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VIAGGIO
IN TURCHIA |
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Dopo
il fantastico viaggio in India e Nepal
che ha riscosso molto interesse da |
|
parte
di molti lettori il mio amico Piero ha
voluto raccontarmi anche il viaggio
in
|
|
Turchia
. Anche questo viaggio , come il
precedente , è ricco di annotazioni
sulla |
|
storia
della Turchia , sulla sua popolazione ,
sul passato pieno di storia , di gran |
|
di
monumenti ed edifici sacri che
testimoniano la grandezza
di un popolo
che è |
|
alle
origini di un'antica civiltà. |
|
Come
la volta precedente mi reco a casa del
mio amico il quale , con molta pazien |
|
za,
inizia il racconto di questo viaggio. |
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PARTENZA
DA ROMA ED ARRIVO A ISTAMBUL |
|
Io e
mia moglie decidiamo di fare un viaggio
in Turchia. Prendiamo contatti con |
|
l'agenzia
di viaggi e dopo aver espletato tutte le
pratiche raggiungiamo l'aeropor |
|
to
di Roma destinazione Istambul.
Alla
partenza ed anche all'arrivo eravamo |
|
preoccupati
in quanto non notammo nessuno con la
classica borsa color pomodoro |
|
pertanto
ci era sorta l'idea di essere vittime
di una truffa come se ne sentono |
|
parlare
sempre in TV. Avevamo paura di essere
stati abbandonati in capo al mon- |
|
do
ma per fortuna , più tardi , potemmo
constatare che tutto procedeva secondo |
|
il
calendario di viaggio. Appena siamo
scesi dall'aereo e dopo aver ritirato i
baga |
|
gli
, assolti i vari controlli, uscimmo
dall'aeroporto dove ci stavano
aspettando |
|
due
persone con un vistoso cartello. Uno si
occupò dei turisti che si limitavano
a |
|
visitare
Istambul mentre l'altro di quelli che ,
come noi , dovevano fare il
tour. |
|
Nel
percorso dall'aeroporto all'albergo
abbiamo una simpatica sorpresa , la gui- |
|
da
fece fare una sosta per la visita ,
fuori programma , alla moschea di
Solimano |
|
il
Magnifico , eretta intorno al 1550 .
Veniamo informati che questa visita ci
per- |
|
metterà
di apprezzare meglio le altre moschee
che avremmo visitato nei giorni |
|
successivi.
Veniamo accompagnati nella nostra comoda
camera all'albergo , Pera |
|
Palas
, vecchio ma di rango, pieno di fascino
ed atmosfera. |
|
I°
GIORNO IN TURCHIA |
|
L'indomani
mattina facciamo visita alla città :
Santa Sofia , alla Moschea Blu , al |
|
l'antico
ippodromo ed all'enorme cisterna
sotterranea mentre il pomeriggio
visi- |
|
tiamo
l'affollatissimo labirinto coperto del
leggendario Gran Bazar. Piove ma ve- |
|
niamo
informati che siamo fortunati perchè
solo due giorni prima la città era sot- |
|
to
la neve e la temperatura era molto più
rigida. La guida , un turco quarantenne
, |
|
baffi
, fisico asciutto mostra la sua
conoscenza della nostra lingua anche
decla- |
|
mando
caratteristiche espressioni di vari
dialetti italiani. Ogni tanto ci fa
ridere |
|
perchè
conosce tutti i nostri modi di dire :
fumare come un turco , fare cose da |
|
turchi
, mamma li turchi ecc. Ci ragguaglia sui
vari luoghi che visitiamo con infor |
|
mazioni
storiche artistiche e religiose
alternando alle battute di spirito
notizie |
|
di
attualità e di politica. Decidiamo che
la guida , il cui nome turco è
impronun- |
|
ciabile
venga battezzato Camillo e tale nome gli
rimarrà sino alla fine del viaggio |
|
Ci
tiene una lezione cercando di
raccontarci le differenze di scrittura
turche e |
|
di
fonetica ed alla fine l'unica cosa che
abbiamo capito è che per
dire un sem- |
|
plice
grazie dicono " tesekkur ederim"
(senza tenere conto dei due punti sulla
u |
|
oltre
la cediglia sotto la esse.) |
|
Facciamo
ritorno in albergo per cenare , riposare
e prepararci per il giorno dopo |
|
e
anch'io lo saluto e faccio ritorno a
casa. |
|
Arma
17.02.2011 il racconto riprende |
|
II°
GIORNO |
|
Sono
a casa del mio amico Piero che dopo aver
riassunto quello che mi ha raccon |
|
tato
ieri inizia il racconto. . . .
.visitiamo il famoso Top Kapi , con i
suoi enormi te |
|
sori,
oro a quintali , smeraldi
grossi come
kiwi , un diamante
di 86 carati e |
|
rimaniamo
affascinati da così tanti oggetti
preziosi constatando nel
contempo |
|
che
gli edifici e i vari padiglioni pur
ornati e belli non sono imponenti.
All'ora di |
|
pranzo
andiamo in un ristorante panoramico sul
Corno d'oro ma siamo sfortunati |
|
perchè
la giornata è piovosa e ci impedisce di
gustare lo spettacolo che possiamo |
|
solo
immaginare con la fantasia. Riusciamo a
malapena a distinguere il profilo ca |
|
ratteristico
dei minareti di alcune grandi moschee ,
in lontananza , sulla sponda |
|
opposta.
Terminato il pranzo riprendiamo la
nostra visita. Costeggiamo il Mar di |
|
Marmara
, percorriamo la sottile penisola che
costituisce la parte occidentale |
|
dello
stretto dei Dardanelli, attraversiamo lo
stretto su un traghetto ed in serata |
|
raggiungiamo
Canakkale dove siamo ospitati in un
nuovo albergo. Prima di andare |
|
a
letto facciamo una breve visita notturna
al vicino lungomare ma dobbiamo molto |
|
presto
fare ritorno in albergo a causa del
freddo intenso. La nostra guida Camil- |
|
lo
ci racconta la storia da cui prese
spunto il detto " fumare come un
turco" Tale |
|
detto
era dovuto ai genovesi che osservando
quanto tempo i turchi dedicassero al |
|
"
narghilè" coniarono tale
espressione. |
|
La
giornata è stata pesante e piena di
sorprese pertanto dopo aver cenato
faccia |
|
mo
ritorno alla nostra camera e prepararci
alla visita ad
alcune città tra
cui |
|
Troia
e Pergamo. |
|
III°
GIORNO |
|
Il
mattino dopo molto presto partiamo in
pulman , per fortuna ,
riscaldato
dato |
|
che
il freddo è sempre pungente per fare
meta a Troia, A parte la suggestione |
|
del
nome ,il luogo è apprezzabile solo per
gli scavi archeologici. Vediamo le mode |
|
ste
tracce delle nove città sovrapposte ,
ripetutamente distrutte ,ma , la
spettaco |
|
larità
è scarsa. Fa freddo e ci ritiriamo con
piacere nel pulman riscaldato che mu |
|
ove
verso Pergamo. Pergamo che qui viene
chiamata Bergama , ha una parte bassa |
|
ed
una acropoli. E' un florido centro che
si sviluppa con lo smembramento dell'im |
|
pero
persiano che alla morte di Alessandro
Magno passa sotto il dominio di un |
|
suo
generale, Lisimaco , poi di mano in mano
fino ad Attalo III alla cui morte pas |
|
sa
pacificamente ai romani. Una ricchissima
biblioteca locale sarà data in dono a |
|
Cleopatra
da Antonio , e i volumi ,finiti in
Egitto , scompariranno
purtroppo nel |
|
famoso
incendio della biblioteca di Alessandrai.
