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VIAGGIO IN TURCHIA  

Dopo il fantastico viaggio in India e Nepal  che  ha  riscosso  molto interesse da 
parte di molti lettori il mio amico Piero ha voluto raccontarmi anche il viaggio  in
Turchia . Anche questo viaggio , come il precedente , è ricco di annotazioni sulla
storia della Turchia , sulla sua popolazione , sul passato pieno di storia , di  gran
di monumenti ed edifici sacri che testimoniano  la  grandezza  di un popolo che è
alle origini di un'antica civiltà. 
Come la volta precedente mi reco a casa del mio amico il quale , con molta pazien
za, inizia il racconto di questo viaggio.
PARTENZA DA ROMA ED ARRIVO A ISTAMBUL
Io e mia moglie decidiamo di fare un viaggio in Turchia.   Prendiamo contatti con
l'agenzia di viaggi e dopo aver espletato tutte le pratiche raggiungiamo l'aeropor
to di Roma destinazione Istambul.        Alla partenza ed anche all'arrivo eravamo
preoccupati in quanto non notammo nessuno con la classica borsa color pomodoro
pertanto ci era sorta l'idea di essere  vittime  di  una  truffa come se ne sentono
parlare sempre in TV. Avevamo paura di essere stati abbandonati in capo al mon-
do ma per fortuna , più tardi , potemmo constatare che tutto procedeva  secondo
il calendario di viaggio. Appena siamo scesi dall'aereo e dopo aver ritirato i baga
gli , assolti i vari controlli, uscimmo  dall'aeroporto  dove  ci stavano aspettando 
due persone con un vistoso cartello.  Uno si occupò dei turisti che si limitavano a 
visitare Istambul mentre l'altro di quelli che , come noi , dovevano  fare  il  tour.
Nel percorso dall'aeroporto all'albergo abbiamo una simpatica sorpresa , la gui-
da fece fare una sosta per la visita , fuori programma , alla moschea di Solimano
il Magnifico , eretta intorno al 1550 . Veniamo informati che questa visita ci per-
metterà di apprezzare meglio le altre moschee  che  avremmo    visitato nei giorni
successivi. Veniamo accompagnati nella nostra comoda camera all'albergo , Pera
Palas , vecchio ma di rango, pieno di fascino ed atmosfera.
I° GIORNO IN TURCHIA
L'indomani mattina facciamo visita alla città : Santa Sofia , alla Moschea Blu , al
l'antico ippodromo ed all'enorme cisterna sotterranea mentre il pomeriggio   visi-
tiamo l'affollatissimo labirinto coperto del leggendario Gran Bazar. Piove ma  ve-
niamo informati che siamo fortunati perchè solo due giorni prima la città era sot-
to la neve e la temperatura era molto più rigida. La guida , un turco quarantenne ,
baffi , fisico asciutto mostra la sua conoscenza della nostra lingua anche decla-
mando caratteristiche espressioni di vari dialetti italiani. Ogni tanto ci fa ridere
perchè conosce tutti i nostri modi di dire :   fumare come un turco , fare cose da
turchi , mamma li turchi ecc.   Ci ragguaglia sui vari luoghi che visitiamo con infor
mazioni storiche artistiche e   religiose alternando alle battute di spirito notizie 
di attualità e di politica. Decidiamo che la guida , il cui nome  turco è   impronun-
ciabile venga battezzato Camillo e tale nome gli rimarrà sino alla fine del viaggio
Ci tiene una lezione cercando di raccontarci le differenze di scrittura turche e
di fonetica ed alla fine l'unica cosa che abbiamo capito è che   per  dire un sem-
plice grazie dicono " tesekkur ederim" (senza tenere conto dei due punti sulla  u
oltre la cediglia sotto la esse.)
Facciamo ritorno in albergo per cenare , riposare e prepararci per il giorno dopo
e anch'io lo saluto e faccio ritorno a casa.

Arma 17.02.2011 il racconto riprende

II° GIORNO
Sono a casa del mio amico Piero che dopo aver riassunto quello che mi ha raccon
tato ieri inizia il racconto. . . . .visitiamo il famoso Top Kapi , con i suoi enormi  te
sori, oro a   quintali , smeraldi  grossi come kiwi , un   diamante    di 86 carati e  
rimaniamo affascinati da così tanti oggetti preziosi   constatando  nel   contempo
che gli edifici e i vari padiglioni pur ornati e belli non sono imponenti.  All'ora di
pranzo andiamo in un ristorante panoramico sul Corno d'oro ma siamo  sfortunati
perchè la giornata è piovosa e ci impedisce di gustare lo spettacolo che possiamo
solo immaginare con la fantasia. Riusciamo a malapena a distinguere il profilo  ca
ratteristico dei minareti di alcune grandi moschee , in lontananza , sulla  sponda 
opposta. Terminato il pranzo riprendiamo la nostra visita.   Costeggiamo il Mar di
Marmara , percorriamo la sottile penisola che   costituisce   la  parte occidentale
dello stretto dei Dardanelli, attraversiamo lo stretto su un traghetto ed in serata
raggiungiamo Canakkale dove siamo ospitati in un nuovo albergo. Prima di andare 
a letto facciamo una breve visita notturna al vicino lungomare ma dobbiamo molto
presto fare ritorno in albergo a causa del freddo intenso. La nostra guida Camil-
lo ci racconta la storia da cui prese spunto il detto " fumare come un turco" Tale
detto era dovuto ai genovesi che osservando quanto tempo i turchi dedicassero al
" narghilè" coniarono tale espressione.
La giornata è stata pesante e piena di sorprese pertanto dopo aver cenato faccia
mo ritorno alla nostra camera e prepararci   alla   visita   ad  alcune città tra cui 
Troia e Pergamo.
III° GIORNO
Il mattino dopo molto presto partiamo in pulman , per   fortuna ,  riscaldato dato 
che il freddo è sempre pungente per fare meta a Troia,     A parte la suggestione
del nome ,il luogo è apprezzabile solo per gli scavi archeologici. Vediamo le mode
ste tracce delle nove città sovrapposte , ripetutamente distrutte ,ma , la spettaco
larità è scarsa. Fa freddo e ci ritiriamo con piacere nel pulman riscaldato che mu
ove verso Pergamo. Pergamo che qui viene chiamata Bergama , ha una parte bassa
ed una acropoli. E' un florido centro che si sviluppa con lo smembramento dell'im
pero persiano che alla morte di Alessandro Magno   passa   sotto il dominio di un 
suo generale, Lisimaco , poi di mano in mano fino ad Attalo III alla cui morte pas
sa pacificamente ai romani. Una ricchissima biblioteca locale sarà data in dono a
Cleopatra da Antonio , e i volumi ,finiti in Egitto ,  scompariranno   purtroppo nel
famoso incendio della biblioteca di Alessandrai.    Dai romani ai bizantini , dagli
arabi ai turchi,   Non bisogna dimenticare che i tedeschi hanno trafugato le cose
più belle, le rovine meglio conservate e le portarono a Berlino, come il Tempio  di
Atena e l'Altare di Zeus.      Restano solo rovine di una certa suggestione come il
tempio di Esculapio , la Biblioteca , il Tempio di Traiano , il Teatro ,il Tempio  di
Dionisio a testimonianza di quante cose ignoriamo e di quante   altre  abbiamo di-
menticato tra quelle studiate ai tempi della scuola. Una faticosa scalata dei gra-
doni del Teatro e l'ardua ascesa sino all'Acropoli ci fanno   venire  il  fiatone e 
malgrado il luogo sia battuto dal gelido vento , siamo accaldati mentre un debole
sole fa splendere le bianche colonne e gli antichi marmi. Dopo aver pranzato  par
tiamo per Kusadasi . Costeggiando il Mar Egeo ci dirigiamo verso Izmir  (Smirne)
Vediano da lontano , sull'altro lato del golfo , gli edifici moderni della città ,  le
strutture portuali , attraversiamo una squallida periferia con colline gremite    di
casupole addossate le une alle altre in un disordine che ricorda le " favelas" bra
siliane. La tappa è molto lunga , oltre trenta chilometri , e non c'è tempo di   fer-
marci. Bisogna arrivare a Kusadasi prima del tramonto perchè le strade sono scar
samente illuminate inoltre vi è la possibilità di essere assaliti.    Finalmente siamo
arrivati a Kusadasi , ridente località balneare purtroppo la stagione è finita e gli
alberghi sono chiusi ad eccezione del nostro rimasto   aperto   per ospitare il no-
stro gruppo. E' un ottimo albergo, unica stonatura è la foto esposta , in   bella vi-
sta , del proprietario defunto.
Il mio amico Piero ora è stanco , ha bisogno di riposare, pertanto mi invita ad an-
dare via e mi da appuntamento per il giorno dopo.

