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ANNO 2012

Pillola N°91

Siamo nel 2012 e quindi colgo l'occasione per farvi gli   AUGURI   per un
anno pieno di serenità, cercando di dimenticare il   2011  che ci ha fatto
conoscere quanto sia fragile la nostra società perché, a volte, è sufficien-
te una notizia, forse non confermata dai fatti, per far precipitare l'econo
mia in un baratro sino a giungere ad un possibile " default". Abbiamo cono
sciuto lo Spread, l'Imu, l'Ici, l'Irpef, l'Irap e tanti altri  balzelli che ci
accompagneranno nei prossimi anni.  Ritengo pertanto, come buon augurio, 
iniziare il nuovo anno con una pillola che ci faccia ricordare la nostra  in-
fanzia ed i tempi che eravamo sereni, quando era sufficiente la salute per
essere felici ed i nostri genitori ci raccontavano le favole di un mondo fan
tastico, un mondo che oggi è passato di moda, un mondo che la tecnologia
ha chiuso in un armadio e la chiave è stata buttata in mare.
Ho scritto per tutti Voi ed anche per me la favola di Pollicino,una  favola
che mi ha riportato indietro nel tempo e, come di consueto, può  avere un
finale diverso ogni volta che viene raccontata   perchè si   adatta ad ogni
sistema di vita.
POLLICINO  e  Valentino
Nei giorni scorsi mentre  mettevo in ordine le fotografie di quando ero bambino
mi sono venuti alla mente tanti ricordi.      Dovete sapere che io da bambino ero 
molto minuto, direi piccolo e   mia   madre mi   raccontava   sempre la  favola di 
" Pollicino" .   La favola iniziava così. . . tanto tempo fa in un piccolo casolare di
montagna viveva una coppia di contadini che desiderava ardentemente avere un
figlio ma il tempo passava e nulla accadeva.     Poi un giorno , quando meno se lo
aspettavano,nacque un bel bambino ma purtroppo era molto piccolo, tanto picco 
lo che lo chiamarono Pollicino.    Devi sapere, aggiungeva mia madre, che poteva
passare dalla serratura della porta di casa.   Come tutti i bambini, con gli occhi
fuori dalle orbite, ogni volta seguivo attentamente il   racconto e  la sollecitavo
perché continuasse, desideravo sempre sapere come andava a finire e Lei ripren
deva il racconto che ogni volta, come tutte le favole, aveva un finale diverso.   I
due genitori avrebbero voluto che diventasse grande pertanto gli davano da man
giare tutto quello che desiderava ma purtroppo rimase come era.   Man mano che
gli anni passavano divenne un ometto attento e giudizioso, che   riusciva in tutto
quello che faceva ma non aveva amici perchè i ragazzi   lo   prendevano   in giro
inoltre la sua statura gli impediva di giocare con loro.  Passava tutta la giornata
nel giardino vicino casa facendo bene attenzione a   non   essere  schiacciato o 
mangiato da qualche gallina che razzolava nel cortile.   Un brutto giorno mentre
era lontano da casa vicino alle piante di piselli, ai confini   col   bosco,  iniziò a
piovere e lui per riparasi si infilò in un guscio di lumaca.    Vi entrò e pensò che
in quel posto poteva passare la notte in attesa che il temporale finisse. Poco do-
po, mentre stava per addormentarsi, sentì passare due uomini uno dei quali sta-
va dicendo . . . andiamo in chiesa e rubiamo i soldi che le pie donne hanno messo
nella cassetta delle elemosine. Pollicino pensò che doveva fare qualcosa per aiu
tare il parroco pertanto seguì i due e quando giunse nelle vicinanze della chiesa
passò attraverso un piccolo foro del portone e raggiunse la cassetta delle elemo
sine. Raccolse un bastoncino nell'intento di difendere il misero bottino ma si re-
se conto che era troppo piccolo per fare paura pertanto escogitò un trucco.   Si
infilò nella fessura della cassetta ed attese pazientemente.   L'interno era buio
e Pollicino aveva paura ma si fece coraggio e si rannicchiò in un angolo   con  le 
orecchie tese in attesa che i due malviventi mettessero in atto   il loro  progetto
criminoso.     I minuti passavano lentamente e la paura stava per impadronirsi di
lui quando ecco che i due si avvicinarono alla cassetta ed iniziarono ad   armeg-
giare nel tentativo di aprirla. Respirò profondamente, si fece coraggio e   gridò
con voce roca e profonda. . . . attenzioneee. . ioooo.. .sonoo. . Dio e vi vedooo. . .
non doveteee. . . rubareeee. . . i soldiiii. . . che servono  per   aiutare i    bambini
poveriii. . . I due, presi di sorpresa, si guardarono attorno e con   fare  sospetto
si nascosero dietro una colonna cercando di vedere da dove   stava   venendo la
voce.        Passarono pochi minuti e non vedendo nessuno ripresero coraggio e si
avvicinarono nuovamente alla cassetta per scassinarla.   Allora Pollicino ricordò
che quando era nel bosco si erano chiamati per nome pertanto gridò Giorgio.oo .
Antoniooo.. . .vi sto guardandoooo. . e vi supplicooo. . .di non farloo. . .  altrimenti
andrete all'infernoooo. . . tra le fiamme eternee. . . Questa volta i due si spaven-
tarono molto perchè credettero di  essere  stati veramente scoperti e di parlare
direttamente con Dio, pertanto si inginocchiarono e   con le   lacrime agli  occhi
chiesero perdono giurando che non lo avrebbero fatto mai più quindi, fuggirono
lasciando i loro attrezzi da scasso a terra.Pollicino stava ancora tremando quan 
do si accorse che il parroco, richiamato dal rumore, era entrato in chiesa   e   si
era avvicinato alla cassetta.  Preoccupato che avessero rubato le elemosine pre-
se la chiave, la infilò nella toppa e la aprì ma con suo grande sorpresa  vide  che
non mancava nulla e Pollicino   ancora   tremante  per lo spavento di poco prima,
rannicchiato in un angolo lo guardava con due grandi occhi spalancati.Il parroc
comprese subito quello che era accaduto, prese Pollicino sul palmo della sua ma-
no, lo ringraziò per quello che aveva fatto e per il coraggio   dimostrato   quindi
telefonò ai suoi genitori che vennero a prenderlo per portarlo a casa.   Il giorno
dopo tutto il paese seppe quello che Pollicino aveva fatto e vollero   premiare   il
suo coraggio e dettero inizio ad una grande festa in suo onore. Il Sindaco parlò
dal palco, il parroco dal pulpito, le lodi si moltiplicarono e Pollicino divenne l'e-
roe di tutto il paese.     I genitori di Pollicino erano orgogliosi di avere un figlio
tanto coraggioso e ringraziarono Dio per averlo protetto e soprattutto per quel
lo che aveva fatto. Da quel giorno tutti i bambini del paese e Pollicino impararo-
no a giocare assieme e lui visse felice e contento in questo paese di fiaba.
Forse non ci crederete ma io per molti anni sono stato come Pollicino e solo  alla
età di 10 anni ho iniziato a crescere divenendo grande e forte, però  non ho mai
dimenticato quello che aveva fatto Pollicino e da adulto anch'io   ho cercato   di
difendere i più deboli, i bambini più piccoli perchè il coraggio come l'intelligen-
za e la bontà non sono grandi o piccoli a seconda della statura ma   dalla   gran-
dezza del cuore in cui sono custoditi.
Arma di Taggia 02 gennaio 2012

