gli europei , al contrario , indicano il 5 a mano   aperta ed i
singoli numeri mostrando le dita a partire dal pollice ecc.      Il resto della giornata 
Ottaviano lo dedicò alla visita della città.      Rimase affascinato nel vedere che era 
una città immensa, a misura d'uomo ma soprattutto quello che lo colpì  maggiormente 
fu l'odore della frutta e dei vegetali tropicali, durian, rambutan, passion fruit,   ba-
nane, frutta secca allo zenzero ed altre verdure strane che non aveva mai visto. Una
particolarità che colpì il nostro amico è l'altezza. . . .
Arma 26 maggio 2011 il racconto riprende
enorme dei grattacieli che falsavano la prospettiva in quanto parevano vicini ma per
raggiungerli doveva camminare molto.Singapore è una città cosmopolita, dalla vecchi
na che si china a raccogliere un elastico, al grande numero   di  bar che sembravano
nascere ad ogni angolo di casa. Alla sera lungo le vie si potevano vedere baretti  am-
bulanti dove si poteva ordinare di tutto , dal tè al crisantemo , alla camomilla,   inol-
tre vi erano anche delle erbe strane   che   assomigliavano agli spaghetti di riso che 
non possono essere definite ma bevute nel tè sono deliziose. Nel suo peregrinare nel
la città Ottaviano fu colpito da uno strano personaggio.   In un bar-caffè-ristorante
il tipo stava mangiando una ciotola di riso stando seduto in una posizione molto  par-
ticolare, praticamente era appollaiato come un condor con i grandi piedi uniti   sulla
ciambella dello sgabello mentre le gambe erano piegate.   Questo strano personaggio
doveva essere molto alto data la lunghezza delle gambe, che seppur   piegate, ne  la-
sciavano vedere la misura.     I piedi enormi , di una grandezza anormale si potevano
paragonare a quelli di un uomo che porta il 48 di   scarpe   anche   se era evidente il
dubbio che ne avesse mai portate. L'uomo imperturbabile trangugiava il suo riso por-
tandolo , con una mano, alla bocca utilizzando i tipici bastoncini uniti e tenendo con
l'altra la ciotola leggermente inclinata per aiutarlo nell'operazione.  Anche il suo ab
bigliamento era consono alla persona ed al posto, aveva una canottiera e un paio   di
calzoncini, dovete tenere presente che siamo a Singapore, vicino all'equatore,  dove
la temperatura media si aggira attorno ai 32° per tutto l'anno. La definizione di con-
dor voleva rendere l'idea più appropriata della situazione.  Singapore si presenta a-
gli occhi di chi la visita la città più pulita del mondo in quanto vengono sfruttate mol
to le piogge tropicali mentre ai lati della strada sono stati creati enormi canali   che,
oltre ad avere il compito di prevenire gli allagamenti , smaltiscono   agevolmente    la
grande quantità di acqua dovuta ai soventi acquazzoni.  A questo punto del racconto
Ottaviano prende fiato ma non può fare a meno di parlarmi dei grandi supermercati,
pensate che vengono adibite a tale scopo le torri dei grattacieli.Anche negli edifici  
dove erano gli uffici di navigazione e traghettamento verso la Malesia e l'Indonesia
si affollavano stuoli di venditori ambulanti, così come nel palazzo del World  Trade 
Center , con gli uffici dell'autorità marittima, convivevano   nugoli di negozi e nego-
zietti che ne facevano assumere una caratteristica molto particolare. Non può dimen
ticare di parlare delle strade e delle varie etnie, del fatto che in certi  quartieri   si
accentrava una particolare etnia, per esempio, cinesi a Butik Batok, Malesi a Jurong
indiani a Serangon anche se i cinesi erano ovunque.   Questo fu il primo impatto con 
la città ed il terzo giorno Ottaviano lo dedicò alla visita dei templi indiani che  stra-
namente erano molto numerosi. Il nostro amico, pur essendo abituato alla vita di  ma-
re ed ai grandi porti, rimase impressionato dal grande numero di navi ed imbarcazio
ni che con i loro alberi popolavano la rada antistante la città fino a raggiungere    lo
stretto di malacca. Ci tiene a precisare che il fatto che lo impressionò maggiormente
non fu tanto il numero degli scafi ma i loro alberi ed alberelli che si perdevano a vi-
sta d'occhio, in particolare nei pressi del porto principale verso lo stretto di Malac-
ca tanto da non pensare minimamente che erano galleggianti sull'acqua ma sembrava
no piantati sulla terra ferma dal momento che il mare non si riusciva nemmeno a scor
gere. Per un occidentale è particolarmente impressionante vedere ragazze malesi, si
curamente segretarie, vestite con i loro vestiti da ufficio con il collo alto,  mangiare
spaghetti durante il pranzo meridiano, ma la cosa curiosa era vedere che gli spaghet
ti venivano portati alla bocca  non con la forchetta ma. . . con le mani.
Arma 02 giugno 2010 il racconto riprende
Questo fatto appariva, agli occhi di Ottaviano, molto strano dal momento che   erano
belle ragazze, distinte, che affollavano i ristorantini posti alle basi delle torri  dove
erano i loro uffici. Il tempo di riposo era al termine, il turista doveva pensare al  la-
voro,  alla  Esso Chile, e , il  giorno dopo,  con  un  breve  volo  raggiunse  la città  di
Kotakinabalu nella Malesia orientale. E' bene dire che nell'isola del Borneo, sulla co
sta nord, esistono due stati che fanno pare della federazione malese, e sono il Saba
e il Sarawak e nel mezzo dei due stati ve ne  è  uno  molto  piccolo,  il  Brunei, che è
piccolo ma è il più ricco stato del mondo. Al nostro amico vennero inoltre in mente le
letture che aveva fatto da ragazzo perché l'isola di Labuan viene riportata in tutti  i
racconti di Salgari, dei corsari, le tigri della malesia e della principessa di  Labuan.