Arma 24.02.2011 il racconto riprende

IV GIORNO
Il mattino dopo partiamo per Efeso , e la visita si rivela davvero prodigiosa. Le ro
vine sono imponenti e spettacolari. L'Odeion , una sorta di piccolo teatro coperto
dove si radunava il Senato civico, e che fungeva anche da vero teatro con una ca
pacità di 1400 spettatori seduti è l'edificio che ha dato il nome ai nostri vari mo-
derni cinematografi Odeon .   L'Agorà , il Prytaneion (una sorta di municipio) , la
via dei Cureti ( i Cureti erano un mitico gruppo di personaggi della religione  gre-
ca facente parte della corte di Rea moglie di Crono) che , lastricata con marmo e
pietre , attraversava la città , circondata da colonne , piedistalli , basamenti , ca
pitelli , fregi , iscrizioni,  mosaici , statue e resti di edifici pubblici e privati   di
grande suggestione. I ricchi resti del Tempio di Adriano , la stupefacente faccia
ta della Biblioteca del Celso, l'Artemision ed un enorme teatro rendono possibile
immaginare questa città piena di esuberante vita pubblica e privata. Distrutta  da
nemici e terremoti , ricostruita più volte , mostra vestigia greche , persiane e  ro-
mane . Varrebbe la pena andare in Turchia anche solo per Efeso. Si dice che è il
luogo dove predicò l'apostolo Giovanni ( che qui è sepolto) e dove prese dimora ,
si dice , la  Madonna. Anzi , su una vicina altura , si può   vedere   la casa che da
Lei sarebbe stata abitata.    Dopo aver pranzato in una accogliente osteria prose-
guiamo per Aphrodisias.  Attraversiamo la valle del fiume Meandra che è così tor
tuoso come vuole la leggenda ed il termine che ne è derivato. La città che è molto
antica ha preso questo nome in età ellenistica perchè dedicata ad Afrodite. Le ro
vine sono meno spettacolari di quelle straordinarie di Efeso. E' stata sede di una
famosa scuola di scultori venuti da Pergamo ed erano molto apprezzati dai  greci
e dai romani. Molto ben conservati sono il Teatro e le terme di Adriano, molto me
no il tempio di Afrodite che , ovviamente doveva essere molto importante.   Vera-
mente grandioso è invece lo Stadio , capace di 30.000 spettatori , ed è quasi  in-
tegro. Dopo la visita ad Aphrodisias procediamo verso Pamakkale dove  arriviamo
in tempo per visitare brevemente la necropoli di Hierapolis  che si   prolunga  per
quasi due chilometri ai lati della strada e mostra ua imponente raccolta di  tombe
dalle fogge più varie : a tumulo , a sarcofago e mausolei  ( dal nome di Mausolo) ,
re di Caria , la cui tomba sontuosa fatta erigere dalla moglie Artemisa ad Alicar-
nasso , era una delle meraviglie dell'antichità. Dopo la necropoli costeggiamo un
edificio termale trasformato in luogo di culto cristiano , dal   muro   perimetrale 
sbilenco che ci costringe a girare al largo per evitare di rimanerci sotto   in caso
di crollo. Più avanti una porta a tre archi chiamata Arco di Domiziano , una via la
stricata ed u edificio dove si trovano i resti di San Filippo che fu qui martirizza
to sotto Domiziano. Poco oltre si trova il Tempio di Apollo e le Terme. In lontanan
za vediamo il Teatro ma essendo in cattivo stato decidiamo di non visitarlo anche
perché ci siamo stufati di vedere tante rovine. Un pensiero ed un sorriso illumina
no il viso di Piero e aggiunge. . . . dopo aver visto Efeso nulla è degno di molta at-
tenzione. Ma come sempre accade tra tanti turisti uno , appassionato di  archeolo
gia e pieno di entusiasmo , si dirige verso il Teatro impugnando l'inseparabile vi-
deocamera. Al mio amico viene alla mente la buffa ed ironica espressione :  porta
tore di "hendycam" .   Le locali terme rammentano al visitatore un curioso locale ,
visto ad Efeso , dove , sui due lati , vi esano sedili di marmo costituiti da un'uni-
ca lastra , con due fori piuttosto vicini , al di sotto dei quali  scorreva l'acqua e
dove i clienti , mentre soddisfacevano i loro bisogni corporali,  scambiavano due
chiachere con i vicini.     Dev'essere stato in un simile luogo che Eraclito ebbe la 
fatale intuizione del " panta rei" che un turista   napoletano  chiosava con irrive-
rente "pè dint'o mazzo" il che mi richiama alla mente l'ignobile " Eschilo,   signo-
ri , Eschilo che qui si Sofocle . Attenti alle scale Euripide altrimenti Tucidide"
Piero ora ride di cuore ed aggiunge . . . ecco cosa rimane dei nobili studi classici
me ne vergogno.
E' ora di tornare a casa , saluto Piero e vado via.