Valentino

Cari amici 
il 07 gennaio 2012 ho letto, con molto interesse, l'articolo di Silvio Garattini ap
parso sul settimanale "Oggi" dal titolo " Come ritrovare il dialogo   tra  medici e
pazienti "    Non ho potuto fare a meno di considerare che le osservazioni fatte
rispecchiano lo stato attuale del rapporto medico/paziente.    Da una piccola in-
dagine condotta dal sottoscritto in questo fine 2011 è emersa una situazione al-
larmante nella quale si evidenzia che spesso il paziente è abbandonato a se stes
so costringendolo a curarsi da solo utilizzando il passa parola del   " Club della
speranza" Invito tutti a leggere la Pillola n.92 e resto in attesa di commenti.

Pillola N°92

IL  CLUB  DELLA  SPERANZA
Quando ne ho fatto cenno la prima volta nessuno aveva mai sentito   parlare del
" Club della Speranza" eppure tutti i cittadini ne fanno parte dalla nascita. Pen-
so che anche voi che state leggendo queste  poche righe   vi   domanderete   ma 
Valentino è fuori di testa oppure ci vuole prendere in giro. Nulla di tutto questo
è un. . . anzi è il Club che vanta il numero di associati più alto. Per esserne socio
non è necessaria la tessera, non vi sono limiti di età, di sesso e  soprattutto non 
è necessario pagare la quota annuale. Ora sarete curiosi di sapere dove ha sede
, vi dico che ha sedi sparse in tutto il territorio italiano e molte   città ne  hanno
più di una. Mi domanderete, se è così diffuso perchè io non ne sono a conoscen
za ?   La risposta è semplice perchè sei un socio di diritto e lo frequenti   senza
domandarti il perchè. Tutto questo è nato da alcune constatazioni che ho rileva-
to in questi ultimi giorni frequentando il Club in quanto ho accusato una indispo
sizione generale, non definita, ma fastidiosa pertanto mi sono recato dal mio me
dico di famiglia per chiedere consiglio. Questa è la storia del "Club della   Spe-
ranza " sorto spontaneamente tra coloro che frequentano tutti i centri   sanitari
governativi o privati. come ho detto poco prima sono   stato costretto  ad andare
dal mio medico di fiducia, mi sono armato di pazienza, mi sono messo in lista   di
attesa seduto nell'ambulatorio tra persone affette dalle più disparate   indispo-
sizioni.      Ma quello che più mi ha colpito sono stati i commenti dei presenti che
raccontavano con dovizia di particolari le loro   peripezie   per essere assistiti. 
Sono seduto ed un vecchietto accanto a me sta dicendo al suo vicino di   essere
stato sottoposto ad una visita oculistica alquanto insolita. L'ascoltatore  incalza
, , , perchè insolita ? Il vecchietto racconta che era appena entrato nello studio
ed è stato avvicinato dallo specialista il quale lo osserva,  non lo  conosce e   gli
chiede il motivo della visita.Il paziente si sente lusingato da tanta democrazia e 
sorridendo lo informa che è portatore di occhiali e vorrebbe fare un   controllo
in quanto ultimamente la vista è molto migliorata pertanto   desidera  sapere che
tipo di lente deve richiedere. Lo specialista lo scruta, gli fa aprire   gli  occhi e 
sentenzia, senza bisogno di fare alcun esame, che deve essere operato di  cata-
ratta. Il vecchietto è esterefatta, sorpreso da tanta professionalità quindi snoc
ciola le sue generalità e viene sottoposto a regolare visita. Al termine la senten-
za, viene confermato l'intervento urgente.   E' allibito nel constatare la prepara
zione dello specialista il quale lo informa però che i tempi per l'intervento sono
stretti pertanto è necessario recarsi in una   clinica   fuori   regione poicè nella
nostra provincia l'attesa è di oltre 12 mesi,    predispone la richiesta e sollecita
l'adesione. Il vecchietto sorride e con fare sornione informa il suo interlocuto-
re che non ha firmato perchè prima voleva informare la famiglia quindi paga la
prestazione e con il foglio per la clinica già compilato fa ritorno a casa. Crede-
vo che il racconto fosse terminato ma il vecchietto riprende ed aggiunge che al-
cuni giorni dopo, consigliato da un amico che aveva fatto la stessa visita, ha  ri-
chiesto un controllo presso un altro specialista ilo quale,   pur   riscontrando un 
inizio di cataratta, suggerisce di rinviare l'intervento di almeno un anno in atte-
sa di vedere l'evolversi della patologia.    Mi viene voglia di ridere, non riesco a
credere a quello che ho appena ascoltato ma non posso dubitare della buona fe
de del vecchietto, il Club della speranza aveva indicato la giusta soluzione. Pren
do il giornale e cerco di leggere le ultime notizie ma ecco che nella poltrona da-
vanti alla mia una paziente richiama l'attenzione del suo vicino su un altro fatto
di malasanità. Credevo che mi sarei annoiato ma mi sto accorgendo che mi diver-
to mentre il tempo scandisce inesorabilmente i minuti.  La vecchietta inizia il suo
racconto con un sorriso.  Un mese fa è andata dal suo medico per segnalare che
il suo intestino è pigro e chiede cosa può fare.   Il medico chiede se ha febbre ,
se la pancia è gonfia ed alla risposta negativa, senza fare la visita compila  una
serie di certificati medici richiedendo tuti gli esami del sangue, inoltre propone
la prenotazione per eseguire una colonscopia.    Sorpresa, l'esame potrà essere 
eseguito solo dopo 58 giorni. La vecchietta sorridendo dice che non è  sorpresa
del tempo necessario per fare l'esame ma per il fatto che non sa come potrà re-
sistere  per tutti questi giorni dal momento che l'evacuazione è quasi nulla.    Fa
ritorno a casa e mette in moto il Club della speranza interpellando   tutte le  pa-
zienti affette dalla stessa malattia inoltre prova a chiamare il reparto ospedali-
ero ma una solerte infermiera la informa che per essere visitata dallo   speciali-
sta, in attività di libera professione, deve attendere almeno 25 giorni. E'  scon-
fortata ma ecco che un socio del Club della speranza le mostra la strada aiutan
dola a prendere una visita a pagamento e su raccomandazione e dopo due giorni
è nello studio prescelto.    Viene sottoposta ad una visita accurata ed al termine
viene richiesto un accertamento di laboratorio fondamentale, la ricerca del san
gue occulto nelle feci. Il professionista la informa che se il risultato sarà  infe-
riore a 80 va tutto bene mentre se è superiore a 80 dovrà essere ricoverata.  Il
mattino dopo alle ore 06 e 30 , a digiuno, è davanti al laboratorio,   alle ore 07
e 45 allo sportello mostra il contenitore sterile,comperato in farmacia, ma viene
informata che non è conforme alle disposizioni ASL inoltre  la richiesta è su cer
tificato medico normale e non sul ricettario nazionale pertanto l'esame non può
essere eseguito. Implora, ha le lacrime agli occhi ma il responsabile dello  spor-
tello è irremovibile, deve attenersi alle disposizioni impartite, la burocrazia   ha
la meglio anche di fronte al fatto che la paziente è disposta  a pagare. Ma  ecco
provvidenziale che il Club della speranza le viene in aiuto in quanto una pazien-
te presente le indica un laboratorio privato poco lontano. Esce, è delusa, impre-
ca a mezza voce ma finalmente varca la soglia del secondo laboratorio.  Mostra
il contenitore ma anche qui la informano che non è omologato    ma la legge   del
guadagno ha il sopravvento e, dopo aver versato l'importo dovuto,   l'addetta  lo
ritira. La vecchietta si raccomanda che lo specialista vuole sapere se il risultato
è sopra o sotto 80. Viene informata che loro possono   dire  solo se il risultato è
positivo o negativo, non sa cosa fare ed alla fine accetta sperando che sia nega
tivo. Purtroppo il suo intestino funziona poco e male, il suo medico e lo  speciali-
sta non hanno consigliato nulla, non resta che affidarsi al Club della  speranza,
interpella altri pazienti ed alla fine viene a conoscenza che   può   rivolgersi ad 
un centro privato dove un medico esegue la idrocolonterapia ma è giorno di fe-
sta ed è chiuso. Non sa cosa fare ma un socio del Club le suggerisce di  chiama-
re un infermiere in pensione che la sottopone ad un clistere   che   normalizza il
deflusso del colon. Anche questa sembra una storia di altri tempi ma la vecchiet
ta assicura che è vera e nulla fa dubitare il contrario. Dopo questa amara espe-
rienza sono deluso del sistema sanitario nazionale e, dopo aver ascoltato le  va-
rie testimonianze, sono venuto alla conclusione che ogni persona deve affidarsi
alla sua esperienza e a quella dei soci del Club della Speranza mentre la   buro-
crazia e i vari codici bianco, giallo  e  rosso la  fanno   da   padroni lasciando il
cittadino sempre più solo.
Arma di Taggia 09 gennaio 2012