Il volo fece scalo più ad est verso la Malesia orientale e dall'aereo si poteva ammi-
rare uno spettacolo fantastico, le nuvole si specchiavano nel mare dando l'impressio
ne di un muraglione all'orizzonte. E' uno spettacolo che lo si può vedere solo in  quei
luoghi. Il mare aveva un colore particolare, cangiante , dal turchese intenso ,  vicino
alle coste, ad un azzurro molto intenso dove i fondali erano profondi e al colore del
mare faceva contrasto il verde lussureggiante  delle isole.             Uno spettacolo di
rara bellezza, una bellezza incomparabile e  gli  occhi  rimasero  come abbagliati da
tanta luce e da tanto colore. A questo punto Ottaviano fa una riflessione a voce alta
. . . ho fatto fatica a credere a quello che stavo vedendo , pareva un sogno.           A
Kotakonabalu con il pulman lo stavano portanto  all'albergo quando   attraversarono 
una porta su cui facevano bella mostra degli abbellimenti e delle scritte  in   malese,
pareva un ponticello. Il mio amico continua il racconto del viaggio di  trasferimento ,
passammo vicino ad un moschea favolosa simile a quelle che si vedono nei cartoni ani
mati di Aladino, quindi raggiungemmo l'Hotel Hyatt dove venni alloggiato.    L'Hotel 
era molto lussuoso , 5  e più stelle. Dopo un breve riposo Ottaviano è uscito con  l'in-
tento di vedere le bellezze del luogo.    Come di consueto fu accolto da un violento 
acquazzone mentre l'afa dava un senso di fastidio e di stanchezza.  Lungo la strada
sciami di uccellini, Bengalini -Monachelle ed altro, che a differenza dell'Europa qui
erano liberi di svolazzare quasi fossero assuefatti all'uomo.     Nel girovagare nella
città Ottaviano vide il grande mercato del pesce . I rivenditori tenevano cumuli di pe
sce depositati sul pavimento a piastrelle a mosaico ed i compratori   passavano  indi-
sturbati tra i vari cumuli. Per mantenere fresco il pesce i rivenditori,  ogni tanto, ver
savano grandi secchi di acqua che formava come una piccola onda che    invadeva il 
passaggio pedonale e tutto questo senza alcun rispetto per le più elementari   norme 
di igiene.     Dopo due giorni di attesa il nostro amico venne trasferito a bordo della
Esso Chile, ormeggiata vicino ad un pozzo petrolifero di Tembungo  in   esaurimento.
Tale pozzo era situato a circa 90 Km dalla costa malese. Il trasferimento venne fat-
to in elicottero. Il volo fu veloce ed in 15 - 20 minuti raggiunse la piattaforma  dove
sottoposero il nostro amico ad una lunga lezione antincendio .      Dopo vari filmati e
grafici fu trasferito, con una specie di gabbia, sulla Supply Vessel (simile ad un  ri-
morchiatore )e finalmente raggiunse la Esso Chile ormeggiata a circa 200 metri  dal
pozzo.  Appena Ottaviano mise piede sulla nave rimase molto deluso in quanto. . . . . 
Arma 9 giugno 2011 il racconto riprende
si trattava di una nave molto vecchia di oltre 25 anni ed il pensiero ritornò indietro
alle navi gasiere moderne pulite.       Ma le sorprese non erano finite in quanto nella
sala macchina tutto faceva vedere gli anni che aveva , soprattutto legati a   concetti
costruttivi antichi. L'impianto macchina era quello di una turbonave con due  caldaie
e due turbine che per mezzo di un riduttore davano movimento all'elica.   Quello che
maggiormente preoccupava il nostro amico era mantenere le   caldaie in   funzione in
quanto erano state apportate modifiche escludendo tubi obsoleti o bruciati,   inoltre
l'impianto di produzione dell'acqua   distillata   era vecchio pertanto molto spesso si
doveva intervenire per eliminare altri tubi di condensazione. Non bisogna dimentica-
re che l'acqua distillata prodotta veniva utilizzata per le caldaie e per tutti   gli  im-
pianti di bordo compresi quelli dell'acqua potabile.      Ottaviano non ama dilungarsi
troppo sul lavoro che doveva svolgere e tutte le manutenzioni da eseguire ma ritiene
più interessante raccontare quello che faceva nelle ore di riposo.  Fa una sola preci
sazione sulla formazione dell'equipaggio : il Comandante , il   Direttore di  macchina
ed il primo ufficiale di macchina italiani mentre gli   altri ufficiali   di coperta e  di 
macchina erano filippini, la bassa forza di singaponani di etnia cinese ed     indiana,
Ottaviano trascorreva le ore libere quasi sempre a poppa ad osservare il mare ed   a
pescare.  La pesca assicurava il pesce quotidiano che veniva preparato dal cuoco  ci-
nese. Il pesce più comune pescato erano i sugarelli che nuotavano in superficie  vici-
no alla poppa nella speranza di trovare qualche boccone caduto o gettato  dall'equi-
paggio, mentre sul fondo pescavano cernie , dentici e pagelli.     Da tenere presente 
che la nave era ormeggiata vicino al pozzo petrolifero di Tembungo inoltre    l'elica
era sempre in lento movimento in retromarcia per tenerla scostata dalla boa di    or-
meggio.     La nave era collegata al pozzo da una tubazione lunga circa 200 metri ed
ogni tanto arrivava qualche spruzzata di crudo.    Come avrete potuto comprendere il
pozzo era praticamente in esaurimento e la nave era destinata a fare l'ultimo carico
prima di andare in demolizione. Questa situazione si protrasse per oltre 2 mesi men-
tre il pensiero dell'equipaggio era concentrato sulle prospettive   future di    lavoro
extra e grane senza poter valutare gli scarsi benefici che ne avrebbero tratto. Tutti
i marittimi sanno che il lavoro a bordo non è quantificabile soprattutto se   sommato 
al lavoro extra. , bisognava farlo senza discussioni.   A questo proposito Ottaviano si
lascia andare ad una osservazione umoristica . . . praticamente   vige   la  legge della
scopa nel fondo schiena.    Nel tempo libero tutti erano impegnati nella pesca e tutto
l'equipaggio cercava sempre nuove soluzioni per pescare di più. Sembrerà una   favo
la ma nella pesca erano coadiuvati da 4 delfini i quali non appena si gettava la lenza
in mare comparivano , come per incanto. Ottaviano passava molto tempo ad  osservar-
li ed alla fine comprese che i delfini non facevano sprechi. Il lavoro dei delfini può
essere paragonato a quello del gatto con il topo perchè normalmente erano circonda
ti da molti pesci che nuotavano in circolo davanti al loro naso e loro immobili li guar-
davano senza curarsene , ma se a causa di un amo qualche pesce tentava di scappare
, solo allora il delfino lo inseguiva e lo mangiava immediatamente.   Un'atra curiosità
era la mancanza di concorrenza tra i vari delfini poichè   era un  solo delfino che si
lanciava all'inseguimento. Si potrebbe dire che i delfini avessero fatto la conta   tra
di loro perchè si lanciavano all'inseguimento a turno. Il nostro amico ebbe il  dubbio
che non esistesse una gerarchia ne un capobranco ma utilizzavano un turno  partico-
lare, ben preciso , come . . . un pesce per uno. Il tempo sulla Esso Chile passava  len-
tamente , era una sosta estenuante, e i momenti più belli erano quello che il    nostro 
amico passava a studiare i delfini. Una sera vide una scolaresca di delfini,   proprio
così , una scolaresca che nuotava attorno alla nave, più precisamente un gruppo    di
delfinotti seguiti da un adulto  che nuotavano in una formazione di 5 righe e  avanza
vano parallele , in modo perfetto.     Ottaviano non ricorda il numero ma sicuramente
erano di più di una quarantina.  Come tutti sanno i delfini sono mammiferi ed il delfi
no femmina può partorire solo uno o due piccoli, di conseguenza quelli che stava ve-
dendo rappresentavano una scolaresca che nuotavano in formazione frontale 10   in 
10 mentre il delfino adulto, come un maestro , li seguiva di lato quasi dettasse ordini
alla formazione. Un particolare aveva attirato l'attenzione di Ottaviano appena sali-
to a bordo Attaccato al passamano esterno vi era una sagola che pendeva in mare ed
era collegata ad una lunga catena e , molto probabilmente, terminava con un . . . . 