Arma 03 marzo 2011 il racconto riprende

Pamukkale , che vuol dire castello di cotone , è com'era nell'antichità , luogo ter-

male , e prende il nome dai depositi calcarei candidi come la neve, che nel corso
di millenni hanno rivestito i fianchi della collina formando terrazze, vasche, rupi
frastagliate e stallatiti che danno la sensazione di ua bianca cascata di  schiuma
pietrificata. Purtroppo i numerosi alberghi sorti nelle vicinanze o addirittura  so-
pra i depositi calcarei stanno , con i loro scarichi incontrollati , rapidamente alte
rando ed inquinando i depositi calcarei e minacciano , in breve tempo, di  guasta-
re questo suggestivo scenario. Il motel che ci ospita è costruito sulle terrazze na
turali e si affaccia su di esse sfruttandone l'aspetto panoramico.   Ci sarebbero 
delle piscine all'aperto che invitano a tuffarsi, ma la temperatura non è favorevo
le. Alcuni della comitiva approfitano di una piccola piscina coperta che è   alimen
tata dalle acque termali sottratte così al loro compito naturale di alimentare i de
positi calcarei.  L'acqua è a 35 gradi ma l'aria esterna è così rigida che   quando
escono dall'acqua corrono a rifigiarsi nel tepore delle camere riscaldate.
Un altro giorno è passato e il mio amico mi da appuntamento a domani per affron
tare  il viaggio di Konya.
V° GIORNO
l'indomani partiamo presto per affrontare la lunghissima tappa che , a    parte la 
sosta per il pranzo , brevissime soste per le umane   necessità, e bevute di ottimo
tè alla mela , attraversando vasti altopiani dove si vedono solo greggi di   pecore
che pascolano nella steppa, ci porta a Konya.    Altre montagne ricoperte di neve 
incorniciano l'altopiano alto 1300 ./. 1500 metri.  I rari villaggi molto distanziati
tra loro mostrano il solito modesto minareto dell'usuale piccola moschea , e   pre-
sto siamo colti dalla noia e dal sonno. L'autista, un solido massiccio turco  dall'a-
spetto di un lottatore , ma capace di inaspettate gentilezze, per rimanere sveglio
ascolta cassette con melodie locali che alle nostre orecchie sembrano soporifere
nenie. L'albergo di Konya è molto modesto , il peggiore di tutti sino ad ora.      Ci 
rinfreschiamo alla meglio in un bagno da terzo mondo , con  la  doccia che crolla
appena si apre l'acqua mentre il pavimento si allaga subito perché lo scarico è  in
tasato. E' senza vasca da bagno e manca di ogni confort ad eccezione di un anti-
co water incrostato.     In compenso c'è una moschea nelle immediate vicinanze e
l'appello alla preghiera serale sparato  senza   pietà  dai vicini altoparlanti ci fa 
sobbalzare per la sorpresa. La stessa cosa accade l'indomani mattina alle 5, cosa
che ci farebbe venir voglia di ricoprire di contumelie il muezzin, se non  sapessi-
mo che si tratta solo di dischi diffusi ad altissimo volume.    Konya , antichissima
città   degli Ittiti,   poi dei Frigi , dei Romani , dei Selgiuchidi , degli Ottomani è
ora una roccaforte dei fondamentalisti islamici, una specie di città santa.