Valentino

Pillola N°93

STORIE  DI  CONDOMINI e la dura vita di un amministratore
La professione di amministratore a molti può apparire particolare, difficile, pie
na di liti tra condomini, di diritti calpestati, di abusi e, a torto, fonte   di  gravi
evasioni fiscali. E' pur vero che il vivere insieme porta le persone a far scoprire
il lato più oscuro di ognuno ma spesso tra tanti si   nascondono   anche  persone 
buone, comprensive e disponibili ad ogni compromesso per il quieto vivere.   Ma, 
tra i condomini, è più facile parlare delle liti perchè spesso vengono portate al-
le estreme conseguenze e sempre in nome di un principio,  soprattutto  per   non
apparire sottomessi al proprio vicino ed in nome di tali principi   si sviluppano in
maniera abnorme e, a volte, sfuggono al controllo di coloro che le hanno promes
se ma ormai non possono più tornare indietro. In questa pillola di vita vorrei  pe-
rò raccontare una storia insolita nata da una   situazione   contingente e che ha
coinvolto i condomini, le forze dell'ordine, l'amministratore ed un ignaro  estra-
neo.     Sono le ore 21,30 e suonano alla porta di un ex amministratore , apre, e 
due persone si presentano informandolo che nel passato era stato il loro   ammi-
nistratoe che per una disattenzione ed anche a causa di una folata di vento era
no rimaste chiuse fuori casa. L'ex amministratore le guarda con   curiosità e  ri-
corda che ormai sono anni che non professa più tale professione, ma   insistono
chiedono aiuto.       Sono venuti al mare per fare una breve vacanza e non sanno
cosa fare in situazioni del genere pertanto sperano che con   la sua  esperienza
possa aiutarle.      Vengono informate che in questi casi la prima cosa da farsi è
chiamare i vigili del fuoco i quali con le lunghe scale a loro disposizione  posso-
no raggiungere un balcone dell'alloggio e forzare una finestra.    In nome della 
vecchia amicizia però desidera aiutarli   pertanto   ritiene   corretto chiamare il
nuovo amministratore ed informarlo del   fatto chiedendo   se fosse in possesso
di una chiave di riserva.       Un tempo tutti gli amministratori erano dotati di un 
duplicato della chiave di accesso di tutti gli alloggi amministrati ma  ultimamen- 
te nessuno consegna più le chiavi sia   per   proteggere    la propria casa sia per
manlevarlo da responsabilità in caso di furto. Purtroppo il nuovo amministratore
non ha la chiave di riserva pertanto non resta che chiamare i vigili del fuoco ma
prima di procedere cercano di rintracciare un   operaio   che di professione fa
piccoli lavori di manutenzione ai serramenti il quale si dichiara, malgrado  l'ora
tarda, disponibile a raggiungere i malcapitati con gli attrezzi necessari.    Ora i
due non si sentono più soli, si sono tranquillizzati perchè   hanno   trovato delle
persone che cercano di aiutarle.    I quattro raggiungono il condominio, salgono
al piano prescelto e si affidano all'esperienza dell'operaio.   La serratura però
è di ultima generazione e l'operaio ha molte difficoltà ad aprirla e quasi a farlo
apposta il trapano portatile ha la batteria scarica   pertanto è   necessario  fare
ritorno in laboratorio per prendere un secondo trapano.   I minuti passano, anzi 
le ore, il freddo incomincia a farsi sentire, la speranza di riuscire vacilla,    ma 
finalmente il lavoro riprende. Per sdrammattizare scherzano   sull'accaduto,  si 
scusano per il disturbo che arrecano e sperano  che tutto finisca al   più presto.
l'operaio deve praticare un foro al centro del   nottolino   della serratura nella 
speranza di eliminare tutti i pistoncini che servono a rendere  sicura la serratu
ra stessa.       Il foro è ormai fatto, non resta che infilare un cacciavite e farla
scattare ma nel silenzio che precede il momento cruciale si ode un ordine peren
torio, minaccioso. . . . .in alto le mani. . .spaventati   per la sorpresa si voltano e
vedono due carabinieri che, arma in pugno. . ., li invitano   ad allontanarsi dalla
porta per procedere all'arresto. La situazione è particolare, direi comica,   sem-
bra di partecipare ad un film giallo, un triller, occhi sbarrati, il cuore   in  gola,
nessuno osa parlare mentre le forze dell'ordine continuano nella   loro opera di
repressione a difesa della proprietà privata.     Finalmente i presenti riescono a
spiegare l'accaduto e raccontano i fatti mostrando altresì i loro documenti.     I
carabinieri, dopo gli accertamenti di rito, comprendono l'equivoco e scusandosi
lasciano il condominio ed i quattro personaggi della nostra storia. Sono le 23 e
45 , ora la porta è aperta e possono entrare, ridono ma è un riso isterico, pieno 
di paura, non capiscono l'intervento dei carabinieri e come sia successo   e    si
domandano se potevano evitarlo ma non trovano risposta ai loro quesiti,  Il gior-
no dopo nel raccontare agli amici quello che era avvenuto e la paura che aveva-
no avuto scoprono quello che era accaduto. Il loro vicino aveva sentito che qual
cuno armeggiava alla serratura dell'alloggio accanto e pensando si trattasse  di
ladri aveva chiamato i carabinieri che erano prontamente intervenuti. Ora posso
no ridere tutti, il pericolo è passato e con lui anche la paura e la  preoccupazio-
ne. E' stata una serata da incubo, con molte sorprese, una vacanza al mare indi-
menticabile, una vacanza che i protagonisti, nei prossimi anni, racconteranno  ai
nipotini alla sera seduti davanti al caminetto, come una favola.   Non potranno e
non potremo neppure dimenticare il tempestivo intervento delle forze  dell'ordi-
ne che ci hanno fatto paura ma ci hanno anche fatto sentire più sicuri e  protet-
ti in questo mondo pieno di polemiche e di tante incertezze. Questa storia, vera 
sarà oggetto di discussione nella prossima assemblea dei condomini   dove   non
mancheranno le polemiche ed ognuno darà una versione diversa dei fatti, entre-
rà sicuramente nella leggenda del condominio.
Arma di Taggia 16 gennaio 2012