Arma 16 giugno 2011 il racconto riprende
amo . Ottaviano dice molto probabilmente perchè sembrava partorita dalla   fantasia
di un bambino dell'asilo. Non aveva nulla che poteva far credere che era stata fatta
da un uomo di mare. A tale aggeggio, data la sua forma fisica, non avrebbe abbocca
to nessun pesce. Allora il nostro amico andò nell'officina di macchina , prese un ton
dino di mm 10 e lo sagomò in modo da divenire un amo, con asola, per pescare pesce-
cani. Per prepararlo aveva copiato la forma di un amo da orata, svergolato, per faci-
litare la penetrazione e la presa nella bocca dell'eventuale malcapitato pesce.     Poi
stese la catena sino a raggiungere il fondo a circa 40 metri, quindi la ritirò di circa
un metro e dopo aver messo l'esca, un pesce codigiallo, la fissò al passamano. Non ci
crederete ma il giorno dopo venne issato a bordo un pescecane molto pesante. lungo
circa 4 metri, fu necessario utilizzare il bigo di forza, Venne macellato,  prelevaro-
no e  donarono la dentatura al mio amico Ottaviano che la mise a seccare nel   locale
caldaia. Il trincarino dove vennero depositate le interiora ed il sangue venne  lavato
più volte con l'idrogetto , ma, purtroppo, un puzzo tremendo invase tutta la nave  per
almeno 10 giorni( è bene spiegare che cosa è il trincarino. E' una specie di   cunetta
che corre in coperta a lato della fiancata e l'acqua   meteorica che  cade in coperta
viene ivi raccolta e riversata in mare attraverso gli ombrinali posti lungo la  fiancata
ad intervalli regolari) Naturalmente il nostro amico portò la dentatura essiccata  del
selaceo a casa ma era molto preoccupato di quello che sarebbe potuto accadere  ne-
gli aeroporti. Infatti in arrivo a Parigi, gli venne controllata la valigia, ma i doganie-
ri , sentito l'acre odore, molto sgradevole, la richiusero subito e con evidente disgu-
sto lo invitarono ad andare via.     La vita tranquilla e per qualche verso monotona di
bordo venne sconvolta da un fatto che rattristò non poco Ottaviano.   Venne pescato
un pesce martello femmina che era in attesa di un piccolo pertanto la sua morte rat-
tristò molto Ottaviano soprattutto nel vedere la durezza di cuore dei marittimi. Assi-
stette alla sua morte, una morte orribile, pensate che prima di morire si sentiva  l'o-
dore del sangue mentre respirava emettendo l'aria con grande energia forse    nella
speranza di sopravvivere. Questo fatto sconvolse la sensibilità di Ottaviano che con
la scusa di fare manutenzione issò la catena con il grosso amo e la fece    sparire in
un angolo del locale macchina. Ma le sorprese non sono finite.    Un giorno Ottaviano
sentì, nella notte, dei colpi ritmici vicino alla nave come se qualcuno nuotando   nelle
vicinanze della nave dava degli schiaffoni all'acqua. Incuriosito, prese una lampada
di tipo Flash Light eveready da 6 volts ed illuminò , con il fascio di luce, il mare. Un
delfinotto stava nuotando in modo molto strano, ricadeva in mare dopo aver respira-
to colpendo con la coda la superficie dell'acqua prima di immergersi   ed il   fatto si
ripeteva ad ogni immersione.      Era un delfino molto piccolo e la frequenza dei suoi
respiri era elevata, una ogni due secondi circa.     Si capiva che era spaventato ed il
nostro amico pensò che stava facendo tutto questo nel tentativo di attirare   l'atten-
zione di qualche suo simile perchè forse  aveva smarrito, nella notte buia, il   gruppo
di appartenenza oppure lo faceva nel tentativo di tenere lontani i pescecani che  ab-
bondavano in acque tropicali. Ottaviano lo guardò con simpatia e prima di   ritornare
nella sua cuccetta gli augurò buona fortuna , spense la torcia e rientrò in cabina.
I  BOAT PEOPLE
Questa è la storia di un avvenimento che colpì molto il nostro amico soprattutto   per
la sua gravità ed il cui ricordo gli ritorna alla mente anche se i fatti risalgono a  27 
anni prima. I ricordi sono molto nitidi nella mente di Ottaviano.    Il Comandante era 
appena rientrato da terra con l'elicottero, erano le 17,30 circa, quando un   Sampan
carico di profughi vietnamiti si stava avvicinando alla Esso Chile lungo   la   fiancata
di dritta. In quel periodo la nave era semi-vuota e quindi il pescaggio era scarso per
tanto la barchetta era oltre 5 metri più in basso ( il nostro amico la chiama barchet-
ta anche se a bordo vi erano più di 50 persone stipate le une sulle altre ma nel  con-
fronto con la grandezza della petroliera appariva proprio piccola)In un inglese sten
tato vennero presi i primi contatti ed il Comandante ritenne corretto rivolgersi   alle
competenti autorità marittime malesi le quali, però, senza troppo preamboli  suggeri-
rono di ricacciarli in mare.   Il Comandante facendo appello alle norme di salvaguar-
dia della vita umana in mare si oppose e per cercare di salvarli dichiarò che avevano
il motore rotto  ma per tutti era certo che , se necessario, lo avrebbero danneggiato
loro. E' in quel periodo che venne coniata la parola " Boat People" proprio per indica
re le numerose fughe di tante persone da una situazione   di miseria  e di grande re-
pressione politica. Oggi queste situazioni vengono indicate con  "carrette del  mare"
ma la musica è sempre la stessa : disperazione e fame.    Il nostro amico non riuscì a
capire come il Comandante fosse riuscito a prendere gli accordi necessari per anda-
re in aiuto di questi disperati.     Venne calata una manichetta per poterli dissetare e
dei viveri ma ben presto capirono , con stupore, che non avevano fame anche se asse
rivano di essere alla deriva da circa due mesi. Pensate che il più giovane aveva poco
più di 1 anno mentre il più anziano era vicino agli 80 anni. Il giorno successivo venne
ro rimorchiati a terra , distante circa 90 Km , consegnati alle autorità malesi   e   da
 quel momento nessuno seppe più nulla di loro. E' corretto far rilevare che per oppor
tune norme di sicurezza , per evitare il contatto con la ciurma della Esso Chile ,i pro
fughi non ebbero il permesso di salire a bordo.        Questo episodio rattristò molto 
Ottaviano ed il suo pensiero è andato alla famiglia mentre si augurava che quelle per
sone potessero ottenere protezione e quella libertà tanto sognata e tanto disperata-
mente cercata.