Dai romani ai bizantini , dagli |
|
arabi
ai turchi, Non bisogna dimenticare che i
tedeschi hanno trafugato le cose |
|
più
belle, le rovine meglio conservate e le
portarono a Berlino, come il Tempio
di |
|
Atena
e l'Altare di Zeus.
Restano solo
rovine di una certa suggestione come il |
|
tempio
di Esculapio , la Biblioteca , il Tempio
di Traiano , il Teatro ,il Tempio di |
|
Dionisio
a testimonianza di quante cose ignoriamo
e di quante altre abbiamo di- |
|
menticato
tra quelle studiate ai tempi della
scuola. Una faticosa scalata dei gra- |
|
doni
del Teatro e l'ardua ascesa sino
all'Acropoli ci fanno venire
il fiatone
e |
|
malgrado
il luogo sia battuto dal gelido vento ,
siamo accaldati mentre un debole |
|
sole
fa splendere le bianche colonne e gli
antichi marmi. Dopo aver pranzato par |
|
tiamo
per Kusadasi . Costeggiando il Mar Egeo
ci dirigiamo verso Izmir (Smirne) |
|
Vediano
da lontano , sull'altro lato del golfo ,
gli edifici moderni della città ,
le |
|
strutture
portuali , attraversiamo una squallida
periferia con colline gremite
di |
|
casupole
addossate le une alle altre in un
disordine che ricorda le "
favelas" bra |
|
siliane.
La tappa è molto lunga , oltre trenta
chilometri , e non c'è tempo di
fer- |
|
marci.
Bisogna arrivare a Kusadasi prima del
tramonto perchè le strade sono scar |
|
samente
illuminate inoltre vi è la possibilità
di essere assaliti. Finalmente siamo |
|
arrivati
a Kusadasi , ridente località balneare
purtroppo la stagione è finita e gli |
|
alberghi
sono chiusi ad eccezione del nostro
rimasto aperto per ospitare il no- |
|
stro
gruppo. E' un ottimo albergo, unica
stonatura è la foto esposta ,
in bella vi- |
|
sta
, del proprietario defunto. |
|
Il
mio amico Piero ora è stanco , ha
bisogno di riposare, pertanto mi invita
ad an- |
|
dare
via e mi da appuntamento per il giorno
dopo. |
|
Arma
24.02.2011 il racconto riprende |
|
IV
GIORNO |
|
Il
mattino dopo partiamo per Efeso , e la
visita si rivela davvero prodigiosa. Le
ro |
|
vine
sono imponenti e spettacolari. L'Odeion
, una sorta di piccolo teatro coperto |
|
dove
si radunava il Senato civico, e che
fungeva anche da vero teatro con una ca |
|
pacità
di 1400 spettatori seduti è l'edificio
che ha dato il nome ai nostri vari mo- |
|
derni
cinematografi Odeon .
L'Agorà , il Prytaneion (una sorta di
municipio) , la |
|
via
dei Cureti ( i Cureti erano un mitico
gruppo di personaggi della religione
gre- |
|
ca
facente parte della corte di Rea moglie
di Crono) che , lastricata con marmo e |
|
pietre
, attraversava la città , circondata da
colonne , piedistalli , basamenti , ca |
|
pitelli
, fregi , iscrizioni, mosaici , statue
e resti di edifici pubblici e
privati di |
|
grande
suggestione. I ricchi resti del Tempio
di Adriano , la stupefacente faccia |
|
ta
della Biblioteca del Celso, l'Artemision
ed un enorme teatro rendono possibile |
|
immaginare
questa città piena di esuberante vita
pubblica e privata. Distrutta da |
|
nemici
e terremoti , ricostruita più volte ,
mostra vestigia greche , persiane
e ro- |
|
mane
. Varrebbe la pena andare in Turchia
anche solo per Efeso. Si dice che è il |
|
luogo
dove predicò l'apostolo Giovanni ( che
qui è sepolto) e dove prese dimora , |
|
si
dice , la Madonna. Anzi , su una
vicina altura , si può
vedere la casa che da |
|
Lei
sarebbe stata abitata.
Dopo
aver pranzato in una accogliente osteria
prose- |
|
guiamo
per Aphrodisias. Attraversiamo la valle
del fiume Meandra che è così tor |
|
tuoso
come vuole la leggenda ed il termine che
ne è derivato. La città che è molto |
|
antica
ha preso questo nome in età ellenistica
perchè dedicata ad Afrodite. Le ro |
|
vine
sono meno spettacolari di quelle
straordinarie di Efeso. E' stata sede di
una |
|
famosa
scuola di scultori venuti da Pergamo ed
erano molto apprezzati dai greci |
|
e
dai romani. Molto ben conservati sono il
Teatro e le terme di Adriano, molto me |
|
no
il tempio di Afrodite che , ovviamente
doveva essere molto
importante. Vera- |
|
mente
grandioso è invece lo Stadio , capace
di 30.000 spettatori , ed è quasi
in- |
|
tegro.
Dopo la visita ad Aphrodisias procediamo
verso Pamakkale dove arriviamo |
|
in
tempo per visitare brevemente la
necropoli di Hierapolis che
si prolunga per |
|
quasi
due chilometri ai lati della strada e
mostra ua imponente raccolta di
tombe |
|
dalle
fogge più varie : a tumulo , a
sarcofago e mausolei ( dal nome di
Mausolo) , |
|
re
di Caria , la cui tomba sontuosa fatta
erigere dalla moglie Artemisa ad Alicar- |
|
nasso
, era una delle meraviglie
dell'antichità. Dopo la necropoli
costeggiamo un |
|
edificio
termale trasformato in luogo di culto
cristiano , dal
muro perimetrale |
|
sbilenco
che ci costringe a girare al largo per
evitare di rimanerci sotto in caso |
|
di
crollo. Più avanti una porta a tre
archi chiamata Arco di Domiziano , una
via la |
|
stricata
ed u edificio dove si trovano i resti di
San Filippo che fu qui martirizza |
|
to
sotto Domiziano. Poco oltre si trova il
Tempio di Apollo e le Terme. In lontanan |
|
za
vediamo il Teatro ma essendo in cattivo
stato decidiamo di non visitarlo anche |
|
perché
ci siamo stufati di vedere tante rovine.
Un pensiero ed un sorriso illumina |
|
no
il viso di Piero e aggiunge. . . . dopo
aver visto Efeso nulla è degno di molta
at- |
|
tenzione.
Ma come sempre accade tra tanti turisti
uno , appassionato di archeolo |
|
gia
e pieno di entusiasmo , si dirige verso
il Teatro impugnando l'inseparabile vi- |
|
deocamera.
Al mio amico viene alla mente la buffa
ed ironica espressione : porta |
|
tore
di "hendycam" . Le locali
terme rammentano al visitatore un
curioso locale , |
|
visto
ad Efeso , dove , sui due lati , vi
esano sedili di marmo costituiti da
un'uni- |
|
ca
lastra , con due fori piuttosto vicini ,
al di sotto dei quali scorreva
l'acqua e |
|
dove
i clienti , mentre soddisfacevano i loro
bisogni corporali, scambiavano due |
|
chiachere
con i vicini.