Valentino

Pillola N°94

COME SAN FRANCESCO DA ASSISI
Settembre, io e il mio amico Giorgio decidiamo di andare per funghi.     Come di 
consueto ci alziamo presto e ci avviamo, in auto, nell'entroterra ligure verso una
località che ci era stata segnalata ma che conoscevamo poco.  La ricerca di fun-
ghi è anche l'occasione per passare una giornata all'aperto nei boschi. Raggiun-
giamo il luogo e dopo aver parcheggiato ci siamo avviati a piedi nella  boscaglia.
Incominciamo a cercare tra le foglie a terra e negli arbusti ma la fortuna non ci
assiste pertanto ci inoltriamo sempre più nel castagneto cercando di memorizza-
re punti di riferimento che saranno utili quando faremo il percorso di ritorno.
Improvvisamente scende la nebbia e le cose incominciano ad essere più  diffici-
li. Sembrava di essere avvolti in ua coltre bianca, la visibilità era scarsa,  prati-
camente nulla, potevamo vedere solo pochi metri davanti a noi pertanto, per  pru
denza, decidemmo di fare ritorno all'auto.    Come capita spesso in queste situa-
zioni, nella concitazione del momento, non ritroviamo la strada che avevamo per-
corso in precedenza, ci affidiamo quindi all'istinto e proseguiamo nella direzio-
ne che riteniamo più giusta. Dopo un'ora di ricerca infruttuosa del sentiero   da
percorrere incominciammo a preoccuparci pertanto pensammo di   farci  aiutare
dall'amico che ci aveva segnalato il posto.     Digito il numero sul cellulare ma in
quel tratto di boscaglia non c'è campo pertanto non è possibile comunicare.    Ci
sediamo a terra e facciamo il punto della situazione mentre la   nebbia  diventa 
sempre più fitta. Consultiamo la cartina cercando di stabilire dove siamo quindi
decidiamo di avviarci verso sud in quanto era indicata una strada che costeggia
va il bosco ed era indispensabile raggiungerla.     Non so se vi è mai capitato ma
quando vi trovate in una situazione simile l'unica cosa che dovete fare è mante-
nere la calma altrimenti si perde completamente l'orientamento. Finalmente rag-
giungiamo una radura dalla quale abbiamo una veduta della valle e tra gli alberi
scorgiamo, in lontananza, un campanile.     Tale visione ci rincuorò e decidemmo
che dovevamo raggiungere la chiesetta dove sicuramente vi era anche un  picco-
lo agglomerato di case ed una strada.     Il tragitto non fu facile ma dopo circa 
un'ora e mezza di cammino tra rovi e ripidi pendii raggiungiamo la chiesetta ed
il paese. Ora ci sentiamo al sicuro, felici dello scampato pericolo ma, considera
to che il nostro cellulare non ha ancora campo,   dobbiamo   trovare un telefono
fisso al fine di poter avvisare le nostre famiglie che stavamo bene. Ci rendiamo
conto che il paese  era dall'altra parte della montagna a circa 3 Km    dal posto
dove avevamo lasciato l'auto pertanto avevamo anche bisogno di un   mezzo  per
raggiungerla. Finalmente incontriamo una persona che ci indica una casa    all'e-
stremità del paese dicendo che il padrone era concessionario del telefono pub-
blico inoltre svolgeva anche l'attività commerciale di generi alimentari. Raggiun
giamo la casa sulla quale fa bella mostra l'insegna del telefono, ci   avviciniamo
ed in mancanza del campanello chiamiamo ad alta voce il proprietario.  Nessuna
risposta ma vediamo che la porta è socchiusa, stiamo per entrare quando appare
sulla soglia un grosso cane nero  Abbaia e ringhia mostrando i denti bianchi Ha 
le zampe anteriori allargate in una chiara posizione di difesa della casa.    Dico
al mio amico di non fare movimenti bruschi perchè lo potrebbero spaventare.
Giorgio indietreggia adagio e mi invita a fare altrettanto e ad andare via perchè
ha paura dell'animale. A me piacciono i cani pertanto rassicura il mio amico e mi
avvicino lentamente, allungo la mano ed aspetto.    Il cane la osserva, la annusa, 
la mordicchia senza farmi alcun male quindi la lecca e si accovaccia ai miei pie-
di . Giorgio è sorpreso ed ha una esclamazione di ammirazione dicendo contem-
poraneamente " Valentino sei come San Francesco di Assisi, hai ammansito il lu-
po"       Io sorrido e lo informo che normalmente i cani abbaiano e ringhiano per
fare paura ma soprattutto per superare la loro paura.    In effetti il cane aveva
capito che poteva fidarsi, che non avevo nessuna intenzione di fargli  del  male,
che ero suo amico. Ed ecco che il padrone viene fuori dalla casa ed anche lui è
sorpreso per quello che vede, si rivolge al cane con un cenno di rimprovero ma
l'animale continua a scodinzolare simpaticamente. Telefoniamo alle nostre fami
glie le quali si erano stupite del ritardo ma pensavano che avessimo trovato mol
ti funghi. Mio genero verrà a prenderci con la sua auto per farci recuperare la
nostra e scherzando ci prende in giro dicendo che siamo dei dilettanti che   ab-
biamo bisogno di una balia. Mentre sto depositando la cornetta volgo lo sguardo
al piccolo negozio di montagna. Giornali di due giorni prima, pasta, vino e   tanti
altri oggetti di vita quotidiana erano posti in bella   mostra   in   piccoli scaffali
lungo la parete. Su tutto un cartello sul quale è scritto in una calligrafia incerta
ma dai toni polemici " siamo   costretti a   chiudere  perchè la legge ci obbliga a
mettere il registratore di cassa ",       Poi il mio sguardo si posa su di una strana
gabbia per uccelli appesa al soffitto, tutta coperta di mosche, mentre nell'aria
aleggia un forte odore di formaggio. Chiedo spiegazioni ed il titolare del nego-
zio mi informa che nella gabbia viene riposto il formaggio a stagionare e    deve
proteggerlo dalle mosche con una rete a maglia molto fine. In un angolo un  fri-
gorifero nel quale vengono custoditi tutti i generi alimentari più delicati ma no-
to che la presa elettrica è staccata.    Mi stupisco, non riesco a capire il perchè
ma vengo a sapere che, per risparmiare l'energia elettrica, il frigo viene tenuto
in funzione solo poche ore al giorno in quanto quando raggiunge la giusta tempe
ratura la conserva per ore. Ringraziamo, salutiamo e ci avviamo verso la piazza
del paese in attesa dell'arrivo di mio genero. Sorridendo guardo Giorgio e ripe-
to , a voce alta, con allegria. . . giornali scaduti. . . il formaggio in gabbia. . . .il
frigo senza corrente , , , ed infine io. . . come San Francesco ! ! !. .  e, scherzan-
do, aggiungo. . chissà che non sia vero.
Dopo circa un'ora lasciamo il piccolo paese dove vivono solo 25 persone  anzia-
ne , dove non vi sono bambini, dove il tempo si è fermato, dove   il progresso   è
solo una parola del vocabolario, dove le giornate passano lente e sempre eguali
e non posso fare a meno di pensare con tristezza che tutto questo tra non molto
sarà solo un ricordo ed i giovani sentendo i racconti dei loro  nonni faranno fa-
tica a capire.