Arma 23 giugno 2011 il racconto riprende
L'ULTIMO VIAGGIO DELLA ESSO CHILE
Con l'ultima goccia di petrolio spremuta da Tembungo, a metà del mese di novembre,
la Esso Chile , con un carico ridoto, iniziò il suo ultimo viaggio. La velocità di crocie-
ra della nave era di 8 nodi (circa 15 km/ora) Questa velocità così bassa era   conse-
guente a due precise ragioni : la prima era costituita dalla vegetazione   che si   era
sviluppata nel lungo periodo che la nave era stata ferma in acque tropicali   raggiun-
gendo uno spessore di 10 cm I denti di cane a quelle latitudini sono molto  sviluppati
e vengono chiamati "Barnaches" Immaginate che dentro ad ognuno può entrare un di
to pollice inoltre a peggiorare la situazione era il fatto che da molti anni la nave non
entrava in bacino per la pulizia della carena.(di regola questa operazione viene  ese-
guita ogni due anni circa per tutte le navi controllate dai registri navali) senza  con-
tare che rimanendo ormeggiata vicino ad un pozzo petrolifero la proliferazione   dei
barnaches si era sviluppata molto velocemente.    La seconda ragione che impediva di
raggiungere una velocità più elevata era dovuta alla cattiva manutenzione delle mac-
chine in quanto le caldaie avevano molti tubi eliminati riducendo di conseguenza   la
produzione del vapore necessario per la propulsione delle turbine. Ci vollero 12 gior
ni circa di navigazione per raggiungere il porto di Srirocha (vicino Bangkok) In por-
to il Comandante ed il nostro amico si presero una piccola franchigia facendosi por-
tare a Pataya una zona turistica.      Sorridendo Ottaviano mi racconta una scena al-
quanto buffa avvenuta all'uscita dell'albergo poichè incrociarono una signora    che
stava parlando , sguaiatamente, ad alta voce in romanesco. Il nostro amico ed il   Co-
mandante si scambiarono un cenno di intesa con il gomito ed iniziarono a parlare   in
inglese al fine di apparire stranieri e si allontanarono velocemente.    Vennero anche
avvicinati da due bambini che volevano vendere pietre preziose ad un prezzo   abba-
stanza basso ma era molto difficile poterle distinguere dai cocci di vetro   anche se
i ragazzi le battevano con forza con dei sassi per dimostrarne la durezza.  Visitaro-
no , solo per curiosità, alcuni alberghi lussuosi di Pattaya dove videro cose che   non
è bello raccontare.      Per esempio nella hall  molte ragazze, annoiate, sedute dietro
una vetrata.   Erano in mostra per essere scelte da un uomo desideroso di compagnia
femminile e soprattutto non avrebbero potuto rifiutarsi .     Tale comportamento era
riconducibile alla sottoscrizione di un contratto ma quello che più rammaricò   Otta-
viano era il fatto che erano tutte molto giovani.     Ma le sorprese non erano finite in
quanto rientrando a bordo trovarono altre ragazzine che si vendevano per pochi de-
nari con il consenso della loro mammasan, la quale tentava in ogni modo di   venderle
bussando a tutte le porte delle cabine anche se Ottaviano vi si era barricato.     Pur-
troppo molti membri dell'equipaggio si intrattennero con quelle piccole   disgraziate.
In fase di  manovra di attracco o di partenza della nave i piloti raccontavano   fatti
di una crudeltà incredibile accaduti in quegli anni. Quasi sempre i responsabili  era-
no i pescatori tailandesi che depredavano i sampan vietnamiti in fuga dal     Vietnam,
inoltre spesso abusavano delle donne , rubavano ogni oggetto di valore, ed alla fine
uccidevano tutti i componenti dell'equipaggio ed infine affondavano  l'imbarcazione
Al nostro amico raccontarono un fatto accaduto ad una nave francese la quale  fer-
mò una barca di pescatori che stava trainando al largo , per affondarlo, un   sampan
carico di vietnamiti trucidati a cui era stato rubato tutto quello che possedevano.
Tutta questa ferocia aveva origine dal fatto che i vietnamiti in fuga avevano oro ed
oggetti preziosi che rappresentavano tutto il loro tesoro. Questo piccolo tesoro veni-
va nascosto nei posti più impensati , anche nella falchetta (il bordo delle    imbarca-
zioni) ed è per questo che tutte le imbarcazioni depredate si presentavano con i bor
di ed ogni altra parte dell'imbarcazione distrutta. Ma ora Ottaviano riprende il rac-
conto del viaggio. Partiti da Sriracha il nostro amico decise di stare   sul   ponte   di
comando anche se il suo compito era quello di sovraintendere al buon funzionamento
dell'apparato tecnico quando vide , a prora della nave, in mezzo al mare calmo, qual
cosa che assomigliava ad una pinna dorsale di un'orca maschio attorniata da    molte
altre presumibilmente femmine.    Venne informato il Comandante il quale diresse im-
mediatamente la prua sul branco considerando anche che non vi erano cancelli    da
rispettare per il fatto che la nave era scarica ed era diretta a Singapore per  effet-
tuare la manutenzione di pulizia delle cisterne, dopo aver effettuato il butterworth
con acqua di mare molto calda. Il cancello è la data precisa di. . . . . . . .
Arma 30 giugno 2011 il racconto riprende
arrivo della nave da rispettare per la discarica e se tale data non viene     rispettata
viene cancellata (dall'inglese to cancel) e l'armatore è costretto a   pagare le penali
previste nel contratto di trasporto.     Il branco viene raggiunto agevolmente e le or-
che evitarono la nave., un poco grazie alla velocità ridotta   ed un    poco dal rumore
dei motori.      E' strano incontrare orche in acque calde come nel golfo thailandese,
normalmente si possono vedere in   acque fredde    vicino al polo Nord e nelle acque
interne delle isole Lofoten in Norvegia o vicino alle coste del Cile in Alaska.         Il 
Comandante manovrò la nave in modo da poterle avvicinare un paio   di volte ma   im-
provvisamente sparirono sott'acqua per ricomparire dalla parte opposta della   nave.
Ottaviano desidera raccontarci un fatto insolito.    Una sera a prora vennero trovati
sotto il castello alcuni falchetti che stavano migrando , erano   stati   attirati   dalla
luce e approfittavano del riparo per riposarsi..   Alcuni marinai riuscirono a catturar
li e dopo aver legato un cartoncino alle loro zampette li lasciarono liberi.  Gli uccelli
volarono in alto soprattutto spaventati dal rumore del cartoncino   ma il giorno  dopo
due di loro si rifugiarono nuovamente nel castello di prora,   avevano ancora   legato
alle zampe un pezzetto di spago ma questa volta, con grande gioia del nostro  amico,
non furono più disturbati. 