Dev'essere stato in un
simile luogo che Eraclito ebbe la |
|
fatale
intuizione del " panta rei"
che un turista napoletano
chiosava con
irrive- |
|
rente
"pè dint'o mazzo" il che mi
richiama alla mente l'ignobile "
Eschilo, signo- |
|
ri ,
Eschilo che qui si Sofocle . Attenti
alle scale Euripide altrimenti
Tucidide" |
|
Piero
ora ride di cuore ed aggiunge . . . ecco
cosa rimane dei nobili studi classici |
|
me
ne vergogno. |
|
E'
ora di tornare a casa , saluto Piero e
vado via. |
|
Arma
03 marzo 2011
il racconto riprende |
|
Pamukkale
, che vuol dire castello di cotone , è
com'era nell'antichità , luogo ter- |
|
male
, e prende il nome dai depositi calcarei
candidi come la neve, che nel corso |
|
di
millenni hanno rivestito i fianchi della
collina formando terrazze, vasche, rupi |
|
frastagliate
e stallatiti che danno la sensazione di
ua bianca cascata di schiuma |
|
pietrificata.
Purtroppo i numerosi alberghi sorti
nelle vicinanze o addirittura so- |
|
pra
i depositi calcarei stanno , con i loro
scarichi incontrollati , rapidamente
alte |
|
rando
ed inquinando i depositi calcarei e
minacciano , in breve tempo, di guasta- |
|
re
questo suggestivo scenario. Il motel che
ci ospita è costruito sulle terrazze na |
|
turali
e si affaccia su di esse sfruttandone
l'aspetto panoramico. Ci sarebbero |
|
delle
piscine all'aperto che invitano a
tuffarsi, ma la temperatura non è
favorevo |
|
le.
Alcuni della comitiva approfitano di
una piccola piscina coperta che è
alimen |
|
tata
dalle acque termali sottratte così al
loro compito naturale di alimentare i de |
|
positi
calcarei. L'acqua è a 35 gradi ma
l'aria esterna è così rigida che
quando |
|
escono
dall'acqua corrono a rifigiarsi nel
tepore delle camere riscaldate. |
|
Un
altro giorno è passato e il mio amico
mi da appuntamento a domani per affron |
|
tare
il viaggio di Konya. |
|
V°
GIORNO |
|
l'indomani
partiamo presto per affrontare la
lunghissima tappa che , a
parte la |
|
sosta
per il pranzo , brevissime soste per le
umane necessità, e bevute di ottimo |
|
tè
alla mela , attraversando vasti
altopiani dove si vedono solo greggi di
pecore |
|
che
pascolano nella steppa, ci porta a Konya.
Altre montagne ricoperte di neve |
|
incorniciano
l'altopiano alto 1300 ./. 1500 metri.
I
rari villaggi molto distanziati |
|
tra
loro mostrano il solito modesto minareto
dell'usuale piccola moschea , e
pre- |
|
sto
siamo colti dalla noia e dal sonno.
L'autista, un solido massiccio turco
dall'a- |
|
spetto
di un lottatore , ma capace di
inaspettate gentilezze, per rimanere
sveglio |
|
ascolta
cassette con melodie locali che alle
nostre orecchie sembrano soporifere |
|
nenie.
L'albergo di Konya è molto modesto , il
peggiore di tutti sino ad ora.
Ci |
|
rinfreschiamo
alla meglio in un bagno da terzo mondo ,
con la doccia che crolla |
|
appena
si apre l'acqua mentre il pavimento si
allaga subito perché lo scarico è
in |
|
tasato.
E' senza vasca da bagno e manca di ogni
confort ad eccezione di un anti- |
|
co
water incrostato.
In compenso c'è una
moschea nelle immediate vicinanze e |
|
l'appello
alla preghiera serale sparato senza
pietà dai vicini altoparlanti ci
fa |
|
sobbalzare
per la sorpresa. La stessa cosa accade
l'indomani mattina alle 5, cosa |
|
che
ci farebbe venir voglia di ricoprire di
contumelie il muezzin, se non sapessi- |
|
mo
che si tratta solo di dischi diffusi ad
altissimo volume. Konya ,
antichissima |
|
città
degli Ittiti, poi dei Frigi , dei Romani
, dei Selgiuchidi , degli Ottomani è |
|
ora
una roccaforte dei fondamentalisti
islamici, una specie di città santa. |
|
Arma
10 marzo 2011 il racconto riprende |
|
Veniamo
invitati a comportarci con serietà,
evitando di scherzare e di ridere ,spe |
|
cialmente
in prossimità delle moschee e degli
edifici sacri. Gli uomini vestono abi |
|
ti
tradizionali ed hanno le caratteristiche
barbe che fanno crescere quando han- |
|
no
adempiuto il dovere di fare "haj"
il rituale pellegrinaggio alla Mecca,
fatto il |
|
quale
si ha il diritto di fregiarsi del titolo
di "haji". Quasi tutte le
donne hanno il |
|
capo
coperto col tradizionale fazzoletto nero
che le fa sembrare delle
"ninja", |
|
come
fa osservare Camillo. Persino lui che di
solito fuma proprio come un turco si |
|
astiene
dal fumare in pubblico perché siamo
ancora nel periodo del Ramadan(che |
|
qui
viene chiamato Ramazan) In questo
periodo non si può bere, nè mangiare,
nè |
|
fumare,
nè fare "nikiniki" neppure
con la legittima moglie sino
a quando il
sole |
|
non
è tramontato. Agli occhi di noi
occidentali è buffo vedere come ,
subito dopo |
|
il
tramonto, tutti si precipitano a casa
per dissetarsi e nutrirsi.
I
negozi tirano |
|
giù
le serrande e sbattono fuori i clienti
stranieri (quelli locali sgombrano spon- |
|
taneamente)
, bancarelle che coprono in fretta e
furia le mercanzie con i teli. . . |
|
ovunque
è un fuggi fuggi verso casa . A Konya
visitiamo il monastero-mausoleo-mu |
|
seo
di Mevlana titolo onorifico di un certo
Gialai ad-Din Rumi, poeta filosofo
e |
|
fondatore
della setta mistico-religiosa dei
Dervisci Danzanti.
Un complesso di |
|
edifici
a cupola sovrastati da una struttura
cilindrica che finisce in una sorta di |
|
cupola
conica, entrambe scanalate e rivestite
da splendide mattonelle invetriate |
|
verde-turchese.
All'interno il grandioso sarcofago di
Mevlana ricoperto da un pe |
|
sante
broccato con scritte coraniche ricamate
vicino a quello più modesto del fi- |
|
glio.
Attorno alcuni cenotafi di discepoli e
familiari ed una raccolta di manoscrit |
|
ti
miniati
tra cui opere dello stesso Mevlana. Una
collezione di strumenti musicali |
|
tappeti,
arazzi, armi , oggetti in ottone , peli
della barba del Profeta ed altri og- |
|
getti
di culto. All'uscita , esausti, veniamo
condotti all'Alaeddin Tapesi , il colle |
|
della
cittadella selgiuchide dove si vedono i
resti delle possenti mura che la pro- |
|
teggevano.
Tutt'intorno u verde parco. Avremmo
potuto visitare la Alaeddin Camil |
|
(si
legge Giamil), la Moschea Alaeddin
purtroppo chiusa da anni per restauri.
A |
|
questo
punto veniamo abbandonati a noi stessi o
, a scelta, riaccompagnati in
al- |
|
bergo.