Arma di Taggia 23 gennaio 2012

Valentino

Pillola N°95

IL  DONO  PIU'  PREZIOSO
Per me il momento più bello della giornata è alla sera quando vado a letto e spen
go la luce. Nel silenzio ovattato che mi circonda , che mi avvolge in un caldo ab-
braccio sento la casa che respira, che pulsa come un essere vivente.   Uno scric-
chiolio dell'armadio, il brontolio del frigorifero, i rumori della strada, i baglio-
ri dei fari sul soffitto, è un continuo parlare e tutto questo mi aiuta a ricordare
il passato portandomi lontano nel tempo e nello spazio.     E' proprio vero quello 
che ho letto poco tempo fa sulla nostra psiche e sul cervello che non dorme  mai
ma elabora continuamente fatti recenti ed altri sepolti nei ricordi del passato.
In questi giorni tutti parlano della tragedia della Costa Concordia , un  disastro
causato dalla troppa sicurezza e dalla vanità di u uomo che voleva   mostrare  al
mondo la sua bravura, la sua temerarietà.    Ma la troppa sicurezza lo ha tradito
e per un gesto di saluto hanno perso la vita molte persone innocenti.     La TV ha
raccontato i fatti trasmettendo immagini, il contenuto di alcune   telefonate ed i
racconti dei sopravissuti che hanno mostrato la tragedia   nella  sua   faccia più
cruda e terribile. La visione dei vari filmati ha portato alla mia memoria un ricor
do della mia esperienza marinara che avevo dimenticato. A questo punto non pos
so fare a meno di pensare alla mia amica che un giorno mi disse " capitano tutte
a te Valentino ! ! !" inizialmente avevo sorriso pensando che  esagerasse  ma oggi
incomincio a pensare che forse aveva ragione. Ora vi racconterò un fatto che mi
è realmente accaduto e che sino ad  oggi avevo rimosso dalla memoria.Come mio 
solito racconterò i fatti tralasciando i nomi delle persone ed i luoghi, riconosce
rete solo me, il protagonista, quello che ha subito gli eventi. Siamo nel 1959 e ho
21 anni, sono al mio secondo imbarco e questa volta dovrò prestare  servizio  sul
la mia prima petroliera dalla stazza di 20.000 tonnellate e lunga circa 200  me-
tri che avrebbe fatto rotta in Sud America e più precisamente in Texas per  ca-
ricare petrolio da portare in Olanda.      Eccitato per la nuova avventura e per il
fatto che ero stato promosso allievo ufficiale di macchine raggiungo la nave nel
porto di Genova. Appena a bordo vado in esplorazione in sala macchine per pren
dere confidenza con i nuovi macchinari e per conoscere  i   compagni di viaggio.
Ora siamo in navigazione e tutto procede regolarmente, il morale è alto e ho fat
to amicizia con tutto l'equipaggio.    Il Direttore di macchina mi assegna il turno
con il primo macchinista dalle ore 24 alle ore 4 pertanto appena cenato vado  in
cabina per riposare. Prima di addormentarmi do  un  ultimo   sguardo   dall'oblò,
tutto attorno è buio neppure una stella, il cielo è coperto da molte nuvole. Il rit-
mo dei motori , monotono e continuo, mi aiuta ad   addormentarmi e, come   ogni 
notte, penso al mio paese , agli amici, ai miei genitori che sono molto preoccupa-
ti di questa professione che per loro è tanto pericolosa e lontana dal loro   con-
cetto di vita se confrontata a quella di un piccolo paese. Improvvisamente vengo
svegliato da suoni di sirene e urla provenienti dal ponte di comando.    Non capi-
sco cosa stia accadendo, alzo la testa e guardo dall'oblò e, con mia grande sor-
presa il cielo è scomparso, ora vedo finestre, case illuminate e tante piccole im-
barcazioni attorno alla nave.  Mi vesto in tutta fretta e salgo in coperta. La nave
ha un sobbalzo, quindi un secondo, sono preoccupato ed appena   posso   guardo
fuori bordo. La nave è ferma con la prua in un piccolo porto di un'isola del medi
terraneo. Tutti sono eccitati, corrono a destra e a sinistra ,   gli ordini si susse-
guono senza un ordine logico. Il panico si impadronisce di me, penso che la nave
si sia incagliata perchè sento uno scricchiolio sinistro che accompagna   il  lento
movimento dello scafo.    Mi avvicino ai marinai e faccio domande sull'accaduto 
ma  nessuno mi ascolta.     Da una piccola imbarcazione un uomo sta gridando in 
uno strano dialetto, rivolto verso la nave,. . . chi siete ?. . .chi siete ?. . .Solo allo
ra il comandante risponde al richiamo ed informa lo sconosciuto che è nato sul-
l'isola e desidera salutare i parenti. Ed ecco che i parenti sono sottobordo, salu
ti, risa e tanto clamore e solo per mostrare che era stato promosso   comandante
di un grande bastimento. Subito dopo il comandante da l'ordine ."indietro tutta"
e la nave guadagna, con grande fatica, un fondale idoneo alla sua stazza.Alla lu
ce dei fatti accaduti  alla Costa Concordia anche noi avremmo potuto affonda -
re e non a caso la chiglia aveva toccato il fondale ma per  nostra fortuna, al mo-
mento dell'urto la nave era scarica pertanto aveva un piccolo pescaggio e abbia
mo potuto riprendere tranquillamente la navigazione e la rotta prestabilita. Non
si è saputo mai come è potuto accadere ma il fatto è stato segnalato alla Compa
gnia di Navigazione ed il comandante è stato esonerato dall'incarico non  appe-
na raggiungemmo il primo porto. Come vedete, cari amici, anch'io ho avuto   una
avventura molto pericolosa che si sarebbe potuta trasformare in tragedia ma la
fortuna ci ha aiutato ma non posso pensare che il dono più prezioso "  la vita "
possa essere messo in pericolo per una bravata, per dimostrare a se stessi e agli
altri quanto siamo bravi ed importanti.
Un'amara constatazione, se avessimo fatto naufragio, sul mio libretto di naviga-
zione avrebbero fatto questa breve annotazione " sbarcata in alto mare "
Arma di Taggia 30 gennaio 2012