PULIZIA DELLA NAVE ED INCIDENTI
La pulizia della nave inizia con il butterworth (lavaggio cisterne) Azionando una pom
pa viene gettata acqua di mare scaldata ad una temperatura di oltre 60° e per   fare
questa operazione viene utilizzata la tubazione antincendio . All'interno delle cister
ne vengono sistemate delle macchinette del butterworth che   ruotano   e  spruzzano
l'acqua calda lavando le cisterne dal crudo residuo.    Erano sufficienti due macchi-
nette per cisterna e l'operazione veniva eseguita in due cisterne per volta.  Dato che
la Esso Chile era dotata di 30 cisterne  a causa  lo   scarso numero di macchinette il
lavoro risultò lungo e snervante in   quanto il lavoro continuò ininterrottamente  not-
te e giorno e le macchinette venivano tenute in funzione 4 ore per   ogni   cisterna e
l'acqua con il crudo rimosso veniva depositata in una apposita cisterna. La nave rag-
giunse la rada di Singapore ed il contenuto del lavaggio   venne   scaricato a  bordo 
della Esso Augusta , anch'essa destinata alla demolizione e   successivamente   sulla
Esso Tokio, una superpetroliera che il nostro amico ebbe il piacere di visitare     nel
corso della sosta.      Terminato lo scarico dei residui oleosi la nave venne invasa da
molti operai per la rimozione dei sedimenti mediante raschiaggio perchè in quel tem
po l'armatore non aveva adottato il " crude oil washing" utilizzato per evitare  l'ac-
cumulo dei sedimenti. L'operazione di pulizia venne eseguita riempiendo le  cisterne
di acqua di mare mentre gli operai utilizzando vecchie camere d'aria  galleggiavano
sul livello dell'acqua. A mano a mano che il livello si abbassava gli operai   raschiava
no correnti, ordinate e tubazioni.   Era necessario ventilare le cisterne con aria for-
zata a mezzo ventilatori ad acqua mentre per illuminare l'interno delle cisterne   ve-
nivano utilizzate lampade di sicurezza ad aria compressa " le   lampade Gas   Proof"
omologate dai registri navali.     Una sera però accadde una tragedia , alcuni operai
malesi morirono per asfissia a causa di un accumulo di gas all'interno della cisterna
n.1 laterale sn. Appena i compagni si resero conto di quello che stava accadendo  av-
vertiromo gli ufficiali di bordo e questi il Comandante.     In un tentativo estremo lo
stessso Comandante indossò l'autorespiratore e si calò subito sul fondo della cister-
na  Imbragò i malcapitati che vennero issati in coperta . Anche il nostro amico si pro
digò nel tentativo di rianimarne uno utilizzando la maschera "resuscitator" ma  tutto
fu vano.Il Comandante informò immediatamente l'autorità portuale che giunse  entro
30 minuti.     Appena giunti a bordo il Comandante urlò ripetutamente "bring them to
the hospital" costringendoli al trasporto subito malgrado avessimo capito che  erano
già deceduto appena avevano raggiunto la coperta. Il giorno dopo sul giornale appar
ve l'articolo in cui veniva precisato che erano deceduti durante il trasporto in ospe-
dale.  Il lato più disumano della vicenda fu il fatto che le vittime erano immigrati dal
la Malesia (clandestini) che lavoravano per pochi   denari e sicuramente nessuno   a-
vrebbe avanzato mai una richiesta di risarcimento. e così fu.   Ma l'amico  Ottaviano
volle comprendere come era potuto avvenire l'incidente e fece una indagine persona
le dalla quale emerse che . . . .
Arma 07 luglio 2011 il racconto riprende
la cisterna non veniva usata da tempo, i ventilatori erano insufficienti inoltre i sedi-
menti erano molto spessi e duri da rimuovere pertanto gli operai stavano facendo
molta fatica con la conseguente necessità di maggiore ossigeno, ma lo scarso ricam-
bio d'aria l'aveva resa irrespirabile e tossica causando la loro rapida more.
FINE DEL VIAGGIO
La navigazione continuò verso Formosa dove era stabilito che dovesse essere conse-
gnata la nave. Giunti nella rada di Kaoshung rimasero in attesa che armatori concor-
dassero il prezzo prima della consegna. Il tempo sembrava non passare , l'equipag-
gio guardava terra come fosse l'ultgima spiaggia del mondo. Rimasero alla fonda in
rada per una settimana e per tutto il tempo pensavano "fra mezz'ora si entra " ma
inutilmente. Per far passare il tempo guardavano quello che accadeva attorno ed un
giorno assistettero ad una pesca di cui fecero fatica a capire il contenuto. . . tonno,
acciughe oppure altro pesce, certamente si trattava di una pesca di superficie, cioè
di pesce azzurro mentre le imbarcazioni impegnate pareva che stessero garaggiando
freneticamente tra loro, solcando il banco di pesce in lungo ed in largo. Il pesce ac-
cumulato era molto pertanto il banco doveva avere dimensioni enormi. Curiosamente
l'equipaggio notò che le imbarcazioni da pesca oltre ad essere dotate di un buon
motore procedevano appaiate con la prora legata da un traversino (fune) mentre a
poppa era sistemata la rete sollevata dalla superficie del mare e arrotolata sulle
due poppe in modo da essere prontamente filata e calata, al segnale convenuto, nel
momento in cui veniva mollato il traversino. La rete si sfilava e veniva calata rapida-
mente in mare mentre le due imbarcazioni si allontanavano tra loro in modo da for-
mare un enorme cerchio che si richiudeva su stesso quando le due barche si riuniva-
no. Al termine dell'operazione la rete veniva stretta sul lembo basso come si usa nel
mediterraneo con la cianciola completando così la cattura. Le barche da pesca gira-
vano in lungo e in largo a tutta velocità cercando di fare più azioni possibili di cala-
ta. Il pescato, molto probabilmente , veniva portato ai mercati di Formosa per  la 
vendita all'asta e quindi trattato per la lavorazione conserviera. Ultima osservazione
di Ottaviano. . . quelle erano le acqua territoriali della Cina Nazionalista. Finalmente
ricevbettero il telegramma tanto atteso di entrare a Kaoshung per consegnare la na-
ve al cantiere di demolizione. La notizia portò molta allegrai, tuti erano felici di la-
sciare la nave e fare ritorno alle proprie famiglie soprattutto perchè si sentiva l'a-
ria di Natale. La nave venne lasciata il 25 dicembre 1982 e l'equipaggio venne ospi-
tato in albergo. Il giorno successivo vennero prelevati ed iniziò il viaggio da 
Kaoshung a Taipei . Attraversarono l'isola di Formosa da nord a sud, raggiunsero
 Taipei nel primo pomeriggio dove era previsto di pranzare all'aeroporto di Taipei
Mentre attraversavano l'isola il nostro amico si godeva il paesaggio. Ai lati della 
strada fattorie con grandi allevamenti di anatre ed animali da cortile. Si poteva di-
stinguere l'età degli animali dal loro colore , dal giallo al grigio, bianco. Pulcini, ana
troccoli, oche , tacchini contenuti a milioni in ogni recinto. Ogni fattoria , in un an-
golo , molto curato, mostrava le tombe , ciò può essere spiegato dal culto dei Cinesi
per i loro antenati. I campi erano invasi da margherite gialle simili a quelle che era-
no nel giardino di Ottaviano nella sua infanzia, alte più di due metri che in piemonte
venivano coltivate per produrre i Topinambour (rizomi che vengono cotti e mangiati
come verdure) Quando raggiunsero l'aeroporto Otaviano notò che gli ufficiali filip
pini intenti a scaricare grandi quantità di elettrodomestici destinati alle loro fami-
glie e molto probabilmente ad al mercato clandestino perchè ogni persona aveva due
o più lavatrici, televisori e tanto altro Sull'aereo per l'Europa salirono solo tre 
membri dell'equipaggio il Comandante , l'Ispettore di macchina e Otaviano in quali
tà di direttore di macchina mentre gli membri avevano preso direzioni diverse, chi
verso le filippine, che per Singapore. Il viaggio fu lungo e fecero sosta a Hong Kong
Bangkok, Bombey, Mushat ed infine Parini e qui il nostro amico fece sosta per sei
ore prima di prendere il volo per Dusseldorf dove lo aspettava la sua famiglia.