Arma 10 marzo 2011 il racconto riprende

Veniamo invitati a comportarci con serietà, evitando di scherzare e di ridere ,spe
cialmente in prossimità delle moschee e degli edifici sacri. Gli uomini vestono abi
ti tradizionali ed hanno le caratteristiche barbe che fanno crescere quando han-
no adempiuto il dovere di fare "haj" il rituale pellegrinaggio alla Mecca, fatto  il
quale si ha il diritto di fregiarsi del titolo di "haji". Quasi tutte le donne hanno il
capo coperto col tradizionale fazzoletto nero che le fa   sembrare delle "ninja",
come fa osservare Camillo. Persino lui che di solito fuma proprio come un turco si
astiene dal fumare in pubblico perché siamo ancora nel periodo del Ramadan(che
qui viene chiamato Ramazan)  In questo periodo non si può bere, nè mangiare, nè 
fumare, nè fare "nikiniki" neppure con la legittima moglie   sino  a  quando il sole
non è tramontato. Agli occhi di noi occidentali è buffo vedere come , subito dopo
il tramonto, tutti si precipitano a casa per dissetarsi e nutrirsi.    I negozi  tirano
giù le serrande e sbattono fuori i clienti stranieri  (quelli locali sgombrano spon-
taneamente) , bancarelle che coprono in fretta e furia le mercanzie con i teli. . .
ovunque è un fuggi fuggi verso casa . A Konya visitiamo il monastero-mausoleo-mu
seo di Mevlana titolo onorifico di un certo Gialai ad-Din Rumi, poeta   filosofo  e
fondatore della setta mistico-religiosa dei Dervisci Danzanti.     Un complesso di 
edifici a cupola sovrastati da una struttura cilindrica che finisce in una sorta di
cupola conica, entrambe scanalate e rivestite da splendide mattonelle   invetriate
verde-turchese. All'interno il grandioso sarcofago di Mevlana ricoperto da un pe
sante broccato con scritte coraniche ricamate vicino a quello più modesto del fi-
glio. Attorno alcuni cenotafi di discepoli e familiari ed una raccolta di manoscrit
ti miniati tra cui opere dello stesso Mevlana. Una collezione di strumenti musicali
tappeti, arazzi, armi , oggetti in ottone , peli della barba del Profeta ed altri og-
getti di culto. All'uscita , esausti, veniamo condotti all'Alaeddin Tapesi , il  colle
della cittadella selgiuchide dove si vedono i resti delle possenti mura che la  pro-
teggevano. Tutt'intorno u verde parco. Avremmo potuto visitare la Alaeddin Camil
(si legge Giamil), la Moschea Alaeddin purtroppo chiusa da anni per restauri.    A
questo punto veniamo abbandonati a noi stessi o , a scelta, riaccompagnati in   al-
bergo.  Optiamo per u tour non organizzato della città e , divisi in piccoli  gruppi,
ci buttiamo nei vicoli e nelle piazzette brulicanti di vita , gremite di   bancarelle,
botteghe e bottegucce di tutte le mercanzie immaginabili. Dobbiamo difenderci
dagli assilli dei venditori facendo spallucce e dicendo "parà mafish" che signifi
ca " soldi niente ". Qualcuno ci manda di sicuro a quel paese , ma quasi tutti sor-
ridono e commentano divertiti la presenza di forestieri squattrinati. Ad un certo
punto , smarritici nel dedalo di viuzze ed ormai stanchi abbordiamo un taxi   che 
per un compenso irrisorio ci riporta in albergo. Dopo la cena andiamo a letto  per
riposarci in previsione della lunga tappa del giorno successivo.
Anch'io sono stanco e non vedo l'ora di fare ritorno a casa pertanto saluto il mio
amico Piero ed esco nella strada dove vengo investito da una folata di vento geli-
do quasi volesse ricordarmi che è inverno come in Turchia.
VI° GIORNO
Il giorno dopo , tranne una breve sosta per visitare un  vecchio  Caravanserraglio
a Sultanhani , raggiungiamo il . . . . 
Arma 17 marzo 2011 il racconto riprende
. . .nodo stradale Akasaray dove pranziamo in un moderno Caravanserraglio in cui
troviamo di tutto : albergo , ristorante , bar , negozio di souvenirs , giornali e tan
to altro. Veniamo informati che i vecchi caravanserraglio erano posizionati a 30 -
35 Km l'uno dall'altro   in quanto   è la distanza massima che un cammello carico 
percorre . In essi trovano rifugio e protezione dai banditi uomini , merci e anima
li. Il vecchio caravanserraglio di Sultanhani espone , in cima all'alto portale di in
gresso , il vessillo turco , rosso con la classica mezza luna con stella. Veniamo in-
formati altresì che tale simbolo fu adottato dal'Impero Ottomano per significare
che esso era in crescita appunto come la luna crescente , e, che aveva anche   un 
secondo significato perché la lettera arabo-persiana "nun" che ricorda una  fal-
ce di luna con una stella sovrastante , è simbolo di immortalità .   Piero ora sorri-
de e mi racconta di aver letto che il " croissant" fu creato da un pasticcere vien
nese per festeggiare la vittoria sugli Ottomani divorando a morsi l'odiata mezza-
luna crescente. Dopo una lunga tirata siamo a Nevsehir e poi a Urgup, nel   cuore
della Cappadocia , dove troviamo ospitalità in un bellissimo confortevole albergo
e dove finalmente pernottammo per tre notti consecutive crogiolandoci negli  agi 
5 stelle. Urgup si trova in una posizione strategica per visitare la Cappadocia con
i suoi paesaggi scolpiti dagli agenti atmosferici e i tesori di arte bizantina.   Visi-
tiamo la valle di Goreme caratterizzata da coni di parete rocciose   crivellate di 
aperture , ed un imponente complesso monastico con   chiese   e cappelle di varia
grandezza e forma, scavate nella roccia e decorate di affreschi.   Nel corso dei