Valentino

Pillola N°96

IL MARE E LE SUE INSIDIE
La vita marinara, piena di fascino e di avventure, mi ha portato in   tanti  luoghi 
lontano dalla mia amata Italia e ha contribuito a prepararmi per una vita futura
nella quale nulla mi avrebbe spaventato in quanto mi ha insegnato che ogni   per-
sona può fare tutto ciò che desidera se ha fede e costanza.   Quando si viaggia
su di una nave è necessario sapere che puoi fare affidamento solo su te  stesso
perchè ogni volta dei trovare la soluzione ai problemi quotidiani mettendo in pra
tica tutto quello che hai imparato. Quando penso agli anni trascorsi in mare  non
posso fare a meno di ricordare i momenti belli ed anche quelli che  hanno messo
in pericolo la mia vita e come in un film ricordo spesso   quando   ero alla fonda
nella rada di " Baia Blanca " in Argentina in attesa di entrare in porto per  cari-
care grano da portare nel nord Europa. Non era la prima volta che facevo quella
rotta, mi sentivo un veterano e sorridevo nel vedere il giovane allievo di macchi-
na che guardava la costa.In lui rivedo me stesso solo un anno prima quando pien
di speranze ho raggiunto per la prima volta questo porto. Sembra un modo di di-
re ma la vita dura del mare ti fa crescere in fretta, non hai il tempo  di pensare 
e non ti accorgi che il tempo passa velocemente e diventi uomo. Mi avvicino e sor
ridendo lo informo di tutti i tesori che avrebbe   potuto   visitare   non  appena  
avremmo attraccato alla banchina. Mi guarda con ammirazione perchè, come se-
condo Ufficiale, rappresento quello che aspira diventare, mi considera   impor-
tante anche se ci dividono solo pochi anni di età. Mi ascolta con attenzione e, so
no sicuro, seguirà tutti i miei consigli come un figlio quelli del padre. E' sempre 
la stessa storia ogni volta che raggiungiamo un porto del sud America. L'organiz
zazione di terra è scarsa quindi non ci resta che aspettare pazientemente, i gior
ni passano lenti, la noia si impadronisce dell'equipaggio il quale impegna il  tem-
po facendo piccoli lavori di manutenzione e giocando a carte. Il momento più al-
legro della giornata è quando pranziamo perchè possiamo socializzare e parlare
delle nostre esperienze, della famiglia e della vita di terra.Ed è  proprio in uno 
di questi momenti sereni che accadde un fatto che avrebbe potuto diventare tra
gedia. Come ho detto, siamo in sala mensa quando l'allievo, guardando dall'oblò,
fa questa osservazione " il bastimento accanto al nostro si sta muovendo ".     La
notizia ci coglie di sorpresa ed anche noi guardiamo, rimaniamo stupiti e pensia-
mo che non sia possibile che possa entrare nel porto perchè era arrivato    dopo
di noi e per questo motivo avevamo la precedenza. Improvvisamente però le navi
in rada iniziarono a suonare tutte le sirene, non comprendiamo il   significato di
tale frastuono ma alla fine ci rendiamo conto che vogliono attirare  l'attenzione
sul fatto che è la nostra nave che si sta muovendo, stava   andando  alla deriva, 
verso la scogliera del porto poichè avevamo perso l'ancora di dritta a causa del 
la rottura della catena. Dopo la sorpresa iniziale gli ufficiali di coperta raggiun
sero il ponte di comando mentre io ed i  miei colleghi ci precipitammo nella sala
macchine.     Purtroppo le turbine necessitano di una lunga preparazione ma non
 era possibile aspettare, il tempo stringeva pertanto decidemmo, senza  indugio,
che dovevamo rischiare e mettere subito in moto al fine di rendere   governabile
la nave. Dal ponte di comando il Comandante sollecita la partenza, gli scogli  so-
no molto vicini, sembra che nulla possa evitare l'urto quando l'elica inizia a muo
versi, dapprima molto lentamente, poi più velocemente. La nave ferma la sua cor 
sa verso riva e dopo pochi minuti, grazie ad una azione combinata tra coperta e
macchine, riprendiamo il largo mentre tutte le imbarcazioni nella rada, in segno
di gioia, ci salutano con getti d'acqua e sirene. Tutti festeggiano la riuscita del
la manovra perchè in mare vige un codice di solidarietà tra tutti i vaviganti, sen
za distinzione di razza e di nazionalità.    E' consuetudine aiutare un collega in
pericolo e gioire quando questi è in salvo. Furono momenti di tensione, di paura,
ma il sangue freddo e la calma di tutto l'equipaggio hanno permesso di portare
a termine una manovra temeraria. Ora siamo in mare aperto e possiamo valutare
i danni. Avevamo perso un'ancora pertanto era necessario rimpiazzarla con quel
la di scorta. L'operazione non era tra le più facili a causa del peso ed anche  al
rollio della nave pertanto venne studiata nei minimi particolari, tutto doveva  es-
sere eseguito con precisione millimetrica. Col bigo venne issata l'ancora di scor-
ta che doveva essere messa in mare facendo attenzione che non colpisse il pon-
te o la fiancata della nave stessa in quanto avrebbe causato gravi danni alla co-
perta o allo scafo con possibilità di affondamento. Ora l'ancora è penzoloni dal
bigo ma oscilla paurosamente a causa del rollio della nave. Tutti guardano con il
fiato sospeso, è un momento difficile, dalla riuscita della manovra dipende il fu
turo della nave e di noi tutti, pertanto viene affidata al nostromo, uomo di mare
con grande esperienza .   Osserva attentamente l'oscillazione, valuta il dondolio
dell'ancora, aspetta il momento opportuno e, nel silenzio   più profondo,   coglie
l'attimo favorevole e molla la cima, l'ancora cade in mare e si inabissa mettendo
in tensione la catena.L'equipaggio intero con un lungo applauso seguito da un ur
lo di gioia saluta la riuscita dell'operazione. Ora siamo nuovamente operativi   e 
facciamo ritorno nella rada dove ci attende il rimorchiatore per portarci in por-
to. Tutti possono ridere e commentare gli avvenimenti, il comandante, dopo aver
ringraziato l'equipaggio, invia un messaggio alla compagnia di navigazione.  Ave-
vamo affrontato con coraggio le insidie della vita di mare, da soli avevamo supe
rato ogni difficoltà e vissuto ua giornata che non avremmo mai più dimenticato.
Arma di Taggia 07 febbraio 2012