Siamo giunti al termine di questo lungo viaggio di lavoro ed il mio amico Ottaviano
non può fare a meno di guardarmi e sorridere perchè in tutto questo tempo ha rivis-
suto una parte della sua vita che non potrà mai dimenticare. Ogni viaggio, ogni nave
lascia nel cuore del navigante esperienze, amicizie che lo hanno accompagnato per
mesi. Non mi resta che ringraziare di cuore Ottaviano per avermi permesso di scri-
vere questo racconto di vita vissuta, a volte con ricordi di gioia, altre con ricordi
tristi ma tutti fanno parte del bagaglio personale di un uomo di mare.
                                    Valentino
RICORDI DI MARE . . . DI GUERRA. . . d'altri
Il marittimo svolge il suo lavoro nel mondo , non ha confini e , a volte, viene coinvol-
to in situazioni molto pericolose ma deve fare il suo dovere ma soprattutto deve cer
care di ritornare a casa. Questo racconto dell'amico Ottaviano narra appunto pro-
prio uno di questi momenti drammatici che , per fortuna , si è concluso felicemente
ma quanta paura.
Ottaviano era imbarcato sulla nave OBO Mercedes  adibita al trasporto di grnaglie
carbone e altri minerali in genere ma anche al petrolio crudo o raffinato e la Tuga
ossia le cabine ed ik ponte di comando erano sistemate nella zona poppiera davanti
ala ciminiera. Dovete anche sapere che il nostro amico è nato in riva al mare , i suoi
antenati erano capitani di mare e che suo padre iniziò a navigare su una nave a vela
pertanto era logico che anche lui seguisse la tradizione di famiglia , frequentò il
Nautico e divenne Direttore di Macchina.
Era l'anno 1986, domenica 3 agosto, la nave stava tranquilamente navigando nel gol-
fo Arabico o Persico a seconda della sponda da cui si guarda costeggiando in pros-
simità dello stretto di Ormutz, il nostro amico era Direttore di macchina e l'equipag
gio era tutto italiano. In quel tempo gli Iracheni avevano contrasti con gli Iraniani 
dando vita ad una guerra , facendo a gara a chi uccideva di più, amici, nemici, non
importa chi, era sufficiente uccidere. Un'atroce consuetudine voleva che i ragazzi
corressero attraverso i campi minati per creare nuovi martiri per il grande paradiso
Islamico. Il nostro amico, a conferma di tutto ciò, ritiene importante ricordare che
un giorno vide  un servizio TV  nel quale mostravano che ragazzi di strada venivano
prelevati a Teheran dalla polizia per essere mandati liberamente, si fa per dire, a
correre attraverso i campi minati. Ma ora ritorniamo ai fatti che lo hanno visto pro-
tagonista . Avevano appena finito di pranzare ed era sul ponte di comando ed il Co-
mandante stava parlando, via radio, con un ufficiale di corvetta  Iraniana il quale
chiedeva delle informazioni sulla nave e sul suo carico. Il carico era stato fatto a
Minassaud in Kuvait ed il petrolio era destinato al Giappone. Tutto si stava svolgen-
do nella più assoluta tranquillità, nave liberiana, equipaggio italiano e l'ufficiale
che comandava la corvetta Iraniana parlava un italiano perfetto. A questo proposito
Ottaviano vuole fare una precisazione, ricordò quando era all'accademia navale di
Livorno come allievo ufficiale di complemento ed in ogni classe vi erano allievi ira-
niani inoltre quelli che frequentavano la 3a e 4a venivano considerati superiori es-
sendo ufficiali e , a turno, impartivano punizioni agli aspiranti guardiamarina italia-
ni punizioni come giri di campo, giri di barra, giorni di consegna ed altre angherie.
Forse potrà sembrare una esagerazione ma al termine del colloquio l'ufficiale della
corvetta iraniana saluto l'ufficiale italiano con la parole " addio" ma alla luce di 
quello che accadde poco dopo forse voleva dire "  a Dio ". Passarono pochi minuti e
la nave italiana . . . . . . . 
Arma 21 luglio 2011 il racconto riprende
venne attaccata da un elicottero iraniano, alla faccia dei ricordi di accademia, ai
rapporti di amicizia ora la nave liberiana era un obiettivo militare , poco importava
che l'equipaggia fosse italiano dovevano distruggere il carico. Gli obiettivi     nella
guerra Iran-Irak erano soprattutto i prodotti petroliferi e non importava se fosse-
ro ancora nei serbatoi di terra oppure a bordo di navi. Non importava neppure che
il carico fosse stato fatto in Kuwait stato neutrale.  Erano le 3 del pomeriggio   ed
Ottaviano si era appena disteso in cucetta per riposare quando si scatenò l'inferno.
L'equipaggio avvertì un colpo metallico molto forte, improvviso, che    fece   saltare
dal letto Ottaviano che corse immediatamente sul ponte di comando per capire quel-
lo che era accaduto. Raggiunse l'aletta di destra quando avvertì un secondo   colpo
più ovattato che fece sussultare le lamiere dell'aletta di ds. (per coloro che non lo
sanno le alette sono simili a due terrazzini che uniti al ponte di comando si estendon
fino all'altezza della fiancata per permettere la massima visibilità possibile durante
le manovre) In un primo momento il nostro amico non comprese la natura dei colpi ma
poco dopo si rese conto che erano conseguenti al lancio di razzi ed il secondo aveva
colpito la tuga di sn. proprio sotto la stazione radio.    La vista del fumo proveniente
dai locali sotto la stazione radio suggerì, grazie all'istinto di conservazione, di cor-
rere in sala macchina per mettere in moto le pompe antincendio di grande portata La
paura , la confusione del momento non fecero perdere la lucidità del nostro    amico
e ripassò , nella propria mente, tutti gli interventi che doveva predisporre ,come tan-
te volte aveva studiato, necessari in caso di emergenza non l'ultimo il pensiero   che 
poteva essere ferito pertanto corse utilizzando la parte della nave più protetta e lon
tana dai colpi. Corse all'altezza delle testate del motore cercando di coprirsi con il
corpo dai depuratori e dal motore stesso mentre i suoi collaboratori   lo   seguivano 
cercando di rendersi utili.    Ottaviano notò che tutti erano spaventati ma cercavano
in ogni modo di nascondere la preoccupazione .     Per meglio prendere coscienza di
quello che stava accadendo risalì sul ponte di comando ma non utilizzò   l'ascensore
per paura di rimanervi chiuso dentro, non voleva fare la classica fine del topo.    In
preda al panico ma con lucidità sorprendente esortò il Comandante a fare rotta ver-
so la costa preoccupato soprattutto di un possibile nuovo attacco e quindi la   neces-
sità di dover abbandonare la nave in fiamme. Il Comandante non riusciva a compren.