Optiamo per u tour non organizzato della
città e , divisi in piccoli gruppi, |
|
ci
buttiamo nei vicoli e nelle piazzette
brulicanti di vita , gremite di
bancarelle, |
|
botteghe
e bottegucce di tutte le mercanzie
immaginabili. Dobbiamo difenderci |
|
dagli
assilli dei venditori facendo spallucce
e dicendo "parà mafish" che
signifi |
|
ca
" soldi niente ". Qualcuno ci
manda di sicuro a quel paese , ma quasi
tutti sor- |
|
ridono
e commentano divertiti la presenza di
forestieri squattrinati. Ad un certo |
|
punto
, smarritici nel dedalo di viuzze ed
ormai stanchi abbordiamo un taxi
che |
|
per
un compenso irrisorio ci riporta in
albergo. Dopo la cena andiamo a letto
per |
|
riposarci
in previsione della lunga tappa del
giorno successivo. |
|
Anch'io
sono stanco e non vedo l'ora di fare
ritorno a casa pertanto saluto il mio |
|
amico
Piero ed esco nella strada dove vengo
investito da una folata di vento geli- |
|
do
quasi volesse ricordarmi che è inverno
come in Turchia. |
|
VI°
GIORNO |
|
Il
giorno dopo , tranne una breve sosta per
visitare un vecchio Caravanserraglio |
|
a
Sultanhani , raggiungiamo il . . .
. |
|
Arma
17 marzo 2011 il racconto riprende |
|
. .
.nodo stradale Akasaray dove pranziamo
in un moderno Caravanserraglio in cui |
|
troviamo
di tutto : albergo , ristorante , bar ,
negozio di souvenirs , giornali e tan |
|
to
altro. Veniamo informati che i vecchi
caravanserraglio erano posizionati a 30
- |
|
35
Km l'uno dall'altro in quanto
è la distanza massima che un cammello
carico |
|
percorre
. In essi trovano rifugio e protezione
dai banditi uomini , merci e anima |
|
li.
Il vecchio caravanserraglio di
Sultanhani espone , in cima all'alto
portale di in |
|
gresso
, il vessillo turco , rosso con la
classica mezza luna con stella. Veniamo
in- |
|
formati
altresì che tale simbolo fu adottato
dal'Impero Ottomano per significare |
|
che
esso era in crescita appunto come la
luna crescente , e, che aveva
anche un |
|
secondo
significato perché la lettera
arabo-persiana "nun" che
ricorda una fal- |
|
ce
di luna con una stella sovrastante , è
simbolo di immortalità .
Piero ora sorri- |
|
de e
mi racconta di aver letto che il "
croissant" fu creato da un
pasticcere vien |
|
nese
per festeggiare la vittoria sugli
Ottomani divorando a morsi l'odiata
mezza- |
|
luna
crescente. Dopo una lunga tirata siamo a
Nevsehir e poi a Urgup, nel cuore |
|
della
Cappadocia , dove troviamo ospitalità
in un bellissimo confortevole albergo |
|
e
dove finalmente pernottammo per tre
notti consecutive crogiolandoci
negli agi |
|
5
stelle. Urgup si trova in una posizione
strategica per visitare la Cappadocia
con |
|
i
suoi paesaggi scolpiti dagli agenti
atmosferici e i tesori di arte
bizantina. Visi- |
|
tiamo
la valle di Goreme caratterizzata da
coni di parete
rocciose crivellate di |
|
aperture
, ed un imponente complesso monastico
con chiese e
cappelle di varia |
|
grandezza
e forma, scavate nella roccia e decorate
di affreschi. Nel corso dei |
|
secoli.
i ragazzi del luogo, per svago e ,
forse, per l'islamica avversione
alle im- |
|
mmagini
umane dipinte , hanno tentato di colpire
a sassate gli occhi dei vari per- |
|
sonaggi
raffigurati - Cristi ,
Santi , Angeli e Madonne - riuscendo a
deturparli |
|
quasi
tutti. La stessa cosa è accaduta
anche al villaggio rupeste di Zelve dove
, |
|
oltre
a spettacolari formazioni rocciose ,
coni, pinnacoli e caratteristici "
cami- |
|
ni
delle fate " (similoi ad enorme
falli di pietra eretti) vi sono numerose
chiese |
|
scavate
nella roccia. Molto interessante , ma un
poco faticosa , è la visita
della |
|
labirintica
città sotterranea di Kaymakli , scavata
a più livelli nel tufo vulcanico, |
|
che
si dice sia stata abitata sin dal 5°
secolo a.c. Alcuni cunicoli sono
così bassi |
|
ed
angusti che bisogna percorrerli quasi
gattoni. In Cappadocia dopo un pasto in |
|
u
ristorante tipico, scavato nel tufo
vulcanico (poco raccomandabile per chi
sof- |
|
fre
di claustrofobia ) ad Avanos , sul fiume
Rosso , visitiamo una fabbrica di ce- |
|
ramiche
ed un emporio di tappeti dove un addetto
che parla perfettamente italia |
|
no
ci mette al corrente dei vari tipi di
tappeti anatolici , e ci spiega che essi
sono |
|
più
spessi e meno flessuosi di quelli
persiani, ma , dice lui, più robusti
perché an |
|
nodati
col nodo "ghiordes"
sembra derivi da quello
dell'inestricabile nodo che |
|
legava
il gioco al timone del carro del re di
Frigia , Gordio , Il famoso nodo "gor |
|
diano
" che Alessandro il Grande ,
invitato a scioglierlo , troncò con uno
spregiu |
|
dicato
e geniale colpo di spada. Al termine
della lunghissima lezione
sui tappeti |
|
anatolici
, che ha coinvolto sei o sette
giovanotti che si sono affaticati a
portare |
|
svolgere
e riavvolgere numerosissimi esemplari ,
ci propongono di fare
acquisti |
|
ad
un prezzo di favore ma nessuno del
gruppo si lascia tentare , e quei
disgrazia |
|
ti
restano di sale. Il giorno
successivo , dopo una lunghissima tirata
in pulman ci |
|
portano
ad Ankara. Città capitale
dall'aspetto. . . . . . . . . |
|
Arma
24 marzo 2011 il racconto riprende |
|
moderno
occidentale, di soli 3 milioni di
abitanti.
Non mancano neppure qui |
|
quarieri
e zone sovraffollate e
pittoresche, ma perlopiù si
percorrono ampie e |
|
scorrevoli
arterie fiancheggiate da edifici
moderni. Del resto la città antichissi- |
|
ma ,
è stata riprogrammata come moderna
capitale da Mustafà Kemal "Ataturk" |
|
nel
1926, perchè lontana dai confini e
quindi meno facile preda da eventuali
in- |
|
vasori.
Appena arrivati visitiamo il grandioso
Mausoleo di Ataturk dove assistia- |
|
mo
ad una breve cerimonia militare in
occasione della visita di qualche
papavero |
|
straniero.
Più tardi visitiamo il museo delle
Civiltà Anatoliche i cui reperti spazia |
|
no
dalla preistoria sino alla civiltà
Ittita, Frigia ; Persiana, Greca e
Romana. Al |
|
termine
veniamo condotti in un grattacielo
all'interno del quale vi sono numerosi |
|
negozi
di tutti i generi immaginabili. Qui
vagabondando da una vetrina all'altra e |
|
sostando
in qualche bar , attendiamo l'ora di
cena che avverrà in un pretenzioso |
|
locale,
buio come in una miniera, che
dovrebbe offrire
una raffinata cucina |
|
francese.