secoli. i ragazzi del luogo, per svago e , forse, per l'islamica avversione alle   im-
mmagini umane dipinte , hanno tentato di colpire a sassate gli occhi dei vari  per-
sonaggi raffigurati -    Cristi , Santi , Angeli e Madonne - riuscendo a deturparli
quasi tutti. La stessa cosa è accaduta  anche al villaggio  rupeste  di Zelve dove ,
oltre a spettacolari formazioni rocciose , coni, pinnacoli e caratteristici  " cami-
ni delle fate " (similoi ad enorme falli di pietra eretti) vi sono numerose   chiese
scavate nella roccia. Molto interessante , ma un poco faticosa , è la visita    della
labirintica città sotterranea di Kaymakli , scavata a più livelli nel tufo  vulcanico,
che si dice sia stata abitata sin dal 5° secolo a.c.  Alcuni cunicoli sono così bassi
ed angusti che bisogna percorrerli quasi gattoni. In Cappadocia dopo un pasto in
u ristorante tipico, scavato nel tufo vulcanico (poco raccomandabile per chi  sof-
fre di claustrofobia ) ad Avanos , sul fiume Rosso , visitiamo una fabbrica di ce-
ramiche ed un emporio di tappeti dove un addetto che parla perfettamente  italia
no ci mette al corrente dei vari tipi di tappeti anatolici , e ci spiega che essi sono
più spessi e meno flessuosi di quelli persiani, ma , dice lui, più robusti perché an
nodati col nodo  "ghiordes" sembra derivi da quello dell'inestricabile nodo   che 
legava il gioco al timone del carro del re di Frigia , Gordio , Il famoso nodo "gor
diano " che Alessandro il Grande , invitato a scioglierlo , troncò con uno spregiu
dicato e geniale colpo di spada. Al termine della lunghissima lezione sui   tappeti
anatolici , che ha coinvolto sei o sette giovanotti che si sono affaticati a portare
svolgere e riavvolgere numerosissimi esemplari , ci   propongono  di fare acquisti 
ad un prezzo di favore ma nessuno del gruppo si lascia tentare , e quei disgrazia
ti restano  di sale. Il giorno successivo , dopo una lunghissima tirata in pulman  ci
portano ad Ankara.  Città capitale dall'aspetto. . . . . . . . .
Arma 24 marzo 2011 il racconto riprende
moderno occidentale, di soli 3 milioni di abitanti.         Non mancano neppure qui 
quarieri e zone sovraffollate e   pittoresche, ma   perlopiù si percorrono ampie e
scorrevoli arterie fiancheggiate da edifici moderni. Del resto la città antichissi-
ma , è stata riprogrammata come moderna capitale da Mustafà Kemal   "Ataturk"
nel 1926, perchè lontana dai confini e quindi meno facile preda da eventuali  in-
vasori. Appena arrivati visitiamo il grandioso Mausoleo di Ataturk dove   assistia-
mo ad una breve cerimonia militare in occasione della visita di qualche papavero
straniero. Più tardi visitiamo il museo delle Civiltà Anatoliche i cui reperti spazia
no dalla preistoria sino alla civiltà Ittita, Frigia ; Persiana, Greca e Romana.   Al
termine veniamo condotti in un grattacielo all'interno del quale vi sono  numerosi
negozi di tutti i generi immaginabili. Qui vagabondando da una vetrina all'altra e
sostando in qualche bar , attendiamo l'ora di cena che avverrà in un  pretenzioso
locale, buio come in una miniera, che   dovrebbe   offrire   una raffinata cucina 
francese.  Di francese però ci solo il nome " La Bohème" e delle gigantografie di
fotogrammi di vecchi film francesi. Il cibo è semplicemente penoso. Tant pis ! !
Ci trasferiamo alla stazione ferroviaria dove ci congediamo dall'autista del  pul-
man che ci è stato vettore e compagno gentile e, appena possibile, ci imbarchiamo
su un vagone letto che ci condurrà ad Istambul. Nottata da tregenda perchè il va
gone risulta essere rumoroso e gli energici scossoni e le brusche frenate , accom
pagnate da lancinanti stridii, minacciano   di   farci  decollare dalle cuccette co-
stringendoci abtenerci fermamente aggrappati ai possibili appigli. Levataccia per
poter approfittare dellunico servizio del vagone in modo da non essere  assediati
e disturbati nel critico " momento del bisogno", e siamo ad Istambul, nella  parte
Asiatica. Ci imbarchiamo su di un altro pulman che , attraverso   uno spettacolare
ponte sospeso del Bosforo , ci porta dall'altra   parte di Istambul,  non  prima di
aver sostato per u paio d'ore, lunghissime , a causa  dell'interminabile   coda   di
quelli che vengono a lavorare nella parte europea della città. Attraversiamo gran
pare della città, superiamo il ponte Galata , e, scesi vicino alla Moschea Nuova,
visitiamo il vicino mercato delle spezie. Un caotico mercato coperto dove si trova
no quintali di spezie note ed ignote, frutta secca o seccata, in un vortice di folla
di odori, di colori , di suoni e richiami da rimanerne affascinati e storditi  insie-
me.  Dopo rimaniamo liberi di gironzolare nei dintorni per spendere le ultime lire
turche, prima di procedere verso l'aeroporto , e, superati i soliti controlli, ci  im-
barchiamo sull'aereo che ci porterà in patria.
Anche questo viaggio mostra ancora una volta  la facilità del mio amico Piero   di
sapere raccontare con dovizia di particolari tutto quello che lo circonda. Ho vis-
suto questo viaggio in compagnia di un accompagnatore che ha saputo farmi assa-
porare la gioia di visitare un mondo molto diverso da quello occidentale, pieno di
storia e di un fascino che trascina il visitatore e lo rende partecipe di quello che
vede.
Vorrei che il mio amico capisse quanto gli sono riconoscente per quello che mi ha
raccontato, non ho parole che possano dire quello che sento pertanto di colo "grazie Piero"