dere completamente quello che stava accadendo inoltre non conosceva l'entità    dei
danni compreso l'incendio che si stava sviluppando sotto il ponte. La paura, la fatica
e lo stress incominciavano a fare effetto tanto che le gambe di Ottaviano sembrava
non rispondere più ai comandi. Finalmente il Comandante comprese la gravità di quel
lo che stava accadendo, si rese conto che la stazione radio era stata colpita e dette
ordine di virare verso terra in direzione di Dubai distante poche miglia.     A mano a
 mano che il tempo passava Ottaviano riuscì a farsi un'idea della tragica situazione,
fortunatamente solo uno dei due razzi era esploso al'interno di una cabina sotto   la
stazione radio.    Molto probabilmente era intenzione degli attaccanti impedire la ri-
chiesta di aiuto al fine di poter isolare la nave prima di incendiare il carico con tut-
ti gli occupanti della nave.   Il loro obiettivo era creare panico per ostacolare il più
possibile le operazioni di soccorso. Ma quel giorno la fortuna era a favore della  na-
ve liberiana in quanto il razzo. . . . . . 
Arma 28 luglio 2011 il racconto continua
che doveva incendiare il carico non era esploso facendo fallire tutti i tentativi   de-
gli assalitori, Ottaviano ed i suoi uomini dettero inizio all'operazione di   spegnimen-
to del principio di incendio , utilizzando le scalette   di   emergenza esterne  veniva 
gettata acqua nel corridoio e nella cabina dove era esploso il primo razzo.   Pensate
che l'acqua a contatto con le lamiere roventi si trasformava in vapore.   Il corridoio
interno era intasato da infissi crollati così come le paratie delle cabine degli   uffi-
ciali a proravia impedendo l'accesso ai locali in fiamme.       Il corridoio al 3° piano 
era a forma di una P greco, sul lato più lungo le cabine ufficiali, mentre le appendi-
ci di poppavia terminavano con due cabine a sn. , la lavanderia e una saletta     uffi-
ciali a ds. Il nostro amico, aiutato dal marò e dal piccolo di camera gettò acqua   sul
pavimento del 4° piano dove le mattonelle di linoleum avevano iniziato a   sfrigolare.
Nel tentativo di limitare l'incendio vennero riempiti di acqua tutti i cassetti della ca
bina del marconista.      La cucetta del marconista presentava tre grandi tagli  lungo
tutto il materasso causati dalle schegge metalliche conseguenti   all'esplosione   del
razzo che avevano in precedenza divelto il pavimento in acciaio dallo spessore di   6
mm. conficcandosi quindi nel soffitto e recidendo i cavi elettrici. Ottaviano   proce-
dette ad allagare tutte le cabine nel tentativo di impedire che l'incendio si    svilup-
passe ai piani superiori anche perchè il razzo   aveva una   componente   incendiaria.
Il corridoio del 4° piano era invaso dal fumo obbligando   le persone   a   camminare
carponi e respirando con difficoltà .      Ed ecco che Ottaviano spinto da uno spirito
di conservazione e dalla paura pensò che doveva  scaricare   all'esterno i fumi   sta-
gnanti all'interno della nave per mostrare agli assalitori che l'attacco aveva    avuto
esito favorevole e che la loro missione aveva avuto successo, soprattutto per    evita-
re che ritornassero. Spaccò gli oblò del corridoio in modo da permettere lo   scarico
dei fumi stagnanti al 4° piano raggiungendo anche lo scopo di poter camminare eret-
to e respirare regolarmente. Raggiunse la stazione radio le cui pareti   presentavano
molti buchi dovuti alle schegge del razzo esploso e   da  uno di questi fori   filtrava,
dal piano inferiore , una luce intensa, come un incendio, pertanto diresse  l'idrante 
in quella direzione e quando il fumo si diradò si accorse che quella luce era dovuta
ad una pila portatile che si era accesa a causa dei bruschi   movimenti   dovuti   allo 
scoppio. A questo punto Ottaviano desidera fare un resoconto dei fatti. Il primo raz
zo aveva colpito il boccaporto n.3 (la nave aveva 9 stive ed ognuna aveva un   bocca-
porto a chiusura stagna per mantenere la pressione dei gas inerti) e nella sua  traet-
toria aveva urtato un passamano, quindi una valvola antincendio terminando   la   sua
corsa contro la lamiera verticale di poppavia   del boccaporto  n.3   disintegrandosi 
senza esplodere. Il secondo razzo era entrato da poppavia nella tuga facendosi stra
da attraverso uno dei pilastri di sostegno del Polipasto ( in realtà è un    componente
collegato al braccio. . . . . . .
Arma 4 agosto 2011 il racconto riprende
della gruetta ruotante) utilizzato per caricare nella stivetta materiale   e    provviste
in quanto scorreva dal lato ds. a quello sn. della nave.        Il foro si presentava ben 
definito come se fosse stato fatto con la fiamma ossidrica e lungo la sua   traettoria
un secondo foro, uguale al primo, sulla paratia di poppavia della tuga vicino   ad   un
finestrone della cabina di sn., anche questo di un diametro di circa 40 cm. sembrava
fatto con il cannello. Al termine dell'operazione di spegnimento dell'incendio si   ve-
rificarono i danni, la cabina si  presentava bruciata in ogni parte,dal soffitto pende
vano pannelli di plastica , dall'impianto idrico usciva ancora acqua, nella doccia  ac-
cartocciata alcune parti in alluminio del razzo.    Tutto questo portò alla conclusione
che il razzo era filoguidato. Le paratie esterne delle cabine presentavano fori slab-
brati verso l'esterno mentre quelle in cartongesso   nell'esplosione   erano    cadute 
ostruendo il passaggio nel corridoio di accesso alle stesse.   Il soffitto della cabina
era bombato verso l'alto ed attraversato da fori i quali avevano lacerato il materas-
so della cucetta del marconista il quale, per sua fortuna, era impegnato in un lavoro
all'esterno, inusuale di domenica.    Ovunque fili elettrici accartocciati mostravano i
resti del razzo al suo passaggio.   Da un accertamento più dettagliato ed osservando
meglio l'allineamento dei fori, considerato che erano stati fatti da un solo razzo   si
dedusse che dovevano creare la strada nella struttura della nave con varie esplosio-
ni, almeno tre.     Mentre la nave stava entrando nelle acque territoriali dell'emirato
arabo di Dubai apparve nuovamente l'elicottero ma questa voltò virò e   si  allontanò.