Di francese però ci solo il nome "
La Bohème" e delle gigantografie
di |
|
fotogrammi
di vecchi film francesi. Il cibo è
semplicemente penoso. Tant pis ! ! |
|
Ci
trasferiamo alla stazione ferroviaria
dove ci congediamo dall'autista del
pul- |
|
man
che ci è stato vettore e compagno
gentile e, appena possibile, ci
imbarchiamo |
|
su
un vagone letto che ci condurrà ad
Istambul. Nottata da tregenda perchè il
va |
|
gone
risulta essere rumoroso e gli energici
scossoni e le brusche frenate , accom |
|
pagnate
da lancinanti stridii, minacciano
di farci decollare dalle
cuccette co- |
|
stringendoci
abtenerci fermamente aggrappati ai
possibili appigli. Levataccia per |
|
poter
approfittare dellunico servizio del
vagone in modo da non essere
assediati |
|
e
disturbati nel critico " momento
del bisogno", e siamo ad Istambul,
nella parte |
|
Asiatica.
Ci imbarchiamo su di un altro pulman che
, attraverso uno
spettacolare |
|
ponte
sospeso del Bosforo , ci porta
dall'altra parte di Istambul,
non prima di |
|
aver
sostato per u paio d'ore, lunghissime ,
a causa
dell'interminabile
coda di |
|
quelli
che vengono a lavorare nella parte
europea della città. Attraversiamo gran |
|
pare
della città, superiamo il ponte Galata
, e, scesi vicino alla Moschea Nuova, |
|
visitiamo
il vicino mercato delle spezie. Un
caotico mercato coperto dove si trova |
|
no
quintali di spezie note ed ignote,
frutta secca o seccata, in un vortice di
folla |
|
di
odori, di colori , di suoni e richiami
da rimanerne affascinati e
storditi insie- |
|
me.
Dopo rimaniamo liberi di gironzolare nei
dintorni per spendere le ultime lire |
|
turche,
prima di procedere verso l'aeroporto ,
e, superati i soliti controlli, ci
im- |
|
barchiamo
sull'aereo che ci porterà in patria. |
|
Anche
questo viaggio mostra ancora una
volta la facilità del mio amico
Piero di |
|
sapere
raccontare con dovizia di particolari
tutto quello che lo circonda. Ho vis- |
|
suto
questo viaggio in compagnia di un
accompagnatore che ha saputo farmi assa- |
|
porare
la gioia di visitare un mondo molto
diverso da quello occidentale, pieno di |
|
storia
e di un fascino che trascina il
visitatore e lo rende partecipe di
quello che |
|
vede. |
|
Vorrei
che il mio amico capisse quanto gli sono
riconoscente per quello che mi ha |
|
raccontato,
non ho parole che possano dire quello
che sento pertanto di colo "grazie
Piero" |
|
Valentino |
|
. |
|
VIAGGIO
IN EGITTO |
|
Abbiamo
appena archiviato il racconto relativo
al viaggio in Turchia ed ecco che |
|
il
mio amico Piero inizia il racconto di
una nuova avventura . L'oriente e le
civiltà |
|
esotiche
lo attirano, questa volta ci racconterà
il viaggio in Egitto , il paese dei |
|
faraoni
, delle mummie, del deserto, delle
sfingi e delle piramidi. |
|
Volo
Genova- Roma - Cairo e siamo ad Al
Kahira = la Vittoriosa con i suoi 15
milio |
|
ni
di abitanti. Dopo molto trambusto per
recuperare i bagagli ,uno dei quali è
tem |
|
poraneamente
scomparso , veniamo sistemati al
Ramses-Hilton , 23° piano , came- |
|
ra
27. Facciamo conoscenza col responsabile
della parte logistica del viaggio, |
|
Harish
, riservato e molto sulle sue.
Ci viene
presentato anche l'incaricato della |
|
parte
culturale Ahmes Abau Elsoud , molto
comunicativo , simpatico e disponibile |
|
Ora
possiamo fare la conoscenza dei compagni
di viaggio, quindi cena al ristoran |
|
te
cinese dell'albergo ed al termine ci
ritiriamo nella nostra camera.
Il
mattino |
|
dopo
la giornata inizia con una lunga visita
all'interessantissimo Museo del Cairo. |
|
Il mio
amico Piero, per la prima volta,non ha
parole per descriverlo per
l'enorme |
|
quantità
di straordinari reperti che ospita.
Favoloso il tesoro funerario di Tutan- |
|
kamen
( Tut-Ankh-Aman = immagine vivente di
Amon) All'una pranziamo su di un |
|
battello
ancorato sulla riva del Nilo. Non
abbiamo tempo di riposare ed ecco
che |
|
nel
pomeriggio visitiamo la Cittadella di
Saladino (Salah ad-Din , prosperità- o
in |
|
tegrità
della religione, titolo onorifico
di Yusuf Ibn Ayyud ,1138 - 1193)
Visitia |
|
mo
anche l'interno della monumentale
Moschea Mohammed Ali (1830) . Non abbia |
|
mo
neppure il tempo di prendere fiato ed
ecco la veduta dalla terrazza della
Cit |
|
tadella
della Moschea del Sultano Hassan
(1356-1363) e della vicina Moschea Al |
|
Rifai
che ospita le tombe della famiglia
reale, dal Kadivè Ismail Pascià fino
a |
|
Faruk.
Finalmente siamo liberi di fare shopping
nel Bazar del popoloso e popola |
|
re
quartiere Khan el-Khalili nella
tradizionale confusione di negozi ,
botteghe , |
|
botteguccie,
stamberghe, covi ed appiccicosissimi
venditori peripatetici con prez |
|
zi
assolutamente deliranti. Questi
venditori ci accompagneranno per tutto
il viag |
|
gio
soprattutto presso i templi ed i luoghi
di interesse turistico. Dopo una dormita |
|
ristoratrice
prendiamo il pulman ed andiamo a Memphis
, prima capitale dell'Egit |
|
to
unito , fondata da Menes ,I° re e
legislatore della dinastia, nel 3100
a.C. Ora |
|
è
la volta della visita ai ruderi del
Tempio di Ptah (raffigurato come una
mummia |
|
con
calotta bianca sul capo e le mani che
escono dalle bende
per reggere uno |
|
scettro
composito) , massima divinità di Memfi
insieme alla moglie Sekhmet
( la |
|
Possente
, con la testa di leonessa) ed il figlio
Nefertum (con un fiore di loto sul |
|
capo,
dio sostituito poi dal leggendario
Imhotep. sublime architetto
e dio della |
|
medicina
ribattezzato dai greci Esculapio )
Siamo
stanchi e storditi alla vista di |
|
così
tanti monumenti che testimoniano una
civiltà molto antica ma la giornata
ci |
|
ha
riservato altre sorprese.
Abbiamo appena
il tempo di riprenderci ed ecco la |
|
visita
dell'edificio che ospita
il colosso
monolitico coricato di Rà-Meses II° .
XIXa Din., alto 13 metri ( il
gemello si trova al Cairo ritto
davanti
alla stazione |
|
ferroviaria
in piazza Ramses) mentre nel cortile
possiamo ammirare la Sfinge di |
|
alabastro
di Amon-Ofis II°, alta 4,5 metri, lunga
8 metri, scolpita in un
unico |
|
blocco.