              Valentino

.

VIAGGIO IN EGITTO

Abbiamo appena archiviato il racconto relativo al  viaggio in Turchia ed ecco che
il mio amico Piero inizia il racconto di una nuova avventura . L'oriente e le civiltà
esotiche lo attirano, questa volta ci racconterà   il viaggio  in Egitto , il paese dei
faraoni , delle mummie, del deserto, delle sfingi e delle piramidi.
Volo Genova- Roma - Cairo e siamo ad Al Kahira = la Vittoriosa con i suoi 15  milio
ni di abitanti. Dopo molto trambusto per recuperare i bagagli ,uno dei quali è tem
poraneamente scomparso , veniamo sistemati al Ramses-Hilton , 23° piano ,  came-
ra 27.      Facciamo conoscenza col responsabile della parte logistica del viaggio,
Harish , riservato e molto sulle sue.   Ci viene presentato anche l'incaricato della
parte culturale Ahmes Abau Elsoud , molto comunicativo , simpatico e disponibile
Ora possiamo fare la conoscenza dei compagni di viaggio, quindi cena al ristoran
te cinese dell'albergo ed al termine ci ritiriamo nella nostra camera.    Il mattino
dopo la giornata inizia con una lunga visita all'interessantissimo Museo del Cairo.
Il mio amico Piero, per la prima volta,non ha parole per descriverlo per l'enorme 
quantità di straordinari reperti che ospita. Favoloso il tesoro funerario di Tutan-
kamen ( Tut-Ankh-Aman = immagine vivente di Amon)   All'una pranziamo su di un
battello ancorato sulla riva del Nilo. Non abbiamo tempo di riposare ed ecco che 
nel pomeriggio visitiamo la Cittadella di Saladino (Salah ad-Din , prosperità- o in
tegrità della religione, titolo onorifico di  Yusuf Ibn Ayyud ,1138 - 1193) Visitia
mo anche l'interno della monumentale Moschea Mohammed Ali (1830) . Non abbia
mo neppure il tempo di prendere fiato ed ecco la veduta dalla terrazza della  Cit
tadella della Moschea del Sultano Hassan (1356-1363) e della vicina Moschea Al
Rifai che ospita le tombe della   famiglia  reale, dal  Kadivè Ismail Pascià fino a 
Faruk.   Finalmente siamo liberi di fare shopping nel Bazar del popoloso e popola
re quartiere Khan el-Khalili   nella  tradizionale confusione di negozi , botteghe ,
botteguccie, stamberghe, covi ed appiccicosissimi venditori peripatetici con prez
zi assolutamente deliranti. Questi venditori ci accompagneranno per tutto il  viag
gio soprattutto presso i templi ed i luoghi di interesse turistico. Dopo una dormita
ristoratrice prendiamo il pulman ed andiamo a Memphis , prima capitale dell'Egit
to unito , fondata da Menes ,I° re e legislatore della dinastia, nel 3100 a.C.  Ora
è la volta della visita ai ruderi del Tempio di Ptah (raffigurato come una mummia
con calotta bianca sul capo e le mani che escono  dalle   bende  per reggere uno 
scettro composito) , massima divinità di Memfi insieme alla moglie Sekhmet    ( la 
Possente , con la testa di leonessa) ed il figlio Nefertum (con un fiore di loto sul
capo, dio sostituito poi dal leggendario Imhotep. sublime   architetto  e dio della
medicina ribattezzato dai greci Esculapio )  Siamo stanchi e storditi alla vista di
così tanti monumenti che testimoniano una civiltà molto   antica  ma la giornata ci 
ha riservato altre sorprese.     Abbiamo appena il tempo di riprenderci ed ecco la
visita   dell'edificio   che ospita   il colosso monolitico coricato di Rà-Meses II° . XIXa  Din., alto 13 metri ( il gemello si trova al Cairo ritto   davanti alla stazione 
ferroviaria in piazza Ramses) mentre nel cortile possiamo ammirare la   Sfinge di
alabastro di Amon-Ofis II°, alta 4,5 metri, lunga 8 metri, scolpita   in  un   unico
blocco.  Il nostro tour prevede ora il trasferimento a Sakkara necropoli lunga  8
Km. dove visitiamo la màstaba (tomba) di Mere-nuka, un sacerdote ed  amministra
tore di un faraone della VIa Dinastia, ricca di interessanti bassorilievi ed affre-
schi.  Naturalmente il monumento più imponente . . . . 
Arma 07 aprile 2011 il racconto riprende
è la piramide a gradoni di Zoser III dinastia , 2668 a.C. circa, sovrano del re-
gno antico. , ma fu il primo a farsi costruire dal famoso Imhotep una piramide 
formata da  sei mastabe sovrapposte e circondata da un imponente complesso fu
nerario. Pranziamo in un Club di campagna per ricchi egiziani, quindi facciamo vi
sita ad una delle tante scuole di tappeti che si vedono in periferia di Sakkarà. 
Nel pomeriggio visita delle tre celeberrime enormi piramidi di Giza, Keope (Kufu)
Kefren (Kafra) e Micerino (Menkaura) che possiamo ammirare ancora mentre ci 
allontaniamo, stagliate contro un cielo incendiato del tramonto, dietro alla Sfin-
ge. Ora è la volta della visita ad una fabbrica di papiri dalla produzione molto 
curata.  Bellissimi ed interessanti quelli che riproducono il giudizio del defunto
(che gli addetti ai lavori definiscono "psicostasia",pesatura dell'anima, anche se 
in verità si pesa solo il cuore del defunto) La giornata è stata lunga ed ora siamo
esausti pertanto non vediamo l'ora di cenare e riposarci in previsione del giorno
dopo in quanto dobbiamo andare in volo a Luxor. Il mattino dopo, alle prime luci 
dell'alba, prendiamo il volo Cairo-Luxor, poi sistemazione sulla motonave fluviale
Quenn Nabila, arredata in stile moresco, molto suggestiva, accogliente e confor-
tevole. Alla sera , su prezioso suggerimento di Ahmed , visitiamo l'interessantissi
mo museo di Luxor , molto meno ricco di reperti archeologici di quello del  Cairo,
ma con esemplari molto meglio presentati ed illuminati. Nel corso della visita  sco
priamo con piacere che il merito di tuto questo è di due architetti italiani, Castan
tino Dardi e Vittoriano Satta.    Al termine della visita salpiamo verso l'alto Nilo, 
controcorrente verso sud. Da questo momento le colazioni , i pranzi e le cene, tut
ti self-service , si faranno sulla nave Nabila e saranno ottimi, variati ed artistica
mente presentati dai valenti cuochi della nave. La navigazione Luxor-Edfu ,  dove
al mattino, abbiamo una piccola disavventura con un vetturino esoso dal quale   ci
facciamo "rapinare" e paghiamo a malincuore per evitare una chiassosa discussio
ne di principio nel bel mezzo di un mercatino affollatissimo.   Visitiamo il Tempio
tolemaico dedicato al dio dalla testa di falco, Horus , i cui occhi erano   conside
rati il sole e la luna , assimilati al preesistente di solare Rà . Nel Tempio di  Edfù
è narrata la leggenda di Horus che difende Rà  contro Apep , lungo serpentone -
drago che simboleggia le tenebre   del male   che contrastano il passo alle solari
forze della luce.   Il tempio, ben conservato perchè sommerso dalla sabbia sino a
circa il 1850, si presenta in dimensioni faraoniche , il fronte,    che gli addetti ai
lavori chiamano  "pilone" è costituito   da   un ampio  altissimo portale sul quale è
scolpito un disco solare ai lati del quale sbucano due cobra eretti col  cappuccio
aperto. Addossati ai due lati del portale , più alti di esso, vi sono due enormi edi
fici decorati con gigantesche figure di divinità egizie. Il "pilone" si dice   voglia
simbolizzare due montagne dell'orizzonte orientale tra le quali sorge il dio Sole.
Superato il portale ci si trova in un ampio cortile circoscritto da una fila di gran
di colonne ,e davanti, vi è un'altra ampia porta sigillata, come il portale di prima,