Ottaviano è certo che se la nave avesse continuato nella sua rotta in acque   interna-
zionali oppure avesse rallentato l'avvicinamento e   l'entrata in   acque    territoriali
amiche sarebbe stata nuovamente colpita e forse colata a picco.   Ottaviano è orgo-
glioso per quello che ha fatto soprattutto aver convinto il Comandante a virare verso
Dubai.  Il resto della giornata è stato dedicato alla verifica dei danni e ad assciuga
re il piano 4, per fortuna vi fu un solo ferito lieve, l'elettricista che si era attardato
a guardare dall'oblò, venne colpito da un frammento di vetro ad una gamba.    Venne
portato a terra , medicato in ospedale ritornò subito a bordo.   In tarda serata tutto
l'equipaggio telefonò alla propria famiglia per tranquillizzarla-      Quando il nostro
amico fu messo in collegamento con la moglie per sdrammatizzare la situazione chie
se " come sta il gatto ? " mentre Lei molto preoccupata voleva sapere come stava an-
che perchè il comandante aveva avvisato la compagnia di navigazione e questa tutte
le famiglie informandole che la nave Mercedes era stata colpita in golfo persico   e
che non sapevano se vi erano delle vittime e feriti. Ottaviano ritenne il   comandante
e la compagnia di navigazione responsabili per aver agito con troppa   superficialità
A completare la confusione il lunedì la nave   fu invasa da   un nugolo di personalità,
ispettori dei registri navali, ufficiali della capitaneria del porto di Dubai, assicura-
tori che chiesero , con insistenza , documenti, certificati, registri , come erano avve
nuti i fatti ecc. Si erano riuniti tutti nello studio del comandante il quale per tutta la
giornata e nei giorni successivi rimase seduto dietro quella   benedetta   scrivania e,
pontificando , raccontò che la salvezza  della nave era dovuta al suo tempestivo   in-
tervento.       Gli avvenimenti di guerra avevano fatto peggiorare lo stato di salute di
Ottaviano a tal punto che a causa dello stress subito le sue gambe peggiorarono, era
praticamente immobilizzato. Finalmente giunse a bordo. . . . . . 
Arma 11 agosto 2011 il racconto riprende
il capo del personale , proveniente direttamente da Tarrytown (New York) e quando
propose a tutti la possibilità di fare ritorno a casa il nostro amico fu il primo ad  al-
zare la mano. Ottaviano ricorda con dovizia di particolari che parlando del  pericolo
corso , il presidente della compagnia, giunto a bordo con gli ispettori, disse   che   il
primo razzo era da esercitazione,    Ottaviano, senza proferire parola, raggiunse la 
coperta nel punto del primo impatto, prese un piccolo frammento di materiale  esplo-
dente che era ancora vicino ad altri resti del razzo, lo portò   sul   ponte e  chiese il
permesso di accenderlo in un portacenere.     Con sorpresa di tutti, il pezzettino che
era piccolo come l'unghia del dito mignolo, prese fuoco e le fiamme che si  sviluppa-
rono raggiunsero il soffitto della sala nautica che era ad una altezza di oltre un me-
tro e mezzo al di sopra del piano del tavolo nautico.     In quel momento faceva bella
mostra l'arroganza di certi funzionari che carichi di prosopopea , appena messo pie
de a bordo chiedevano le cose più assurde ed il personale di bordo   doveva correre
per procurarle. In quel momento Ottaviano avrebbe desiderato   che   quelle persone
così saccenti avrebbero dovuto essere presenti all'attacco per   vivere quei momenti
di terrore e di grande pericolo. Solo allora avrebbero potuto comprendere la  gravi-
tà dei fatti e sicuramente avrebbero fatto meno domande ma avrebbero  ringraziato
Dio di essere ancora vivi. La settimana trascorse tra interrogatori, riassetto e ripara
zione dei danni, ricerca dei documenti, elenchi, pezzi di rispetto ecc. La cabina col-
pita dal razzo risultò essere un deposito di schede elettroniche   di ricambi    Simos
(il controllo automatico di messa in rete e mantenimento del parallelo dei generatori
principali) e tutto questo solo per poter riscuotere una somma maggiore dalla compa-
gnia di assicurazioni. In seguito la stazione radio, con i soldi dell'assicurazione,  fu
completamente riparata. La nave dopo una sosta nel porto di Dubai partì, con   l'qui-
paggio rinnovato al 75%, con le luci spente, compresi i fanali di navigazione     come
raccontarono i colleghi ritrovati in seguito su altre navi.       Appena la nave fu fuori
dallo stretto di Ormuz venne fatta una telefonata, con parola d'ordine  prestabilita,
al presidente che era comodamente e tranquillamente alloggiato in un lussuoso alber
go di Dubai a " trepidare" (si fa per dire) .     Quello che più indispettì Ottaviano fu
il fatto che giunto in Italia non trovò nessuna notizia sui giornali, evidentemente   la
notizia di italiani imbarcati su di una nave liberiana era priva di interesse pur consi-
derando che il Console italiano a Dubai era stato informato ma molto  probabilmente
era impegnato nei suoi affari personali dimenticando completamente l'attacco  subi-
to da cittadini italiani.    Ottaviano vuole fare una riflessione ad alta voce: la beffa
maggiore è che l'ufficiale della corvetta iraniana probabilmente aveva studiato nel-
l'accademia navale di Livorno, l'elicottero era stato costruito   in Italia così come   i
razzi mentre l'equipaggio  era composto da cittadini del mondo- praticamente    figli
di nessuno. A conclusione di questa drammatica storia e ad onore del vero Ottaviano
ricevette un indennizzo di 300 dollari ! ! ! per aver rischiato la vita e per aver salva-
to la nave grazie al suo sangue freddo ed al suo senso di sopravvivenza.
Il racconto è giunto al termine e Ottaviano lo vuole concludere con queste poche pa-
role " proprio a me doveva capitare ? "
Ringrazio l'amico Ottaviano per avermi fatto partecipe di questa storia  drammatica 
che sotto certi aspetti appare assurda ma è stata raccontata analizzando solo i fatti
quei fatti che mostrano quanto sia facile perdere il dono della vita per sporchi inte-
ressi personali sia di persone sconosciute sia di persone cha apparentemente   fanno
i nostri interessi.     Interessante è il contrasto in Accademia navale di Livorno dove
gli iraniani studiavano per divenire ufficiali, l'amicizia   tra popoli    diversi e poi lo
scontro con la cruda realtà dove, forse, quello   stesso ufficiale   tanto amico aveva
dimenticato il passato per divenire un nemico spietato e senza cuore.     Non bisogna
neppure dimenticare quello che accadde quando gli   ispettori   della compagnia   di
navigazione per trarre un vantaggio economico e, forse, di carriera, non    esitarono
a modificare i fatti dimenticando il valore della vita di un essere   umano  mettendo
a tacere la propria coscienza versando " trenta denari".
Grazie Ottaviano, il tuo amico Valentino
ARRIVEDERCI A GIOVEDI' PROSSIMO CON UN NUOVO VIAGGIO.
RICORDO LA PILLOLA DI LUNEDI' LA N.71
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
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