Il nostro tour prevede ora il
trasferimento a Sakkara necropoli lunga
8 |
|
Km.
dove visitiamo la màstaba (tomba) di
Mere-nuka, un sacerdote ed amministra |
|
tore
di un faraone della VIa Dinastia, ricca
di interessanti bassorilievi ed affre- |
|
schi.
Naturalmente il monumento più imponente
. . . . |
|
Arma
07 aprile 2011 il racconto riprende |
|
è
la piramide a gradoni di Zoser III
dinastia , 2668 a.C. circa, sovrano del
re- |
|
gno
antico. , ma fu il primo a farsi
costruire dal famoso Imhotep una
piramide |
|
formata
da sei mastabe sovrapposte e
circondata da un imponente complesso fu |
|
nerario.
Pranziamo in un Club di campagna per
ricchi egiziani, quindi facciamo vi |
|
sita
ad una delle tante scuole di tappeti che
si vedono in periferia di Sakkarà. |
|
Nel
pomeriggio visita delle tre celeberrime
enormi piramidi di Giza, Keope (Kufu) |
|
Kefren
(Kafra) e Micerino (Menkaura) che
possiamo ammirare ancora mentre ci |
|
allontaniamo,
stagliate contro un cielo incendiato del
tramonto, dietro alla Sfin- |
|
ge.
Ora è la volta della visita ad una
fabbrica di papiri dalla produzione
molto |
|
curata.
Bellissimi ed interessanti quelli che
riproducono il giudizio del defunto |
|
(che
gli addetti ai lavori definiscono "psicostasia",pesatura dell'anima, anche se |
|
in
verità si pesa solo il cuore del
defunto) La giornata è stata lunga ed
ora siamo |
|
esausti
pertanto non vediamo l'ora di cenare e
riposarci in previsione del giorno |
|
dopo
in quanto dobbiamo andare in volo a
Luxor. Il mattino dopo, alle prime
luci |
|
dell'alba,
prendiamo il volo Cairo-Luxor, poi
sistemazione sulla motonave fluviale |
|
Quenn
Nabila, arredata in stile moresco, molto
suggestiva, accogliente e confor- |
|
tevole.
Alla sera , su prezioso suggerimento di
Ahmed , visitiamo l'interessantissi |
|
mo
museo di Luxor , molto meno ricco di
reperti archeologici di quello del
Cairo, |
|
ma
con esemplari molto meglio presentati ed
illuminati. Nel corso della visita
sco |
|
priamo
con piacere che il merito di tuto questo
è di due architetti italiani, Castan |
|
tino
Dardi e Vittoriano Satta.
Al termine
della visita salpiamo verso l'alto
Nilo, |
|
controcorrente
verso sud. Da questo momento le
colazioni , i pranzi e le cene, tut |
|
ti
self-service , si faranno sulla nave
Nabila e saranno ottimi, variati ed
artistica |
|
mente
presentati dai valenti cuochi della
nave. La navigazione Luxor-Edfu , dove |
|
al
mattino, abbiamo una piccola
disavventura con un vetturino esoso dal
quale ci |
|
facciamo
"rapinare" e paghiamo a
malincuore per evitare una chiassosa
discussio |
|
ne
di principio nel bel mezzo di un
mercatino affollatissimo.
Visitiamo il Tempio |
|
tolemaico
dedicato al dio dalla testa di falco,
Horus , i cui occhi erano conside |
|
rati
il sole e la luna , assimilati al
preesistente di solare Rà . Nel Tempio
di Edfù |
|
è
narrata la leggenda di Horus che difende
Rà contro Apep , lungo serpentone - |
|
drago
che simboleggia le tenebre del male
che
contrastano il passo alle solari |
|
forze
della luce. Il tempio, ben conservato
perchè sommerso dalla sabbia sino a |
|
circa
il 1850, si presenta in dimensioni
faraoniche , il fronte,
che gli addetti
ai |
|
lavori
chiamano "pilone" è
costituito da un ampio
altissimo portale
sul quale è |
|
scolpito
un disco solare ai lati del quale
sbucano due cobra eretti col cappuccio |
|
aperto.
Addossati ai due lati del portale , più
alti di esso, vi sono due enormi edi |
|
fici
decorati con gigantesche figure di
divinità egizie. Il "pilone"
si dice voglia |
|
simbolizzare
due montagne dell'orizzonte orientale
tra le quali sorge il dio Sole. |
|
Superato
il portale ci si trova in un ampio
cortile circoscritto da una fila di gran |
|
di
colonne ,e davanti, vi è un'altra ampia
porta sigillata, come il portale di
prima, |
|
da
due giganteschi falchi di granito.
Al di
la della porta vi è una ipostila il cui |
|
soffitto
è sostenuto da una mirabile selva di
imponenti colonne. Di li si accede al |
|
la
"Sala dell'apparizione" dove
l'idolo veniva mostrato alla folla, poi
alla " sala |
|
delle
offerte" e poi al santuario vero e
proprio, circondato da cappelle e
corri- |
|
doi
tutti decorati da numerosi affreschi e
da bassorilievi che illustrano la leggen |
|
da.
La navigazione procede poi verso. .
. |
|
Arma
14 aprile 2011 il racconto riprende |
|
. .Kom
Ombo dove verso sera sbarchiamo nella
rossa luce del tramonto. Mentre ci |
|
dirigiamo
verso il tempio ci imbattiamo nella
solita moltitudine di turisti di tutte |
|
le
razze e nella solita genia di
asfissianti venditori ed accattoni vari.
Un anziano |
|
egiziano
con la solita galabia e turbante
intrattiene una piccola folla con un
naja |
|
(cobra
africano) e un altro serpentello .
Visitiamo il Tempio delle Due Divinità, |
|
del
periodo tolemaico-romano , dedicato al
dio Sobek dalla testa di coccodrillo |
|
(sacro
per aver salvato Horus fanciullo
dall'annegare e per aver portato sul
dor- |
|
so
la salma di Osiride) e al dio Haroeris .
Le piante dei templi, dimensioni a parte |
|
,
più o meno simili a quelli del tempio
di Edfù, ma in questo tempio, molto mal
ri- |
|
dotto
, ha entrate e santuari doppi : uno per
divinità. Le luci dei fari, ormai
si
è |
|
fatto
buio, fanno risaltare la bellezza dei
nobili resti , degli stinti
affreschi
e |
|
dei
raffinati bassorilievi.
Al termine della
visita riprendiamo a navigare verso |
|
Assuan
che raggiungiamo verso mezzanotte e,
scopriamo che è illuminatissima ,nu |
|
ova
ed apparentemente ricca di vita.
Ogni
volta che la Nabilia incrocia battelli |
|
fluviali,
la flotta è numerosissima , si
scambiano triplici festosi suoni di
sirena, a |
|
mò
di saluto. Un nuovo giorno , una nuova
levataccia alle 3 e partenza in pulman |
|
verso
la lontanissima Abu Simbel (280 Km a sud
di Assuan) Abbiamo la possibili- |
|
tà
di ammirare il levarsi del sole
in pieno
deserto, uno spettacolo che difficil- |
|
mente
, chi ha avuto la fortuna di vedere,
potrà dimenticare. Ma ora dobbiamo ri |
|
tornare
alle bellezze archeologiche dell'egitto
, la visione favolosa dei due tem- |
|
pli
voluti da Ramses II° per ufficializzare
la propria natura divina e per impres- |
|
sionare
ed assoggettare definitivamente le
popolazioni nubiane alla forza ed al |
|
potere
egizio. Ci viene comunicato che il
tempio principale è dedicato a Ramses |
|
II°
e ad Amon-Ra ,Hormakhis (Horus
all'orizzonte) e Ptah le cui statue ,
insieme |
|
a
quella del faraone , sono conservate nel
santuario più interno del tempio. Sulla |
|
facciata
quattro gigantesche statue del faraone
seduto sul trono , una delle qua |
|
li
assai rovinata, alte più di 20 metri,
fanno da maestoso ingresso al tempio.