da due giganteschi falchi di granito.     Al di la della porta vi è una ipostila il cui
soffitto è sostenuto da una mirabile selva di imponenti colonne. Di li si accede al
la "Sala dell'apparizione" dove l'idolo veniva mostrato alla folla, poi alla "   sala 
delle offerte" e poi al santuario vero e proprio, circondato da cappelle e   corri-
doi tutti decorati da numerosi affreschi e da bassorilievi che illustrano la leggen
da. La navigazione procede poi verso. . . 
Arma 14 aprile 2011 il racconto riprende
. .Kom Ombo dove verso sera sbarchiamo nella rossa luce del tramonto. Mentre ci
dirigiamo verso il tempio ci imbattiamo nella solita moltitudine di turisti di  tutte 
le razze e nella solita genia di asfissianti venditori ed accattoni vari. Un anziano
egiziano con la solita galabia e turbante intrattiene una piccola folla con un naja
(cobra africano) e un altro serpentello .    Visitiamo il Tempio delle Due Divinità,
del periodo tolemaico-romano , dedicato al dio Sobek dalla testa di   coccodrillo
(sacro per aver salvato Horus fanciullo dall'annegare e per aver portato sul dor-
so la salma di Osiride) e al dio Haroeris . Le piante dei templi, dimensioni a parte
, più o meno simili a quelli del tempio di Edfù, ma in questo tempio, molto mal   ri-
dotto , ha entrate e santuari doppi : uno per divinità. Le luci dei fari, ormai   si è
fatto buio, fanno risaltare la bellezza dei nobili resti , degli   stinti  affreschi e 
dei raffinati bassorilievi.      Al termine della visita riprendiamo a navigare verso
Assuan che raggiungiamo verso mezzanotte e, scopriamo che è illuminatissima ,nu
ova ed apparentemente ricca di vita.    Ogni volta che la Nabilia incrocia battelli
fluviali, la flotta è numerosissima , si scambiano triplici festosi suoni di sirena, a
mò di saluto. Un nuovo giorno , una nuova levataccia alle 3 e partenza in  pulman
verso la lontanissima Abu Simbel (280 Km a sud di Assuan) Abbiamo la possibili-
tà di ammirare il levarsi  del  sole  in  pieno deserto, uno spettacolo che difficil-
mente , chi ha avuto la fortuna di vedere, potrà dimenticare. Ma ora dobbiamo ri
tornare alle bellezze archeologiche dell'egitto , la visione favolosa dei due tem-
pli voluti da Ramses II° per ufficializzare la propria natura divina e per impres-
sionare ed assoggettare definitivamente le popolazioni nubiane   alla forza ed al
potere egizio.   Ci viene comunicato che il tempio principale è dedicato a Ramses 
II° e ad Amon-Ra ,Hormakhis (Horus all'orizzonte) e Ptah le cui statue , insieme
a quella del faraone , sono conservate nel santuario più interno del tempio. Sulla
facciata quattro gigantesche statue del faraone seduto sul trono , una delle qua
li assai rovinata, alte più di 20 metri, fanno da maestoso ingresso al tempio.    Al-
l'interno vi sono varie sale, la maggiore delle quali conserva raffigurazioni della
battaglia di Kadesh , in cui il faraone sconfisse gli Ittiti.   Non dobbiamo dimen-
ticare che per due volte all'anno all'epoca del solstizi,il sole penetra per tutta la
lunghezza del tempio e va ad inondare di luce tutte le statue degli dei e del fara
one , tranne   volutamente,   quella   di Ptah che è il dio del mondo delle tenebre. 
Questo fenomeno del sole non è dovuto al caso ma alla  conoscenza   degli   astri
che in quel tempo era al centro di tutte le attività di vita soprattutto la divinazio
ne e nel prevedere il futuro. Il tempio minore è dedicato a Nefertari , moglie ed 
amante di Ramses II° , assimilata ad una incarnazione terrena della dea Harthor.
Rimaniamo sbalorditi nel vedere la facciata ornata di sei statue alte 11 metri due
raffiguranti il faraone con in mezzo Nefertari e lo stesso dall'altra parte  della
porta centrale .          Al loro fianco le figure dei figli , le principesse accanto a 
Nefertari , i principi accanto a Ramses II°. Una osservazione nasce spontanea al
pensiero . . . come sia stato possibile creare opera di tale entità considerando gli
scarsi mezzi del tempo.    Su questo argomento vi sono state numerose teorie che 
hanno mostrato la grandezza  degli  egizi  e  le loro capacità nel creare opere di 
una grandezza tale che ancora oggi ci stupiscono.
Arma 21 aprile 2011 il racconto continua
Da ammirare anche la ben occultata opera di ricostruzione ciclopica , in cemento
armato , che li ha conservati dall'essere sommersi dalle acqua del   lago  Nasser 
formatosi in seguito alla costruzione della diga di Assuan. Siamo ammirati di  tan
ta grandezza e ci sentiamo molto piccoli alloro paragone, E' stata una giornata in
tensa che non ci ha dato la possibilità di riposarci ma ci ha ha permesso di  esse-
re testimoni di un tempo che mostra la grandezza di un popolo e   di una delle più
antiche civiltà del mondo. Con nostalgia riprendiamo il viaggio di ritorno.     Dopo
una lunga sosta iniziale per riparare un improvviso guasto all'impianto di condizi
onamento ci fermiamo per osservare e filmare un miraggio che mostra lontane  di
stese di acqua loddove v'è solo arida sabbia infuocata. Non potevamo lasciare il
deserto senza assistere allo spettacolo di un miraggio e la fortuna ci ha assistito
è un fenomeno particolare che noi occidentali non possiamo neppure immaginare,
siamo sconcertati, la visione è così nitida che facciamo fatica a credere che è pu
ra illusione, rimarrà nei nostri occhi increduli la visione di un fenomeno naturale
che non riusciamo a spiegare. Ora siamo rientrati ad Assuan e verso il tardo   po-
meriggio , visita al giardino botanico sull'isola di Kitcherner , e visione, da  lonta
no, della villa e del mausoleo dell'Aga Khan .   Siamo anche testimoni di u avveni-
mento divertente. Durante il percorso si affianca alla nostra barca a motore una
minuscola barchetta, spinta con le mani, nella quale  un intrapprendente bambino
itentificata con prontezza la nostra nazionalità, intona in italiano " Quel  mazzo-
lin di fiori che vien dalla montagna. . " riscuotendo un grande successo di   simpa
tia e non poche piastre e lire egiziane. Finalmente rientriamo , al buio, alla  Nabi
lia con un piccolo scontro , senza conseguenze, tra la nostra ed u'altra   barca a
motore. Il giorno successivo ha inizio con la visita alla Diga Alta. Ci  imbarchiamo
su una lancia a motore per fare visita al complesso tolemaico dei templi di Philae 
dedicati ad Iside ed Halthor , e del padiglione di Traiano, trasferiti    anch'essi
con un mirabile salvataggio operato da tecnici italiani per evitare che restassero
sommersi tra le due dighe. Sulla vicina isola di Agilka più alta di 30 metri in mez
zo a suggestive rocce di granito che sembravano massicci dorsi di elefante, l'iso
la  innalza, come per magia, verso il cielo terso , colonne , pilastri ed edifici. Pur
troppo molti bassorilievi, qui come altrove, sono stati   barbaramente   scalpellati
e sfregiati dai cristiani Copti che avevano trasformato gli edifici in chiese , e  ri
tenevano tali sculture indegne del luogo a loro sacro. Rientriamo ad Assuan   per
la visita alle cave di granito , roventi sotto il sole meridiano, dove si trova un   gi-
gantesco obelisco incompiuto ed abbandonato per essersi fessurato durante la la
vorazione. Successivamente visita ad una fabbrica di profumi con acquisti di fia
le e fialette di profumi vari, fra i quali uno ribattezzato, per gioco, "Chanel n.5"