Valentino

Pillola N°97

LADRI PER CASO
Nel corso della vita spesso ci troviamo in situazioni che facciamo fatica a  com-
prendere e ci fanno vivere emozioni particolari. Ebbene oggi vorrei raccontarvi
quello che mi è capitato molti anni fa e tutto senza che io lo avessi voluto  o cer
cato. Sarà meglio però che inizi dal principio. Eravamo alla fine degli anni 50  e
la mia vita stava per cambiare in quanto avevo finito le scuole ed   ero in attesa 
di un imbarco e nulla faceva presagire che sarebbe accaduto qualcosa di  molto
insolito. In quel tempo il divertimento principale era quello di andare  al cinema
ed era per questo motivo che spesso andavo a Sanremo dove le sale cinematogra
fiche erano aperte tutti i giorno. La vita quotidiana di paese aveva un ritmo  len-
to ed io e il mio amico del cuore ci incontravamo, come di solito, in piazza e pas
seggiavamo per ingannare il tempo parlando del più e del meno ma gli argomenti
, a volte, erano scarsi pertanto ci sedevamo al bar e giocavamo una partita a car
te. Quel giorno però le nostre teste non erano concentrate sul gioco, stavamo se
duti ed osservavamo le evoluzioni di un piccione quando   giunse   un'auto,   una 
Fiat 600 color beige, che parcheggiò a lato della piazza, scese uno sconosciuto
che, dopo essersi guardato attorno, si rivolse a noi chiedendoci se sapevamo do-
ve avrebbe potuto trovare una persona a cui doveva parlare.  Al nostro cenno di
intesa disse il nome, scoppiammo in una risata perchè stava cercando proprio  il
mio amico Gianni.      Si presentò e ci spiegò che il giorno prima il padre del mio 
amico aveva acquistato l'auto appena parcheggiata per il figlio   e la   consegnò.
In effetti la settimana dopo Gianni avrebbe dovuto iniziare una nuova   attività 
pertanto gli sarebbe servita per andare al lavoro.    Tutto questo fu sufficiente
a creare l'argomento di discussione. Gianni, che non sapeva nulla di quello  che
il padre aveva architettato, ritirò la Fiat 600 e salimmo a bordo per fare un gi-
retto di prova. Prima eravamo ciechi ed ora vedevamo chiaramente come  avrem-
mo potuto far passare la giornata, Il dono di un'auto era abbastanza  insolito e
quindi eravamo euforici, pieni di idee e senza rendercene conto ci avviammo ver
so Sanremo. Lungo il tragitto non facevamo altro che parlare del regalo, del fat
to che il motore era brillante inoltre aveva una buona ripresa necessaria per ef-
fettuare i sorpassi con tranquillità.     Il tempo aveva iniziato a scorrere veloce-
mente ed in men che non si dica raggiungemmo destinazione.   Parcheggiammo in
una piazza dove era consentito il posteggio gratuito e ci avviammo verso il  cen-
tro in cerca di emozioni. Guardammo tutte le vetrine curiosi di ammirare le novi-
tà. Le strade erano affollate di passanti come non era mai avvenuto  nel  nostro
piccolo paese e questo ci rendeva felici.   Ci informammo su tutti i film in proie-
zione ed alla fine decidemmo di andarne a vederne uno di guerra. La proiezione
durò un'ora e mezza quindi riprendemmo il nostro peregrinare in centro ed alla
fine pensammo di fare ritorno a casa. Raggiungemmo la piazza dove avevamo par
cheggiato cercando di ricordare il luogo preciso ed infine vedemmo l'auto.   Ap-
pena fummo vicini notammo tre persone, una donna e due uomini,   che    stavano
parlando animatamente, il mio amico estrasse la chiave e senza curarsi dei  pre-
senti si accinse ad aprire la portiera. l'operazione non si rivelò facile   ma dopo
parecchi tentativi riuscì nel suo intento e ci sedemmo mentre   stavamo    ancora
ricordando le azioni del film appena visto. Cercò di infilare la chiave nell'accen
sione ma anche questa operazione avvenne con non poche difficoltà.   Pensammo
che, trattandosi di un'auto di seconda mano, erano dovute all'usura.  Il motore ,
sollecitato dall'acceleratore, fece sentire il suo rombo possente, Gianni ingranò
la prima e ci allontanammo felici per aver vissuto una giornata serena e  lontano
dalla monotonia del paese. Tutto procedette tranquillamente sino a quando   nel-
l'affrontare una curva a U sentimmo un rumore provenire dal retro dell'auto. Mi
voltai e vidi, riversa, una borsa della spesa con il suo contenuto sparso sul  pavi-
mento. Subito pensammo che l'aveva dimenticata la persona che aveva consegna-
to l'auto ma poi, ripensando a quello che era accaduto ci rendemmo conto    che 
non era possibile. Rivedemmo come in un film quello che avevamo fatto nelle ulti
me ore e guardando i particolari dell'interno comprendemmo che l'auto non  era
la nostra ma, molto probabilmente, avevamo preso quella di un'altra persona per
tanto facemmo immediatamente ritorno nella piazza che avevamo lasciato    poco
prima. Ci avvicinammo al posteggio, i due uomini erano ancora intenti nei loro di-
scorsi mentre la donna ci guardò in uno strano modo ed iniziò a gridare , , ,   al
ladro. . .al ladro. Comprendemmo subito che l'auto era la sua pertanto ci fermam
mo e con non poca fatica riuscimmo a spiegarle quello che era avvenuto. La don
na si calmò i due uomini si avvicinarono minacciosi ma in breve tempo anche loro
compresero e tutti e cinque ridemmo perchè la situazione aveva il sapore di una
burla. In effetti l'auto della signora era del medesimo colore di quella del mio
amico, anche la sua era di seconda mano ed era una Fiat 600, tutte queste coin
cidenze, considerato anche che erano solo poche ore che Gianni ne era   venuto
in possesso, ci avevano indotto nell'errore.   Per fare pace entrammo tutti in  un
bar vicino e brindammo all'accaduto   commentando   con ironia gli  avvenimenti
che il caso aveva creato e solo la fortuna ci aveva evitato conseguenze legali in
quanto potevamo essere denunciati per furto. Da quel giorno ogni volta che   do-
vevamo prendere l'auto ci accertavamo che era proprio quella di Gianni per non
essere nuovamente accusati di furto anche se solo per caso.       La fortuna o la 
sfortuna è una componente determinante in tutte le nostre azioni e spesso venia
mo coinvolti in fatti che non avremmo voluto o creduto che potessero  accadere.
Il destino a volte si prende gioco delle nostre vite e la storia che ho appena rac
contato lo testimonia. Sono certo che fatti simili accadono più spesso di quanto
possiamo pensare.
Arma di Taggia 13 febbraio 2012