Al- |
|
l'interno
vi sono varie sale, la maggiore delle
quali conserva raffigurazioni della |
|
battaglia
di Kadesh , in cui il faraone sconfisse
gli Ittiti. Non dobbiamo dimen- |
|
ticare
che per due volte all'anno all'epoca del
solstizi,il sole penetra per tutta la |
|
lunghezza
del tempio e va ad inondare di luce
tutte le statue degli dei e del fara |
|
one
, tranne volutamente,
quella di Ptah che
è il dio del mondo delle tenebre. |
|
Questo
fenomeno del sole non è dovuto al caso
ma alla conoscenza
degli astri |
|
che
in quel tempo era al centro di tutte le
attività di vita soprattutto la
divinazio |
|
ne e
nel prevedere il futuro. Il tempio
minore è dedicato a Nefertari , moglie ed |
|
amante
di Ramses II° , assimilata ad una
incarnazione terrena della dea Harthor. |
|
Rimaniamo
sbalorditi nel vedere la facciata ornata
di sei statue alte 11 metri due |
|
raffiguranti
il faraone con in mezzo Nefertari e lo
stesso dall'altra parte della |
|
porta
centrale .
Al loro fianco le figure dei
figli , le principesse accanto a |
|
Nefertari
, i principi accanto a Ramses II°. Una
osservazione nasce spontanea al |
|
pensiero
. . . come sia stato possibile creare
opera di tale entità considerando gli |
|
scarsi
mezzi del tempo. Su questo argomento vi
sono state numerose teorie che |
|
hanno
mostrato la grandezza degli egizi
e le
loro capacità nel creare opere di |
|
una
grandezza tale che ancora oggi ci
stupiscono. |
|
Arma
21 aprile 2011 il racconto continua |
|
Da
ammirare anche la ben occultata opera di
ricostruzione ciclopica , in cemento |
|
armato
, che li ha conservati dall'essere
sommersi dalle acqua del lago
Nasser |
|
formatosi
in seguito alla costruzione della diga
di Assuan. Siamo ammirati di tan |
|
ta
grandezza e ci sentiamo molto piccoli
alloro paragone, E' stata una giornata in |
|
tensa
che non ci ha dato la possibilità di
riposarci ma ci ha ha permesso di esse- |
|
re
testimoni di un tempo che mostra la
grandezza di un popolo e di una delle
più |
|
antiche
civiltà del mondo. Con nostalgia
riprendiamo il viaggio di ritorno.
Dopo |
|
una
lunga sosta iniziale per riparare un
improvviso guasto all'impianto di
condizi |
|
onamento
ci fermiamo per osservare e filmare un
miraggio che mostra lontane di |
|
stese
di acqua loddove v'è solo arida sabbia
infuocata. Non potevamo lasciare il |
|
deserto
senza assistere allo spettacolo di un
miraggio e la fortuna ci ha assistito |
|
è
un fenomeno particolare che noi
occidentali non possiamo neppure
immaginare, |
|
siamo
sconcertati, la visione è così nitida
che facciamo fatica a credere che è pu |
|
ra
illusione, rimarrà nei nostri occhi
increduli la visione di un fenomeno
naturale |
|
che
non riusciamo a spiegare. Ora siamo
rientrati ad Assuan e verso il tardo
po- |
|
meriggio
, visita al giardino botanico sull'isola
di Kitcherner , e visione, da lonta |
|
no,
della villa e del mausoleo dell'Aga Khan
. Siamo anche testimoni di u avveni- |
|
mento
divertente. Durante il percorso si
affianca alla nostra barca a motore una |
|
minuscola
barchetta, spinta con le mani, nella
quale un intrapprendente bambino |
|
itentificata
con prontezza la nostra nazionalità,
intona in italiano " Quel mazzo- |
|
lin
di fiori che vien dalla montagna. .
" riscuotendo un grande successo di
simpa |
|
tia
e non poche piastre e lire egiziane.
Finalmente rientriamo , al buio, alla
Nabi |
|
lia
con un piccolo scontro , senza
conseguenze, tra la nostra ed u'altra
barca a |
|
motore.
Il giorno successivo ha inizio con la
visita alla Diga Alta. Ci imbarchiamo |
|
su
una lancia a motore per fare visita al
complesso tolemaico dei templi di Philae |
|
dedicati
ad Iside ed Halthor , e del padiglione
di Traiano, trasferiti
anch'essi |
|
con
un mirabile salvataggio operato da
tecnici italiani per evitare che
restassero |
|
sommersi
tra le due dighe. Sulla vicina isola di
Agilka più alta di 30 metri in mez |
|
zo a
suggestive rocce di granito che
sembravano massicci dorsi di elefante,
l'iso |
|
la
innalza, come per magia, verso il cielo
terso , colonne , pilastri ed edifici.
Pur |
|
troppo
molti bassorilievi, qui come altrove,
sono stati barbaramente
scalpellati |
|
e
sfregiati dai cristiani Copti che
avevano trasformato gli edifici in
chiese , e ri |
|
tenevano
tali sculture indegne del luogo a loro
sacro. Rientriamo ad Assuan per |
|
la
visita alle cave di granito , roventi
sotto il sole meridiano, dove si trova
un gi- |
|
gantesco
obelisco incompiuto ed abbandonato per
essersi fessurato durante la la |
|
vorazione.
Successivamente visita ad una fabbrica
di profumi con acquisti di fia |
|
le e
fialette di profumi vari, fra i quali
uno ribattezzato, per gioco,
"Chanel n.5" |
|
E'
ora di fare ritorno pertanto
partenza da Assuan verso nord, a favore
di cor- |
|
rente
, diretti ad Esna.
Raggiungiamo Esna
dopo aver superato , grazie ad una |
|
chiusa,
un dislivello del Nilo di circa 7 metri.
Visitiamo il locale tempio -
rifaci |
|
mento
tolemaico di un tempio della XVIIIa Din.
- dedicato a Khunum dio dalla te- |
|
sta
di ariete, considerato creatore del
genere umano, avendo modellato sulla ruo |
|
ta
da vassoio, nell'argilla , il primo
uomo, ed è anche protettore dei vasai.
Il tem- |
|
pio
ora si trova a nove . . . . |
|
Arma
28 aprile 2011 il racconto continua |
|
metri
sotto il livello stradale , con una
facciata guarnita da colonne legate in
bas |
|
so
tra loro che racchiudono la solita
ipostila con 24 colonne alte più di 13 metri, |
|
tutte
decorate, con magnifici capitelli
compositi. Attualmente il tutto è in un
solo |
|
edificio
e in una parte del santuario. Il
dislivello è dovuto al fatto che, nel
corso |
|
dei
secoli, i resti delle case che
crollavano o venivano distrutte
servivano da fon |
|
damente
per le nuove ,. Si è arrivati così, in
circa diecimila anni, all'attuale situa |
|
zione.