E' ora di fare ritorno pertanto  partenza da Assuan verso nord, a favore di  cor-
rente , diretti ad Esna.     Raggiungiamo Esna dopo aver superato , grazie ad una 
chiusa, un dislivello del Nilo di circa 7 metri. Visitiamo il locale tempio -    rifaci
mento tolemaico di un tempio della XVIIIa Din. - dedicato a Khunum dio dalla te-
sta di ariete, considerato creatore del genere umano, avendo modellato sulla ruo
ta da vassoio, nell'argilla , il primo uomo, ed è anche protettore dei vasai. Il tem-
pio ora si trova a nove . . . . 
Arma 28 aprile 2011 il racconto continua
metri sotto il livello stradale , con una facciata guarnita da colonne legate in bas
so tra loro che racchiudono la solita ipostila con 24 colonne alte più di 13 metri, 
tutte decorate, con magnifici capitelli compositi. Attualmente il tutto è in un solo
edificio e in una parte del santuario. Il dislivello è dovuto al fatto che, nel corso
dei secoli, i resti delle case che crollavano o venivano distrutte servivano da fon
damente per le nuove ,. Si è arrivati così, in circa diecimila anni, all'attuale situa
zione. Qui ad Esna possiamo vedere raffigurato l'antichissimo dio della fecondi-
tà.l'unica immagine osè dell'Egitto perché rappresentata con il fallo eretto e due
piume sul capo. Ne vedremo un altro a Karnak. Gli addetti ai lavori    dicono , dal
greco , più scientificamente e pudicamente "itifallico". Dopo la visita ci imbarchi
amo e proseguiamo per Luxor dove , nel pomeriggio visitiamo l'imponente  tempio 
di Karnak dedicato al dio Amon , e successivamente, il tempio di Luxor  dedicato
da Amon-Ophis III° al Dio Sole Amon-Rà, alla di lui moglie Mur ed al loro  figlio
Khonsu. Karnak è una indescrivibile città tempio che testimonia l'alto e raffinato
grado di civiltà raggiunto nei tempi antichi dagli egizi. Molto , purtroppo, è stato
distrutto dalla mano dell'uomo.      La  sala ipostila con 134 colonne alte 23 metri
con capitelli papiriformi aperti, scolpite e dipinte sino al culmine, è uno spettaco
lo imponente ed indimenticabile. Sculture colone , pilastri, piloni, obelischi, raffi
che di nomi di faraoni e di numerazioni dinastiche, Santuario  di  Amon , Santua
rio di Montu, Santuario di Mut, Lago   sacro,  basamento  con  lo scarabeo sacro
Khepri. . . .c'è da rimanere sbalorditi. Dopo questo tours-de-force visitiamo il tem
pio di Luxor. Tempio quasi totalmente fatto costruire da Amon-Ofis III° , amplia
to da Thot-Masis III° e completato da Rà-Mses II° .    Suggestive le insuperabili
sculture gigantesche e le colonne lobate con capitello a papiro chiuso, illuminate
dai fari.     Stanchi ma ebbri di felicità per quello che abbiamo visto ci ritiriamo
nelle nostre camere pensando con nostalgia che il nostro viaggio tra 3 giorni, ter
minerà e ritorneremo alla nostra solita routine ed alla faccende  domestiche   sa
pendo che per molti giorni i nostri occhi saranno pieni di immagini   ed  il  nostro
cuore di nostalgia per tutte le meraviglie che abbiamo potuto ammirare.     Solita 
levataccia e partiamo per la visita alla . . . . 
Arma 05 maggio 2011 il racconto riprende
necropoli di Tebe , di fronte a Luxor, dall'altra parte del Nilo.  Raggiungiamo la 
valle delle regine e visitiamo la tomba del giovanissimo principe Khamuast , figlio
di Ramses III°, decorata con colori brillanti.  Purtroppo non possiamo visitare la
tomba di Nefertari perché , pur meravigliosamente restaurata, è   inaccessibile a
coloro che non hanno prenotato o non sono raccomandati, Noi non lo siamo.  Quin
di visita al Tempio di Rà-Mses III° a Medinet Abu.    Non abbiamo neppure il tem
po di respirare ed ecco che ci trasferiamo nella valle dei Re dove possiamo ammi
rare le tombe di Rà-Mses I°, III° e VI°, tutte ben decorate con vivide immagini e
geroglifici che illustrano ciò che accadde al defunto post mortem   (secondo il li
bro dei morti Egizio). Nuovo trasferimento e visitiamo il complesso   monumentale
della regina Hatshepsut a Deir el-Bahari, mirabile opera dell'architetto ed aman
te della regina  Senmut. Possiamo notare il grande contrasto fra l'armonia  della
costruzione , a più piani, ornata da pilastri ben decorata con figure e scritte  ge
roglifiche e l'asprezza dell'anfiteatro roccioso naturale che lo circonda. Poi visi
tiamo una fabbrica dove si lavora l'alabastro e prima di rientrare a Luxor faccia
mo una visita ravvicinata ai famosi devastatissimi Colossi di Memnon che , alti  18
metri raffigurano Amenhotep III° posti innanzi ad un tempio  distrutto  dal terre
moto nel 27 dopo Cristo. La leggenda vuole che rappresentassero Memnon , figlio
di Titone e di Eos, l'Aurora, e tale nome è rimasto.  Ovunque un ininterrotto flus-
so di turisti provenienti da ogni parte del mondo, che spesso provocano ritardi  e
disturbi per l'eccessivo affollamento.  Capita spesso che le voci delle guide si ac
cavvallano e si sovrappongono confondendosi nel ronzio della calca. Oggi è dome
nica, il penultimo giorno del nostro viaggio, navigazione verso Dendera,  deforma
zione del nome greco-romano Tentyris,  a sua  volta  corruzione di un più remoto
Ta-en-terr o Ta lunt Neter, terra degli Dei.  Scortati possiamo visitare il Tempio
di Hathor-Iris , e possiamo salire sino in cima alla terrazza percorrendo un angu
sto , tortuoso ed oscuro corridoio sulle cui pareti sono scolpite innumerevoli figu
re in   bassorilievo   da   ammirare   fugacemente  al lume di una torcia elettrica. 
Hathor , raffigurata come una donna avente sul capo due corna tra le  quali  vi è
un disco solare o come una donna dalla testa vaccina o come una vacca- fu consi
derata patrona dell'amore e protettrice della musica e della danza, Hathor assun
se , per ordine di Rà, anche  l'aspetto terribile della leonessa Sekhmet nel   mito
della distruzione del genere umano. Sulla parete di un muro esterno ammiriamo il
bassorilievo della famosa Cleopatra il cui nome   appare  scolpito  nei geroglifici 
racchiusi nel vicino cartigllio. Ci viene detto che è l'unico ritratto che si conosca
Al suo fianco l'immagine del figlio Cesarione, in  vesti  ed ornamenti da faraone.
Lunga navigazione controcorrente di ritorno a Luxor   ed  infine  alla sera sugge
stivo spettacolo di suoni e luci nel Tempio di Karnàk.      Ormai il nostro viaggio è
finito , dopo la colazione a bordo, sbarco e trasferimento   in aeroporto  dove ci
congediamo dai gradevoli compagni di viaggio. Volo Luxor - Cairo . Dopo i control
li di routine si prosegue per Roma Fiunicino e poi per Genova Sestri.    Ancora no
stalgia ma felici di poter far ritorno a casa pensando che non abbiamo dovuto pa
tire la leggendario maledizione di Tutan. .Kamon. Non so se mi spiego.
Anche per questo viaggio debbo rivolgere un grande ringraziamento al mio amico
Piero il quale con le sue parole che, come ho avuto modo di dire più volte, sostitui
sce le immagini di una telecamera, ha   raccontato   un viaggio    da favola in una 
terra misteriosa che custodisce chissà quanti e quali segreti che la rendono  sug-
gestiva e misteriosa ma che tutti vorrebbero visitare.   Anch'io sento questo desi-
derio che spero un giorno si avveri.

Valentino

 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
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