Valentino

Pillola N°98

A proposito di REINCARNAZIONE ovvero "La vita prima della vita "
Forse è capitato anche a tutti voi di pensare alla reincarnazione, al   fatto  che
forse abbiamo avuto un'altra vita e allora sento che sarebbe interessante avere
una certezza sul nostro passato e sulla possibilità di trasferire nella nuova vita 
esperienze di quella passata, Quando penso al mistero della vita, in questo mon-
do imperfetto, ho il desiderio di conoscere il mio passato e spesso mi ritrovo   a
meditare cercando di vedere qualche indizio che possa farmi capire   chi ero  e
perchè ora sono così.       A volte mi capita di passare in luoghi che mi ricordano
qualcosa come se vi fossi già vissuto ma non riesco a collegarli tra loro ed  allo-
ra la mia fantasia si diverte a farmi fantasticare, altre invece   analizzo il   mio
comportamento attuale e cerco di dare spiegazioni  che possano illuminarmi ma  
sono sempre senza risposta.Nei giorni scorsi ho letto una ricerca effettuata da 
studiosi americani che hano raccolto una grande quantità di straordinarie testi-
monianze su fatti che le persone assicurano che   sono accaduti   nella loro vita
passata ma è certo che nessuno conosce quello che avviene dopo la morte.      Il 
Dott. Tucker ha anche scritto un libro dal titolo " La vita prima della vita "   nel
quale raccoglie molti racconti di bambini che affermano   di avere   avuto espe-
rienze in vite precedenti.    Molti studiosi ritengono che Tucker abbia fatto uno
studio molto interessante mentre altri lo considerano un   fertile argomento  per
creduloni, la verità è che non è possibile sapere con certezza cosa sia accaduto
e quindi ognuno vi può speculare. Nel libro vengono raccolte anche frasi  pronu-
ciate da bambini che affermano. . . quando ero grande facevo  questo o quello. .
oppure . . .nella mia ultima vita io. . . racconta anche che un giorno   un ragazzino
mentre la madre stava guidando l'auto disse. . . nel passato ho guidato un   auto-
carro. . .E' pur vero che  questi fatti non sono verificabili ma analizzando a fon 
do ogni singolo caso si possono trovare strane coincidenze   con  molti   dettagli
specifici e quando vengono indicati nomi e luoghi allora i dubbi ci   assalgono  e
alimentano nuove possibilità, nuovi traguardi nella ricerca per capire quello che
eravamo. Naturalmente non mancano persone scettiche che insinuano che questi
ricordi di vita passata sono solo fantasie. Ma ora vorrei poter analizzare la pos
sibiltà di verificare se io ho avuto una vita passata e se i comportamenti  attuali
possono essere condizionati da esperienze dell'altra vita.Per ottenere un risulta
to più attendibile ho applicato un elaborato complesso sistema di variabili predi
sposto da studiosi americani i quali hanno analizzato molti casi simili avendo co 
me dato iniziale la data di nascita dell'individuo. Ebbene mi sono volontariamen
te sottoposto a questo test e per gioco ho inserito i miei dati anagrafici   quindi,
dopo gli opportuni scongiuri, ho premuto il pulsante in attesa del risultato.   Ero
ansioso di vedere se in precedenza avessi avuto una   vita   prima   di questa ma 
nell'attesa mi sono tornate alla   mente  le parole   che aveva   scritto mio figlio 
Paolo alcuni mesi prima di morire e che riporto   così come mi sono pervenute. . .
come posso identificarmi in un corpo che fra un mese sarà senz'altro diverso  e
che non è altro che un compagno temporaneo nel viaggio alla scoperta   dell'uni-
verso. Quando sarò morto il mio corpo cambierà aspetto, diventerà   terra ma io
penso che continuerò il viaggio, che non mi fermerò. . . .Mi sono più volte doman-
dato perchè avesse scritto queste frasi, forse voleva   parlare  della reincarna-
zione, forse erano solo fantasie di un giovane che si stava affacciando alla vita
forse aveva percepito che sarebbe deceduto molto   presto   e  voleva indicarmi
quello che sarebbe avvenuto dopo la sua morte.. .forse. . .forse. .    E' certo che 
non riuscirò mai a sapere la verità ma questo messaggio ha sempre creato in me
un senso di speranza perchè ogni padre crede nel proprio figlio, forse mi ha vo-
luto indicare la possibilità di una vita alla quale non posso e non voglio  rinun-
ciare. E' certo che quello che ha scritto è molto affascinante se   collegato con
un messaggio successivo nel quale indica le   modalità   del suo incidente prima 
che avvenisse. . .cavalcavo l'asfalto e la troppa sicurezza mi ha tradito. 
senza dimenticare altre parole come. . .vedo il mondo ma non come lo vedi tu 
ma come era un milione di anni fa. . .io stesso  potrei essere
un'immagine nello spazio.                  Tutto questo lascia la possibilità di
essere interpretato in mille modi e tra questi   la reincarnazione.   Ora mi sento 
pronto ed allora, affascinato ed emozionato, ho letto il responso. In  preceden-
za ero una donna nata nel 725 in una città dell'Africa del sud, ero un  costrut-
tore di case e di templi, avevo un carattere forte, riflessivo con   un  eccellente
auto-controllo, piacevo alla gente anche se non sempre amato, odiavo la   violen-
za e le differenze sociali. Pensandoci bene molti di   questi elementi si ripetono
in questa vita, chissà forse sono una eredità di quella   precedente  ma non  rie-
sco ad averne certezza.    Prima di chiudere questo strano soliloquio ritengo op-
portuno ricordare che nel vangelo si parla di resurrezione che  potrebbe essere
intesa come reincarnazione, vi è solo una differenza terminologica,  viene spes-
so precisato che l'anima è immortale, che è energia, che è in ognuno di noi, sen-
za dimenticare il Buddismo e l'Induismo e che nel Tibet credono   che  il   Dalai
Lama sia una reincarnazione del suo predecessore in quanto il nuovo viene scel-
to tra tanti bambini sottoponendoli ad una attenta selezione, a molte domande e
solo la corrispondenza di fatti concreti ne determina la scelta. Chissà forse   la
reincarnazione avviene veramente, ma non potremo   mai   avere   la sicurezza di
aver vissuto una vita prima di questa vita, ci resta solo la speranza   di ritornare
sulla terra nelle spoglie di un altro essere vivente non importa quale.
Arma di Taggia 20 febbraio 2012

Valentino

ARRIVEDERCI A LUNEDI' PROSSIMO
 
 
 
 
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