Qui ad Esna possiamo vedere raffigurato
l'antichissimo dio della fecondi- |
|
tà.l'unica immagine osè dell'Egitto
perché rappresentata con il fallo
eretto e due |
|
piume
sul capo. Ne vedremo un altro a Karnak.
Gli addetti ai lavori dicono , dal |
|
greco
, più scientificamente e pudicamente
"itifallico". Dopo la visita
ci imbarchi |
|
amo
e proseguiamo per Luxor dove , nel
pomeriggio visitiamo l'imponente tempio |
|
di
Karnak dedicato al dio Amon , e
successivamente, il tempio di Luxor
dedicato |
|
da
Amon-Ophis III° al Dio Sole Amon-Rà,
alla di lui moglie Mur ed al loro figlio |
|
Khonsu. Karnak è
una indescrivibile città
tempio che testimonia l'alto e raffinato |
|
grado
di civiltà raggiunto nei tempi antichi
dagli egizi. Molto , purtroppo, è stato |
|
distrutto
dalla mano dell'uomo.
La sala
ipostila con 134 colonne alte 23 metri |
|
con
capitelli papiriformi aperti, scolpite e
dipinte sino al culmine, è uno spettaco |
|
lo
imponente ed indimenticabile. Sculture
colone , pilastri, piloni, obelischi,
raffi |
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che
di nomi di faraoni e di numerazioni
dinastiche, Santuario di Amon , Santua |
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rio
di Montu, Santuario di Mut, Lago
sacro, basamento con lo scarabeo sacro |
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Khepri.
. . .c'è da rimanere sbalorditi. Dopo
questo tours-de-force visitiamo il tem |
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pio
di Luxor. Tempio quasi totalmente fatto
costruire da Amon-Ofis III° , amplia |
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to
da Thot-Masis III° e completato da
Rà-Mses II° . Suggestive le
insuperabili |
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sculture
gigantesche e le colonne lobate con
capitello a papiro chiuso, illuminate |
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dai fari.
Stanchi ma ebbri di felicità
per quello che abbiamo visto ci
ritiriamo |
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nelle
nostre camere pensando con nostalgia che
il nostro viaggio tra 3 giorni, ter |
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minerà
e ritorneremo alla nostra solita routine
ed alla faccende domestiche
sa |
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pendo
che per molti giorni i nostri occhi
saranno pieni di immagini ed
il nostro |
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cuore
di nostalgia per tutte le meraviglie che
abbiamo potuto
ammirare.
Solita |
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levataccia
e partiamo per la visita alla . . .
. |
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Arma
05 maggio 2011 il racconto riprende |
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necropoli
di Tebe , di fronte a Luxor, dall'altra
parte del Nilo. Raggiungiamo la |
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valle
delle regine e visitiamo la tomba del
giovanissimo principe Khamuast , figlio |
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di
Ramses III°, decorata con colori
brillanti. Purtroppo non possiamo
visitare la |
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tomba
di Nefertari perché , pur
meravigliosamente restaurata, è
inaccessibile a |
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coloro
che non hanno prenotato o non sono
raccomandati, Noi non lo siamo. Quin |
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di
visita al Tempio di Rà-Mses III° a
Medinet Abu. Non abbiamo neppure il tem |
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po
di respirare ed ecco che ci trasferiamo
nella valle dei Re dove possiamo ammi |
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rare
le tombe di Rà-Mses I°, III° e VI°,
tutte ben decorate con vivide immagini e |
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geroglifici
che illustrano ciò che accadde al
defunto post mortem (secondo il li |
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bro
dei morti Egizio). Nuovo trasferimento e
visitiamo il complesso monumentale |
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della
regina Hatshepsut a Deir el-Bahari,
mirabile opera dell'architetto ed aman |
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te
della regina Senmut. Possiamo
notare il grande contrasto fra l'armonia
della |
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costruzione
, a più piani, ornata da pilastri ben
decorata con figure e scritte ge |
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roglifiche
e l'asprezza dell'anfiteatro roccioso
naturale che lo circonda. Poi visi |
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tiamo
una fabbrica dove si lavora l'alabastro
e prima di rientrare a Luxor faccia |
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mo
una visita ravvicinata ai famosi
devastatissimi Colossi di Memnon che ,
alti 18 |
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metri
raffigurano Amenhotep III° posti
innanzi ad un tempio distrutto
dal terre |
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moto
nel 27 dopo Cristo. La leggenda vuole
che rappresentassero Memnon , figlio |
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di
Titone e di Eos, l'Aurora, e tale nome
è rimasto. Ovunque un ininterrotto
flus- |
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so
di turisti provenienti da ogni parte del
mondo, che spesso provocano ritardi
e |
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disturbi
per l'eccessivo affollamento. Capita
spesso che le voci delle guide si ac |
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cavvallano
e si sovrappongono confondendosi nel
ronzio della calca. Oggi è dome |
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nica,
il penultimo giorno del nostro viaggio,
navigazione verso Dendera, deforma |
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zione
del nome greco-romano Tentyris, a sua
volta corruzione di un più remoto |
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Ta-en-terr
o Ta lunt Neter, terra degli Dei. Scortati
possiamo visitare il Tempio |
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di
Hathor-Iris , e possiamo salire sino in
cima alla terrazza percorrendo un angu |
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sto
, tortuoso ed oscuro corridoio sulle cui
pareti sono scolpite innumerevoli figu |
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re
in bassorilievo da
ammirare fugacemente al
lume di una torcia elettrica. |
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Hathor
, raffigurata come una donna avente sul
capo due corna tra le quali vi è |
|
un
disco solare o come una donna dalla
testa vaccina o come una vacca- fu consi |
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derata
patrona dell'amore e protettrice della
musica e della danza, Hathor assun |
|
se ,
per ordine di Rà, anche l'aspetto
terribile della leonessa Sekhmet nel
mito |
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della
distruzione del genere umano. Sulla
parete di un muro esterno ammiriamo il |
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bassorilievo
della famosa Cleopatra il cui nome
appare scolpito nei geroglifici |
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racchiusi
nel vicino cartigllio. Ci viene detto
che è l'unico ritratto che si conosca |
|
Al
suo fianco l'immagine del figlio
Cesarione, in vesti ed ornamenti da
faraone. |
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Lunga
navigazione controcorrente di ritorno a
Luxor ed infine alla sera sugge |
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stivo
spettacolo di suoni e luci nel Tempio di
Karnàk. Ormai il nostro viaggio è |
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finito
, dopo la colazione a bordo, sbarco e
trasferimento in aeroporto
dove ci |
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congediamo
dai gradevoli compagni di viaggio. Volo
Luxor - Cairo . Dopo i control |
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li
di routine si prosegue per Roma
Fiunicino e poi per Genova Sestri.
Ancora no |
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stalgia
ma felici di poter far ritorno a casa
pensando che non abbiamo dovuto pa |
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tire
la leggendario maledizione di Tutan. .Kamon.
Non so se mi spiego. |
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Anche
per questo viaggio debbo rivolgere un
grande ringraziamento al mio amico |
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Piero
il quale con le sue parole che, come ho
avuto modo di dire più volte, sostitui |
|
sce
le immagini di una telecamera, ha
raccontato un viaggio
da favola in
una |
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terra
misteriosa che custodisce chissà quanti e quali segreti che la rendono
sug- |
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gestiva
e misteriosa ma che tutti vorrebbero
visitare. Anch'io sento questo desi- |
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derio
che spero un giorno si avveri. |
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Valentino |
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